Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 hanno riacceso in Italia un dibattito mai sopito. Da una parte c’è chi vede nei Giochi una vetrina irrinunciabile di prestigio e competenza nazionale, dall’altra chi teme che l’evento si trasformi in un enorme spreco di denaro pubblico. La questione, però, non riguarda solo il tifo politico tra chi spinge per le grandi opere e chi ne diffida per principio. Per capire se le Olimpiadi siano un affare o un rischio, occorre analizzare i numeri e comprendere come sia cambiato, negli ultimi anni, il modo di organizzare questi eventi colossali.
I NUMERI DIETRO L’EVENTO: UN INVESTIMENTO DA MILIARDI
Parlare di costi certi è difficile, poiché al momento disponiamo principalmente di stime. Secondo i rapporti più recenti sulla trasparenza, l’operazione Milano-Cortina ha un valore complessivo che sfiora i 5 miliardi e 700 milioni di euro. È fondamentale però distinguere tra due capitoli di spesa molto diversi. La prima parte, circa un miliardo e mezzo, serve strettamente per l’organizzazione delle gare e la gestione dei Giochi. La fetta più consistente, oltre 4 miliardi di euro, è destinata invece alle cosiddette opere connesse, ovvero infrastrutture come strade e ferrovie.
Gran parte di questi investimenti ricade sulla Lombardia, che ne sostiene circa la metà, mentre il resto è diviso tra il Veneto e la provincia di Bolzano. Il punto cruciale è che il 70 per cento della spesa totale non serve a costruire stadi, ma a migliorare la viabilità. Questo significa che, sulla carta, i soldi non vengono spesi solo per una festa di due settimane, ma per lasciare qualcosa di utile al territorio anche dopo la cerimonia di chiusura. Tuttavia, valutare la reale convenienza resta complesso: dobbiamo guardare al guadagno immediato dei biglietti o ai benefici che le nuove strade porteranno tra dieci anni?
IL MITO DEI BIGLIETTI E IL PESO DEI DIRITTI TELEVISIVI
Un errore comune è pensare che il successo economico delle Olimpiadi dipenda dal numero di spettatori sugli spalti. La storia recente ci insegna il contrario: dal 1984 a oggi, quasi nessuna edizione è riuscita a vendere tutti i biglietti disponibili. Persino Londra 2012 o Parigi 2024 hanno registrato centinaia di migliaia di posti vuoti. Per Milano-Cortina la vendita e’ stata di circa 1,2 milioni di tagliandi su 1,5 milioni disponibili.
Ma se gli stadi non sono sempre pieni, da dove arrivano i soldi? Il bilancio del Comitato Olimpico Internazionale rivela una realtà diversa. Oltre la metà delle entrate deriva dai diritti televisivi, ovvero dai soldi che le emittenti di tutto il mondo pagano per trasmettere le gare. Un altro 36 per cento arriva dagli sponsor e dal marketing. La vendita dei biglietti, in realtà, copre meno del 9 per cento del fatturato totale. Il vero impatto economico per le città non è dunque il prezzo del ticket, ma l’indotto: ovvero tutto il denaro che i turisti spendono in alberghi, ristoranti e servizi, facendosi "spolpare" dai prezzi che inevitabilmente lievitano durante l’evento.
DALLE "CATTEDRALI NEL DESERTO" ALLA NUOVA SOSTENIBILITÀ
In passato, ospitare le Olimpiadi è stato spesso un suicidio finanziario. L’esempio più celebre è quello di Atene 2004, dove furono costruiti impianti mastodontici che, una volta spenti i riflettori, sono stati abbandonati al degrado, diventando costi insostenibili per lo Stato. Per evitare il ripetersi di questi disastri, il Comitato Olimpico ha introdotto nuove regole, chiamate "New Norm". L’obiettivo è rendere i Giochi più economici e sostenibili, spingendo le città a usare impianti già esistenti.
Parigi 2024 ha seguito questa strada, utilizzando strutture preesistenti nel 95 per cento dei casi e coinvolgendo le piccole e medie imprese locali negli appalti. Nonostante ciò, l’impatto sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (il PIL, ovvero la ricchezza prodotta dal Paese) è stato minimo, intorno allo 0,07 per cento. Questo ci dice che, se guardiamo alle Olimpiadi come a un semplice investimento finanziario per fare profitto immediato, i conti potrebbero non tornare. Il valore vero risiede altrove: nel prestigio internazionale e nel supporto al tessuto sociale e sportivo.
IL FUTURO DELL’ITALIA DOPO IL 2026: LAVORO E CASE
Quali saranno le conseguenze concrete per gli italiani? Le stime parlano della creazione di circa 38.000 posti di lavoro e di un valore aggiunto per l’economia tra i 2 e i 5 miliardi di euro. Anche qui, però, serve cautela. Bisogna chiedersi che tipo di occupazione verrà generata: si tratterà di contratti stabili e qualificati o di lavori temporanei e poco pagati nel settore dei servizi, come camerieri o addetti all'accoglienza?
C’è poi il tema della casa. Le nuove infrastrutture possono riqualificare intere aree, come accadrà a Milano con il Villaggio Olimpico che diventerà uno studentato. Per chi possiede immobili, questo è un vantaggio poiché il valore delle proprietà sale. Al contrario, per studenti e lavoratori in affitto, il rischio è che il costo della vita diventi ancora più proibitivo in città già molto care.
In conclusione, le Olimpiadi di Milano-Cortina sono una sfida di capacità organizzativa. Non sono solo una competizione sportiva, ma un test per dimostrare al mondo che l’Italia sa gestire grandi progetti con efficienza e gusto. Se queste opere rimarranno un patrimonio collettivo utile ai cittadini o se diventeranno nuovi relitti abbandonati, lo scopriremo solo nel lungo periodo. Per ora, i Giochi restano sospesi tra l'entusiasmo della vetrina internazionale e il timore di un conto troppo salato da pagare.