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Castello Banfi verso LVMH: il Brunello di Montalcino entra nel grande gioco del lusso globale

 
Castello Banfi verso LVMH: il Brunello di Montalcino entra nel grande gioco del lusso globale
di Pietro Romano
A Montalcino e nel mondo del vino mondiale sono giorni di grande fibrillazione. Sarebbero sempre più avanzate le trattative per un passaggio di mano destinato a fare la storia dell’enologia: la vendita dell’azienda ‘Castello Banfi’ al colosso mondiale del lusso LVMH, di proprietà della famiglia francese Arnault. A vendere un’altra famiglia, i Mariani, statunitensi di origine italiana.
 
‘Castello Banfi’, azienda ‘costruita’ dai fratelli John e Harry Mariani a partire dal 1978, ha aperto al più pregiato vino italiano, il Brunello di Montalcino, i mercati globali trasformandolo in un simbolo mondiale. Attualmente ne è amministratore delegato e presidente Cristina Mariani-May. Oggi ‘Castello Banfi’ conta 3mila ettari di terreno (di cui quasi un terzo piantato a vite) e nel 2024 ha fatturato 64,5 milioni. La sua eventuale vendita rappresenterebbe un evento, però non tanto per le dimensioni dell’affare quanto per il ruolo svolto dall’azienda nella internazionalizzazione del Brunello. Ed è per questo ruolo che da Parigi si starebbero ‘scomodando’ a più riprese, assicurano a Montalcino, l’Ad e presidente della divisione ‘vini e liquori’ di LVMH, Jean Jacques Guiony, e il suo vice, il rampollo della famiglia proprietaria Alexandre Arnault.
 
Se questa trattativa è il faro, è l’intera Montalcino vinicola sulla graticola. E’ appena passata di mano un’altra azienda significativa al di là dei numeri, ‘La Cerbaia’, comprata da una famiglia coreana impiantata a Londra, i Lee. E negli ultimi anni sono numerosi le aziende andate a investitori stranieri, da ‘Poggio Antico’ (acquisita dal fondo d’investimento belga Atlas Invest) a ‘Biondi Santi’, dove nel 1988 nacque il Brunello come lo conosciamo oggi, comprata dalla francese Epi e poi finita nel portafoglio di LVMH.
 
La realtà è che le più importanti aziende produttrici rischiano di passare in pochi anni in mano a fondi di investimento o a executive che decidono di investire i loro ingenti guadagni in questo simbolo, com’è stato il caso, a esempio, di Louis Camilleri di Philip Morris. Per fortuna finora le redini di queste aziende diventate a capitale multinazionale sono state lasciate a esperti italiani ma nel contempo appare complicato che con i prezzi crescenti gruppi vinicoli italiani (com’è accaduto in passato con Antinori, Frescobaldi, Gaja) possano partecipare alla corsa all’acquisizione di terreni ‘vitati’ a Montalcino.
 
Nell’area le aziende che detengono vigneti sono 308, di cui 218 aderenti al consorzio. Si racconta a Montalcino che in vendita ce ne sarebbero diverse decine. Ma con i prezzi saliti alle stelle (che l’operazione ‘Castello Banfi’ farebbero lievitare, accendendo i riflettori del gotha degli investimenti mondiale su questa fetta di Toscana) sicuramente molte remore a vendere potrebbero cadere. I prezzi della terra ‘vitata’ a Montalcino oscillerebbero tra i 250mila e i 900mila euro a ettaro. Secondo fonti a conoscenza del mercato, però, sarebbero già su alcuni piatti cifre che raggiungono il milione a ettaro.