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Crisi Francia e Germania: il declino economico dei giganti d’Europa

 
Crisi Francia e Germania: il declino economico dei giganti d’Europa
Luca Lippi

Per decenni siamo stati abituati a considerare la Francia e la Germania come i motori inarrestabili dell'economia europea, modelli di stabilità e benessere a cui guardare con ammirazione e, talvolta, un pizzico di invidia. In realtà la visione appena descritta non è altro che la suggestione indotta ideologicamente e da “manovre” artatamente ordite per depauperare le consolidate doti manifatturiere del nostro Paese che ha esercitato, con competenza, egregiamente la sua funzione di spina nel fianco. Tuttavia, la realtà odierna racconta una storia diversa, vera, e decisamente più amara. I due giganti del continente stanno attraversando una crisi economica e sociale che – nonostante facilitati dall’eliminazione di un concorrente agguerrito e dotato come l’Italia - non solo non accenna a migliorare, ma che secondo molti osservatori si sta aggravando rapidamente, mettendo in discussione certezze che sembravano incrollabili.

L’ILLUSIONE DELLA MONETA FORTE

A prima vista, osservando i mercati finanziari, si potrebbe pensare che l’Europa goda di ottima salute. Recentemente l’euro ha mostrato i muscoli nei confronti del dollaro statunitense, superando la soglia di 1,20 per poi assestarsi su valori comunque elevati. Ma i numeri delle borse possono essere ingannevoli. La forza di una moneta non sempre rispecchia il benessere reale dei cittadini; spesso è solo il risultato della debolezza altrui. In questo caso, il vigore dell’euro sembra più un riflesso delle politiche monetarie degli Stati Uniti che un segnale di vera vitalità interna. Se scendiamo nel dettaglio dell’economia reale, quella fatta di fabbriche, stipendi e posti di lavoro, il panorama si fa decisamente più cupo.

IL GIGANTE TEDESCO E LO SPETTRO DELLA DISOCCUPAZIONE

La Germania, un tempo simbolo di piena occupazione e precisione industriale, sta affrontando un momento drammatico. I dati più recenti sono impietosi: il numero di persone senza lavoro ha superato la soglia critica dei tre milioni. Si tratta del valore più alto degli ultimi dodici anni, con un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 6,3 per cento. Per capire la portata di questo cambiamento, basta un confronto: oggi la Germania sta peggio dell'Italia, che si attesta al 5,6 per cento. Un sorpasso che soltanto pochi anni fa sarebbe stato giudicato impossibile da qualunque economista.

Il cuore del problema risiede nella crisi dell’industria pesante e, soprattutto, del settore automobilistico, che per un secolo è stato il vanto del "made in Germany". Le politiche messe in campo dal governo per stimolare la ripresa non stanno dando i frutti sperati e la stessa leadership politica ha dovuto ammettere che la situazione è allarmante. Mentre le fabbriche di armamenti sembrano le uniche a pieno regime, il resto del sistema produttivo fatica a respirare.

IL TRAMONTO DELLE OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI

C’è un dettaglio in questa crisi tedesca che colpisce più di altri: a restare a casa non sono solo i lavoratori meno qualificati o coloro che vengono sostituiti dalle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Oggi in Germania non trovano lavoro nemmeno i laureati che si sono formati per servire l'industria. Se durante l’era Merkel le aziende facevano a gara per assumere un giovane ingegnere, offrendo stipendi sempre più alti pur di accaparrarsi i migliori talenti, oggi quegli stessi professionisti rimangono disoccupati. È questo, forse, il segnale più chiaro di una crisi strutturale profonda: quando un Paese non riesce più a dare spazio nemmeno alle sue menti più brillanti, significa che il meccanismo si è rotto.

LA FRANCIA E IL PESO DELLA POVERTÀ CRESCENTE

Spostando lo sguardo verso la Francia, il quadro non è meno preoccupante. I dati dell’istituto di statistica europeo, l'Eurostat, confermano che la ricchezza dei cittadini francesi è diminuita per il terzo anno consecutivo. In termini semplici, i francesi stanno diventando progressivamente più poveri. Per comprendere bene questo concetto non basta guardare il Prodotto Interno Lordo (PIL), ovvero la ricchezza totale prodotta da una nazione. Bisogna osservare il "PIL pro capite a parità di potere d’acquisto".

Questo indicatore tecnico serve a capire quanto effettivamente una persona può comprare con il proprio stipendio nel Paese in cui vive, depurando il dato dalle differenze di prezzo tra una nazione e l'altra. Ebbene, in questa speciale classifica del benessere reale, l’Italia ha praticamente raggiunto la Francia. Mentre i dati italiani mostrano una timida risalita, quelli francesi sono in caduta libera, rendendo il sorpasso italiano ormai imminente.

I CONTI CHE NON TORNANO E IL RISCHIO PARALISI

Oltre al calo del benessere dei singoli, la Francia deve fare i conti con un bilancio statale fuori controllo. Il governo si trova nell'impossibilità di presentare una legge finanziaria che sia sostenibile. Per spiegare la situazione, occorre parlare del "deficit", ovvero la differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto spende. La Francia vorrebbe spendere molto più di quanto potrebbe permettersi, ma l’Europa chiede di stringere la cinghia per evitare il collasso dei conti pubblici.

Tuttavia, ogni tentativo di tagliare le spese o aumentare le entrate fa tremare i palazzi del potere a Parigi, portando il governo sull'orlo della caduta. Il Premier si trova in una posizione fragilissima: cercare di limitare i danni senza però scatenare la rabbia sociale o la sfiducia politica. Mentre il Presidente Macron continua a presentarsi sullo scenario internazionale con l’immagine del grande statista, la sua nazione sembra sprofondare in una palude economica da cui è sempre più difficile uscire. Il motore franco-tedesco, che per anni ha trainato l'intero continente, oggi appare stanco, appesantito e drammaticamente vicino al punto di rottura.