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L’Avana, dieci anni dopo, il giorno che cambiò il dialogo tra Roma e Mosca

 
L’Avana, dieci anni dopo, il giorno che cambiò il dialogo tra Roma e Mosca

FOTO: La Cancillería de Ecuador - CC BY-SA 2.0

Il 12 febbraio 2026 ricorrono dieci anni da un momento che ha avuto un significato simbolico per le Chiese cristiane: l’incontro all’Avana tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Cirillo I. Era il 2016, e per la prima volta nella storia moderna i leader della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa si sono incontrati di persona.

L’Avana, dieci anni dopo, il giorno che cambiò il dialogo tra Roma e Mosca

La scelta di Cuba come luogo dell’incontro non fu casuale. Lontana dalle tradizionali capitali del cristianesimo, l’Avana offriva uno spazio neutro, un contesto in cui il gesto del dialogo potesse emergere senza le pressioni immediate della politica europea o delle tensioni storiche.

L’incontro non ha eliminato le differenze dottrinali né ha sancito una piena unità tra le Chiese, ma ha rappresentato un gesto concreto di apertura e di riconoscimento reciproco. Papa Francesco e Cirillo I hanno firmato una dichiarazione congiunta, che invitava a promuovere la pace, sostenere i cristiani perseguitati e ricordare la responsabilità morale delle Chiese nei confronti di un mondo segnato da conflitti e disuguaglianze.

A distanza di dieci anni, l’Avana resta un punto di riferimento nel cammino ecumenico. Più che un traguardo, quell’incontro ha segnato l’avvio di un dialogo concreto, basato sull’ascolto e sul rispetto reciproco. Ha mostrato che, pur nelle differenze, è possibile costruire momenti di vicinanza e collaborazione.

Quel giorno, Oriente e Occidente cristiano si sono incontrati senza cancellare la storia, ma riconoscendosi nella comune responsabilità di contribuire a un mondo più giusto. L’Avana del 2016 continua a offrire una testimonianza: anche le divisioni più antiche possono diventare occasione di dialogo quando il coraggio dell’incontro prevale sulle resistenze della memoria.