Croccante fuori, morbido dentro, profumato di erbe e spezie: il falafel è oggi uno degli street food più riconoscibili al mondo. Nato come cibo povero, lo si incontra ovunque, dal carretto fumante di una strada del Cairo ai menu patinati dei ristoranti gourmet europei. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si nasconde una storia sorprendentemente complessa, fatta di imperi, migrazioni, identità contese e memoria collettiva. Associato quasi istintivamente al Medio Oriente, il falafel viene rivendicato come piatto nazionale da molti popoli della regione.
Falafel: uno street food dalla storia millenaria
Molti storici collocano la diffusione del falafel moderno alla fine del XIX secolo, in Egitto, dove veniva preparato a base di fave. Alcune teorie collegano la sua nascita anche all’influenza dei soldati britannici reduci dall’India, abituati a crocchette vegetali fritte. Tuttavia, polpette di legumi fritte simili esistevano già da secoli in diverse regioni del Medio Oriente e del subcontinente indiano, suggerendo che il falafel sia il risultato di una lunga tradizione culinaria più che di una singola invenzione
In Egitto, il falafel è conosciuto come ta‘ameya ed è tradizionalmente preparato con fave, spesso arricchite da porri o cipollotti. Da Alessandria, porto cosmopolita e crocevia di eserciti e commerci, la ricetta si è diffusa rapidamente in tutto il paese e poi oltre confine. Nel Levante i ceci hanno preso il posto delle fave; in Yemen sono entrate in gioco miscele di spezie più intense; in Palestina si è aggiunto il sommacco, mentre in Libano e Siria abbondano le erbe verdi. Anche il nome racconta un viaggio. T
a‘ameya rimanda all’arabo “cibo”, mentre falafel potrebbe avere radici antichissime, forse addirittura accadiche, legate al mondo dei legumi. Un’etimologia che riflette una continuità culturale millenaria, ben oltre i confini degli Stati moderni. Nel Novecento il falafel è diventato terreno di scontro simbolico. In Israele, dopo il 1948, è stato promosso come piatto nazionale, anche per necessità economiche e per costruire un’identità condivisa, non senza controversie. Altrove, ha accompagnato le diaspore arabe verso l’Europa e le Americhe, trasformandosi in un ambasciatore commestibile della cucina mediorientale. Oggi, il falafel vive una seconda giovinezza globale, reinventato in versioni creative, fusion e gourmet. Ma, al di là delle mode, resta ciò che è sempre stato: una pallina di legumi fritti capace di raccontare la storia del mondo.