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Leadership femminile nelle imprese: in Italia le donne sono il 34% dei manager, ma il vertice resta maschile

 
Leadership femminile nelle imprese: in Italia le donne sono il 34% dei manager, ma il vertice resta maschile
Redazione

La leadership femminile continua a guadagnare spazio nelle imprese italiane, ma il percorso verso una piena parità nei ruoli decisionali resta ancora incompleto. Oggi nel nostro Paese il 34% delle posizioni di senior management è occupato da donne, un dato in linea con la media europea ma che evidenzia un rallentamento rispetto ai progressi registrati negli ultimi anni.

È quanto emerge dal rapporto “Women in Business 2026”, l’indagine internazionale realizzata da Grant Thornton che analizza l’evoluzione della presenza femminile nei ruoli dirigenziali delle aziende del mid-market a livello globale. Lo studio mostra come la questione della parità di genere nelle imprese sia ormai diventata un elemento strategico non solo per le politiche interne delle organizzazioni, ma anche per l’attrazione di talenti e investimenti.

Parità di genere sempre più decisiva nella scelta del lavoro

Uno degli aspetti più significativi del report riguarda il cambiamento nelle priorità dei manager. In Italia il 91,4% dei dirigenti delle medie imprese dichiara di considerare le politiche aziendali sulla parità di genere quando valuta una nuova opportunità professionale.

Il fenomeno è ancora più evidente a livello internazionale. Nel mondo il 91,9% dei manager presta attenzione alle iniziative dedicate all’equilibrio di genere, mentre quasi due terzi degli intervistati affermano che queste politiche rappresentano un fattore prioritario nella scelta di un datore di lavoro.

Il tema non riguarda più solo le strategie interne delle imprese ma entra anche nei processi di selezione. Secondo l’indagine, circa il 23% delle aziende del mid-market globale ha ricevuto domande specifiche dai candidati sull’equilibrio di genere all’interno dell’organizzazione, un dato in forte crescita rispetto all’anno precedente.

In Italia cresce l’attenzione di candidati, clienti e investitori

Anche nel contesto italiano l’interesse verso le politiche di inclusione è in aumento. Sebbene i numeri restino inferiori rispetto alla media globale, il trend è evidente.

Secondo il report, il 9,7% delle imprese italiane segnala che i candidati chiedono informazioni sulle politiche di parità, più del doppio rispetto al 4,2% registrato nel 2025.

L’attenzione non arriva solo dal mercato del lavoro. Anche altri stakeholder iniziano a considerare la parità di genere come un elemento di valutazione della solidità aziendale. Il 14% delle medie imprese italiane è stato interpellato da potenziali clienti sulle politiche di inclusione, mentre il 15,1% ha ricevuto richieste di chiarimento da possibili investitori.

Questo dato conferma come le politiche di diversity non siano più soltanto una questione etica o sociale, ma un indicatore sempre più rilevante della qualità della governance aziendale.

La presenza femminile cresce, ma lentamente

Nonostante questo contesto favorevole, la crescita della leadership femminile procede a ritmo moderato.

In Italia le donne occupano il 34% dei ruoli di senior management, un dato leggermente inferiore al 34,8% registrato nel 2025 e al picco del 35,7% raggiunto nel 2024.

La media dell’Eurozona si attesta al 34,9%, mentre a livello globale la quota di dirigenti donne è pari al 32,9%. Il dato italiano resta quindi in linea con quello europeo ma mostra una fase di sostanziale stabilizzazione dopo anni di progressi.

La distribuzione delle posizioni dirigenziali evidenzia inoltre differenze significative tra le diverse funzioni aziendali.

Dove le donne guidano di più: HR e finanza

Le donne sono particolarmente presenti nelle funzioni organizzative e amministrative.

Il ruolo con la maggiore rappresentanza femminile è quello di Chief Human Resources Officer, dove le donne raggiungono il 44,1% delle posizioni.

Una presenza significativa si registra anche nelle aree economico-finanziarie: il 36,6% dei Chief Financial Officer in Italia è donna, un dato che conferma il progressivo consolidamento della leadership femminile anche in ambiti tradizionalmente dominati da figure maschili.

Questi numeri indicano come il cambiamento stia interessando progressivamente i livelli intermedi e strategici della governance aziendale.

Il soffitto di cristallo nei vertici aziendali

La situazione cambia però quando si analizzano i ruoli di vertice assoluto.

Secondo il report solo il 22,6% degli amministratori delegati in Italia è donna, mentre la presenza femminile tra i presidenti di società scende addirittura al 3,2%.

Il divario appare ancora più evidente nei settori tecnologici. Le donne rappresentano il 20,4% dei Chief Information Officer e appena il 10,8% dei Chief Technology Officer, confermando come le professioni STEM continuino a registrare una forte prevalenza maschile.

Questo fenomeno è spesso definito come “soffitto di cristallo”, ovvero l’insieme di barriere culturali e strutturali che rallentano l’accesso delle donne ai livelli più alti della leadership aziendale.

I settori più avanzati nella parità

L’analisi di Grant Thornton mostra inoltre che la presenza femminile varia molto tra i diversi settori economici.

A livello globale il comparto con la maggiore presenza di dirigenti donne è il settore pubblico, dove la quota raggiunge il 48,2%.

Seguono il turismo e i viaggi, con il 40,2%, e il settore sanitario, con il 39,7%.

All’opposto si colloca il comparto dell’asset management, dove la presenza femminile tra i manager si ferma al 25,1%.

Inclusione e competitività delle imprese

Secondo gli esperti, promuovere la parità di genere non è solo una questione di equità ma anche un fattore di competitività economica.

Le organizzazioni che investono concretamente in politiche di inclusione rafforzano la capacità di attrarre talenti e costruire una leadership più solida e sostenibile.

Le nuove generazioni di manager, infatti, non intendono più attendere passivamente il cambiamento ma vogliono partecipare attivamente alla trasformazione delle strutture aziendali.

La parità di genere diventa così un elemento sempre più rilevante anche per gli investitori e per la reputazione aziendale.

Una trasformazione ancora in corso

Il percorso verso una leadership realmente equilibrata è quindi ancora aperto.

Negli ultimi decenni i progressi sono stati evidenti, ma i dati dimostrano che l’accesso delle donne ai ruoli decisionali più alti continua a procedere con maggiore lentezza.

La sfida per il futuro sarà trasformare le politiche di inclusione in interventi strutturali capaci di incidere sulle dinamiche di carriera, favorendo un accesso più equo alle posizioni di comando.

Perché la leadership femminile non rappresenta solo una questione di rappresentanza, ma uno dei fattori chiave per costruire imprese più innovative, resilienti e competitive.