Compie cento anni uno degli oggetti più semplici e insieme più geniali della gastronomia italiana: il tramezzino. Un piccolo sandwich che, nato nel 1926, ha attraversato un secolo di mode, gusti e reinterpretazioni senza perdere la propria identità. A celebrarlo è il Caffè Mulassano di Torino, luogo simbolo sotto i portici di Piazza Castello, dove quell’intuizione prese forma grazie a una donna straordinaria: Angela Demichelis Nebiolo, passata alla storia come la Signora del Mulassano.
L’anniversario diventa così l’occasione per raccontare non solo un prodotto amatissimo, ma una storia di imprenditoria femminile, contaminazioni culturali e identità gastronomica, che dal Piemonte ha parlato al mondo intero.
La nascita di un’idea che unisce due mondi
Il tramezzino nasce in un’Italia che guarda con curiosità all’America. Angela Demichelis, partita giovanissima per Detroit, aveva vissuto in prima persona il fermento degli Stati Uniti dei primi decenni del Novecento. Lì aveva gestito ristoranti, attraversato gli anni del proibizionismo, imparato un modo nuovo di concepire il cibo: rapido, conviviale, informale, ma non per questo privo di qualità.
Quando nel 1926 rientra a Torino con il marito Onorino Nebiolo e i figli, Angela è una figura fuori dal comune: imprenditrice, viaggiatrice, una delle prime donne a guidare un’automobile. Porta con sé idee, gusti e modelli che la città sabauda non aveva ancora conosciuto. Tra questi, il toast americano. Ma è proprio qui che scatta l’intuizione tutta italiana.
Torino è una città di palati esigenti, abituata a una cucina raffinata e a ingredienti identitari. Il pane caldo del toast limita le possibilità. Angela capisce che lo stesso pane morbido, con una speciale maglia glutinica – ancora oggi utilizzata – può diventare una tela bianca, capace di accogliere farciture infinite, anche legate alla tradizione piemontese.
Nascono così quei “paninetti” freddi che stupiscono la città. A dar loro un nome è Gabriele D’Annunzio, frequentatore del locale, che conia il termine tramezzino: qualcosa che sta “nel mezzo”, elegante, musicale, italianissimo.
Un simbolo di identità gastronomica
Il tramezzino non è solo uno snack: è un prodotto culturale. Fin dall’inizio accompagna l’aperitivo torinese – all’epoca dominato dal Vermouth – e si declina in gusti che parlano il linguaggio del territorio: dalla bagna cauda al tartufo, accanto a farciture più classiche o ispirate all’estero.
Nel tempo, il tramezzino diventa uno dei cibi italiani più copiati e reinterpretati al mondo, trasformandosi in sandwich, club, finger food gourmet. Eppure, nella sua forma originaria, resta legato a un’idea di semplicità intelligente, dove equilibrio, morbidezza e qualità degli ingredienti fanno la differenza.
Secondo storici dell’alimentazione come Massimo Montanari e istituzioni culturali come Accademia Italiana della Cucina, il successo dei prodotti iconici italiani nasce proprio da questa capacità di trasformare il quotidiano in identità condivisa. Il tramezzino ne è un esempio perfetto.
Il centenario: memoria, creatività, futuro
Per celebrare i cento anni del tramezzino, il Caffè Mulassano – membro dell’Associazione Locali Storici d’Italia – ha ideato un ricco calendario di iniziative culturali e gastronomiche da aprile a settembre 2026. L’obiettivo è raccontare la storia, ma anche reinventarla, dimostrando quanto questo piccolo panino sia ancora attuale.
Nascono così i tramezzini del centenario, dedicati alle tre figure chiave della sua storia:
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“Angelina”, omaggio alla sua creatrice;
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“D’Annunzio”, dedicato al poeta che ne sancì il nome;
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“Nebiolo’s”, che richiama l’esperienza americana della famiglia e, per assonanza, uno dei vitigni simbolo del Piemonte.
Tre chef stellati interpreteranno queste figure con farciture speciali, presentate una al mese tra aprile, maggio e giugno, in un dialogo tra alta cucina e tradizione popolare.
Un ritratto per restituire un volto alla storia
A lungo, la memoria di Angela Demichelis Nebiolo è stata affidata a una piccola targa. Per il centenario, uno dei più importanti ritrattisti italiani contemporanei realizzerà un ritratto permanente di Angela, che entrerà a far parte degli arredi storici del Caffè Mulassano. L’opera sarà svelata nel mese di giugno, restituendo finalmente un volto a una donna che ha inciso profondamente nella storia del gusto italiano.
A settembre, uno scrittore e biografo che ha ricostruito la vita della Signora del Mulassano incontrerà il pubblico per raccontarne vicende e aneddoti “tra whisky e tramezzini, da Detroit a Torino”.
Il tramezzino come patrimonio da trasmettere
Il centenario si chiuderà con uno sguardo al futuro: un contest dedicato agli studenti dell’Istituto Alberghiero di Torino, chiamati a riflettere sul cibo come identità culturale e spazio di creatività. I giovani si confronteranno sul tramezzino come simbolo di continuità tra passato e innovazione, reinterpretandolo con nuovi gusti e linguaggi.
Perché se è vero che “mi ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini”, come diceva D’Annunzio, è altrettanto vero che questo piccolo panino continua a raccontare l’Italia meglio di mille parole.
