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L'epilessia colpisce colpisce nel mondo 50 milioni di persone, di più quelle svantaggiate

 
L'epilessia colpisce colpisce nel mondo 50 milioni di persone, di più quelle svantaggiate
Redazione

Una persona su dieci soffrirà di una crisi epilettica nel corso della sua vita e, nel caso dei più svantaggiati, l'incidenza di questa malattia raddoppia, il che è "un chiaro segno" che è possibile prevenirla almeno nel 30% dei casi. In occasione della Giornata internazionale dell'epilessia, è interessante segnalare il dato secondo cui la malattia colpisce 50 milioni di persone in tutto il mondo.

L'epilessia colpisce colpisce nel mondo 50 milioni di persone, di più quelle svantaggiate

Si tratta di una malattia con un'elevata morbilità (la percentuale di persone che si ammalano in un dato luogo e momento) che peggiora la qualità della vita e porta con sé uno stigma sociale che persiste ancora per chi ne soffre.

Avere una crisi epilettica (una causa che rappresenta fino all'1% delle visite al pronto soccorso) non significa che si abbia già la malattia, poiché è definita come aver sofferto di due o più crisi epilettiche non provocate.
Tuttavia, dopo aver subito una singola crisi non provocata, il rischio di averne un'altra e quindi di soffrire di epilessia è del 40-52%.
La malattia è caratterizzata da crisi epilettiche ricorrenti, ovvero brevi episodi di movimento involontario che possono interessare una parte del corpo o l'intero organismo. Talvolta si verifica perdita di coscienza e di controllo intestinale.

Quali sono le cause delle crisi convulsive? Sono causate da scariche elettriche eccessive in un gruppo di cellule cerebrali, che possono verificarsi in diverse parti del corpo, spiega l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le crisi epilettiche sono causate da un'attività elettrica anomala nel cervello e possono essere classificate come convulsive e non convulsive.
Nelle crisi non convulsive si verifica un'alterazione dello stato di coscienza o "manifestazioni comportamentali", mentre le crisi convulsive causano episodi di movimenti involontari improvvisi, come rigidità muscolare e sussulti ritmici.

D'altro canto, sono numerose le cause strutturali, genetiche, infettive, metaboliche o immunologiche che possono portare all'epilessia, ma in circa il 50% dei casi in tutto il mondo le cause sono ancora sconosciute.
Nei Paesi ad alto reddito, ogni anno circa 50 persone ogni 100.000 abitanti ricevono una diagnosi di epilessia, mentre in quelli a basso e medio reddito la percentuale può raggiungere i 140 casi ogni 100.000.

La differenza nell'incidenza dell'epilessia tra i vari Paesi in base al livello socioeconomico è applicabile anche alla popolazione nel suo complesso. Infatti, le persone più svantaggiate ne soffrono a un tasso più elevato.
Ad esempio, in Spagna, l'incidenza dell'epilessia è 2,3 volte più frequente nelle persone più svantaggiate, cosa che per i neurologi è un chiaro segnale che si tratta di una malattia prevenibile, almeno nel 30% dei casi.

Quindi solo evitando o controllando meglio fattori quali traumi cranici, infezioni, malattie genetiche o problemi vascolari, solitamente più frequenti negli ambienti delle persone più svantaggiate, sarebbe possibile ridurre significativamente l'impatto dell'epilessia e le sue conseguenze a lungo termine.
La malattia è uno dei disturbi neurologici più diffusi al mondo; infatti, la percentuale di persone affette da epilessia attiva è compresa tra 4 e 10 persone ogni 1.000 abitanti e circa l'80% di questi pazienti vive in Paesi a basso e medio reddito.

In questi Paesi, tre persone su quattro affette da epilessia non ricevono le cure di cui hanno bisogno, anche se più del 70% potrebbe condurre una vita normale se ricevesse una diagnosi precoce e un trattamento adeguato.
Tuttavia esiste ancora un 30% di pazienti resistenti ai farmaci che non rispondono al trattamento, e sono proprio queste le persone in cui la malattia mostra la sua vera gravità.

Tanto che chi è affetto dalla malattia ha un rischio di morte prematura tre volte superiore rispetto alla popolazione generale e comorbilità come ansia, depressione, disturbi cognitivi, mal di testa, malattie cardiovascolari ed endocrino-metaboliche sono molto diffuse.
Si tratta, peraltro, di una malattia in cui persiste ancora un forte stigma sociale e i pazienti e le loro famiglie continuano a subire discriminazioni, il che ha un impatto negativo sulla loro integrazione sociale, educativa e lavorativa.