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L'Euro digitale serve davvero? Tra la sfida ai giganti Usa e il nodo dei costi ancora nascosti

 
L'Euro digitale serve davvero? Tra la sfida ai giganti Usa e il nodo dei costi ancora nascosti
Luca Lippi

Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso di "euro digitale". Per molti, il termine evoca scenari complessi o viene erroneamente confuso con il mondo delle criptovalute. In realtà, l’euro digitale non ha nulla a che fare con i Bitcoin o con investimenti rischiosi. Si tratta, molto più semplicemente, dell’evoluzione del denaro contante in una forma adatta ai tempi moderni. È una nuova moneta garantita dalla Banca Centrale Europea che potremo tenere in un’applicazione sul nostro smartphone per pagare il caffè, fare acquisti online o scambiare denaro con gli amici.

L'Euro digitale serve davvero? Tra la sfida ai giganti Usa e il nodo dei costi ancora nascosti

Oggi, quando paghiamo con una carta di credito o di debito, il processo sembra istantaneo, ma dietro le quinte è molto complicato. Quando passiamo la carta alla cassa, la nostra banca non invia immediatamente i soldi al negoziante. La richiesta passa attraverso grandi aziende private, quasi sempre americane, come Visa o Mastercard. Queste società verificano se abbiamo abbastanza soldi e autorizzano l’operazione, ma il trasferimento effettivo del denaro avviene spesso dopo uno o due giorni. In questo tragitto, ogni intermediario trattiene una piccola commissione che, sommandosi nel tempo, pesa sulle tasche di negozianti e aziende.

È NECESSARIO?
Nonostante le promesse di innovazione, se guardiamo alla vita di tutti i giorni, l’introduzione dell’euro digitale potrebbe apparire meno rivoluzionaria di quanto annunciato. Per un comune cittadino europeo, infatti, il cambiamento concreto rischia di essere minimo, se non nullo. Già oggi siamo abituati a gestire il nostro denaro tramite le applicazioni di home banking e a effettuare pagamenti digitali in pochi istanti. L'idea di dover "caricare" un portafoglio elettronico prelevando fondi dal proprio conto corrente non sembra molto diversa, nella sostanza, dal prelevare contanti a un bancomat per poi spenderli durante la giornata. Anzi, per molti utenti questo ulteriore passaggio potrebbe risultare persino meno immediato rispetto all'uso diretto della carta di debito o di credito a cui siamo già abituati.

Il vero cuore della questione, dunque, sembra spostarsi dal piano della comodità per l'utente a quello dei grandi flussi finanziari. Più che un servizio pensato per semplificare la vita delle persone, l’euro digitale appare come una mossa strategica della Banca Centrale Europea per recuperare terreno nei confronti dei giganti americani. L'obiettivo sarebbe quello di intercettare e "riportare a casa" quella mole enorme di commissioni che oggi finisce nelle casse delle società statunitensi che gestiscono i pagamenti. Si tratta di una partita per la sovranità economica, in cui la BCE cerca di accentrare il controllo su infrastrutture che oggi sono in mani straniere.

Rimane poi il grande interrogativo che riguarda i costi per chi sta dall'altra parte della cassa. Se per il consumatore il servizio viene annunciato come gratuito, per il negoziante o il fornitore di servizi la situazione è molto meno definita. Gestire una transazione, anche se digitale, comporta costi tecnici e amministrativi: a meno che la Banca Centrale Europea non decida esplicitamente di farsi carico di ogni onere fornendo il sistema in modo totalmente gratuito, è probabile che chi vende continuerà a sostenere dei costi per accettare questi pagamenti.

A rendere il quadro ancora più incerto è la mancanza di informazioni dettagliate. Consultando i canali ufficiali della Banca Centrale Europea, non si trova ancora una menzione chiara e definitiva sui costi di gestione del servizio o sulle tariffe applicate agli operatori. Per amore di obiettività, va detto che su questo tema regna ancora una certa nebulosità: tra proclami di indipendenza e promesse di efficienza, i dettagli pratici che faranno davvero la differenza per le imprese e per il mercato restano, al momento, ancora tutti da scrivere.

