Anche il più scalcagnato degli analisti
può spiegare la differenza che c'è tra emergenza e normalità, con la
prima che esplode, ma che, se va avanti nel tempo senza che ad essa
venga opposta una reazione, rientra nella routine e quindi in quella
sorta di limbo che è l'assuefazione, o peggio la rassegnazione.
E'
purtroppo quello che sta accadendo, non da oggi o ieri, ma da mesi, per
la carenza di farmaci essenziali, quelli di cui necessitano migliaia e
migliaia di persone che, senza di essi, vedrebbero la qualità della loro
vita peggiorare. Quando questa stessa vita non è in pericolo.
L'Italia
vive questa condizione, con molti farmaci essenziali che sono spariti
fisicamente dagli scaffali e niente e nessuno sembra essere in grado di
fornire rassicurazioni su una futura, ma soprattutto imminente
disponibilità.
E quindi chi
ha seri problemi cardiaci, chi vede la sua vita condizionata da forme
gravi di epilessia, chi teme il prossimo attacco d'asma oggi si
confrontano con l'impossibilità di proseguire nelle terapie che, nel
tempo, hanno alleviato la loro condizione.
Se
per qualcuno i numeri danno una rappresentazione migliore della realtà,
basta riferire un passaggio della lettera aperta, inviata ''a chi di
dovere'' (sempre che ci sia qualcuno disposto a leggere e ascoltare), da
Marco Macrì, padre di un bambino che soffre anche di una grave forma di
epilessia.
Macrì riferisce
che nel 2025, fonte l'Agenzia per il farmaco, ci sono in Italia 2760
farmaci carenti, per i quali ne ci sono disponibili degli equivalenti.
Quindi, una carenza, ma che ha un modo per porvi rimedio. Ma, sempre
l'Aifa, sono 604 i farmaci che rientrano in questa categorizzazione che
però non hanno equivalenti.
Farmaci essenziali introvabili, emergenza sanitaria senza risposte
La
drammaticità di questo quadro è quindi di tutta evidenza, perché anche
tra i malati che necessitano di farmaci necessari c'è chi, in questa
condizione disperante, è più fortunato.
Se
si volesse cercare una spiegazione a questa situazione, si potrebbe
pensare ad una crisi scoppiata improvvisamente, ed invece già dai mesi
scorsi si erano avuti i primi segnali che si sarebbe arrivati a questo
punto, per questioni che magari si possono ricondurre a fattori esterni
(come gli aumenti dei costi a monte), oppure ad imprevedibili aumenti
nel numero dei malati che necessitano di questa classe di farmaci,
quando forse le cause possono essere più semplicemente ricondotte a
falle nelle strategie, nella programmazione, di cui qualcuno pur si
dovrebbe occupare.
Quindi è
di tutta evidenza che ci sono responsabilità, sempre a patto che
qualcuno abbia il coraggio e l'onestà di farsene carico. I malati e le
loro famiglie aspettano, ma qui non è che l'attesa riguardi l'ennesimo
condono - che sembra interessare di più una fetta della politico -, ma
un provvedimento che si faccia carico del problema e, andando al sodo,
tiri fuori i fondi necessari per ricostituire le scorte. Non per un mero
meccanismo di magazzino, ma per ridare a chi soffre una vita dignitosa.
E' forse pretendere troppo?