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La sopravvivenza al cancro al seno migliora nei Paesi ricchi, mentre in quelli poveri diminuisce

 
La sopravvivenza al cancro al seno migliora nei Paesi ricchi, mentre in quelli poveri diminuisce
Redazione

La sopravvivenza al cancro al seno continua a migliorare nei Paesi ad alto reddito, mentre le donne che vivono in quelli poveri devono far fronte a tassi di mortalità in aumento e a divari crescenti nell'assistenza sanitaria.
Secondo un rapporto della rivista Lancet, relativo al periodo che va dal 1990 al 2023, negli Stati Uniti, il Paese sul quale lo studio ha posto l'attenzione, i tassi di mortalità per cancro al seno sono diminuiti di oltre il 40%, mentre i tassi di nuove diagnosi sono diminuiti di quasi il 30%.

La sopravvivenza al cancro al seno migliora nei Paesi ricchi, mentre in quelli poveri diminuisce

Questi risultati sono paralleli al calo dei tassi di mortalità in altre aree ad alto reddito, come l'Europa occidentale, ma sono in netto contrasto con l'aumento dei tassi di mortalità, superiori all'80%, nelle aree a basso reddito, come l'Africa subsahariana.

Secondo il rapporto, il cancro al seno è il tumore più comune tra le donne in tutto il mondo. Nel 2023, quasi una donna su quattro a cui è stato diagnosticato un tumore aveva il cancro al seno.
I progressi nello screening, nella diagnosi e nel trattamento hanno reso il cancro al seno sempre più curabile, con tassi di sopravvivenza a cinque anni che raggiungono l'85-90% in molti paesi ad alto reddito.

Ma il rapporto dà, della situazione, un giudizio non positivo perché, se i miglioramenti ci sono nei Paesi a reddito più alto e sono soddisfacenti, in quelli che hanno minori risorse il peso del cancro al seno è ancora molto alto.

Per il rapporto, a causare diseguaglianze, sono la disparità di accesso allo screening e a trattamenti adeguati sta causando disuguaglianze. In particolare lo studio sottolinea come screen inadeguati portano a diagnosi in fase avanzata, quindi più difficili da trattare.

Ma anche nei cosiddetti Paesi ricchi ci sono delle disparità, facendo il rapporto l'esempio degli Stati Uniti, quando afferma che le donne nere non ispaniche hanno un tasso di mortalità per cancro al seno 1,4 volte superiore rispetto a quelle bianche.

Quasi un terzo dei tumori al seno esaminati nello studio erano attribuibili a fattori legati allo stile di vita, come un elevato consumo di carne rossa, fumo passivo, obesità, inattività fisica ed esposizione a tabacco e alcol.
La statunitense Preventive Services Task Force raccomanda alle donne con un rischio medio di cancro al seno di sottoporsi a una mammografia ogni due anni a partire dai 40 anni e fino ai 74 anni. Il gruppo afferma che lo screening in questa fascia d'età riduce il rischio di morire di cancro al seno.

Per le donne dai 75 anni in su, la task force afferma che non ci sono prove sufficienti per raccomandare o meno lo screening di routine. Osserva inoltre che le donne a rischio più elevato, come quelle con determinate mutazioni genetiche o una storia familiare significativa, potrebbero aver bisogno di un piano di screening diverso.

Comunque, diverse tecnologie emergenti potrebbero aiutare a individuare precocemente il cancro al seno e a sviluppare trattamenti più efficaci anche nelle aree a basso reddito, tra cui la patologia digitale, gli esami del sangue diagnostici e i vaccini antitumorali.