UNA MONETA PUBBLICA PER UN MERCATO PIÙ INDIPENDENTE
Il cuore della rivoluzione sta nel concetto di moneta pubblica. Attualmente, quando usiamo i soldi su un conto corrente, stiamo usando moneta privata gestita da una banca. L’euro digitale, invece, sarebbe l’equivalente elettronico delle banconote che abbiamo nel portafoglio: un denaro emesso direttamente dalla Banca Centrale Europea e, quindi, sicuro per definizione. Per utilizzarlo, non sarà necessario avere un conto presso una banca specifica. Basterà scaricare un’applicazione ufficiale, un "portafoglio digitale", caricarlo con la somma desiderata e iniziare a pagare.

L’obiettivo dell’Unione Europea è principalmente di riconquistare una sovranità che oggi sembra sbiadita. Se Visa o Mastercard decidessero di aumentare le commissioni o se, per ipotesi, dovessero interrompere i servizi a causa di tensioni internazionali, l’economia europea rischierebbe di bloccarsi. L’euro digitale nasce quindi come una rete ferroviaria comune: i binari sono pubblici e garantiti dallo Stato, mentre i treni che viaggiano sopra possono essere gestiti da diversi operatori.

LA COMODITÀ DEL DIGITALE CON LA PRIVACY DEL CONTANTE
Uno dei dubbi più frequenti riguarda la riservatezza delle nostre spese. In molti temono che un euro digitale permetta alle autorità di sorvegliare ogni nostro acquisto, in modo simile a quanto accade con lo yuan digitale in Cina. Tuttavia, il progetto europeo si sta muovendo in una direzione opposta, puntando a una protezione dei dati molto elevata. Una delle funzioni più innovative sarà infatti il pagamento "offline": potremo scambiare euro digitali tra due telefoni anche senza connessione internet, garantendo un livello di privacy – afferma la BCE, ma la logica lo negherebbe - molto simile a quello dello scambio di banconote fisiche.

Inoltre, l’uso dell’euro digitale sarà completamente gratuito per i cittadini. Non ci saranno costi di gestione per il portafoglio digitale né commissioni per i pagamenti quotidiani. Per i commercianti, invece, i costi saranno molto più bassi rispetto ai circuiti attuali, favorendo soprattutto i piccoli negozi che spesso vedono i propri guadagni erosi dalle commissioni sulle carte. Per evitare che le persone tolgano tutti i risparmi dalle banche tradizionali per spostarli nel portafoglio digitale, la Banca Centrale Europea stabilirà un limite massimo di denaro che ogni cittadino potrà detenere in questa forma, probabilmente intorno ai tremila euro.

I PROSSIMI PASSI VERSO IL DEBUTTO UFFICIALE
Il percorso politico e tecnico per l’introduzione di questa novità è già tracciato. Recentemente, al Parlamento Europeo è emerso un forte sostegno trasversale al progetto, con emendamenti che spingono per accelerare l’adozione di uno standard unico che renda l'Europa meno dipendente dai giganti esteri. In Italia, la Banca d’Italia sta già pianificando i primi test pratici coinvolgendo banche e intermediari locali, che dovrebbero partire nel corso del 2027.

L’orizzonte temporale per vedere l’euro digitale nei nostri smartphone è fissato tra il 2028 e il 2029. Prima di allora, sarà necessario approvare leggi specifiche e perfezionare le tecnologie per garantire che il sistema sia a prova di attacchi informatici. L’euro digitale non sostituirà il contante, che continuerà a esistere, ma si affiancherà ad esso come una scelta in più. Sarà uno strumento semplice e accessibile a tutti, pensato per far sì che il denaro dei cittadini europei rimanga protetto dalle regole europee, rendendo i pagamenti quotidiani semplici come inviare un messaggio sul cellulare.