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Obesità e infezioni: lo studio su The Lancet che lega il peso a un decesso infettivo su dieci nel mondo

 
Obesità e infezioni: lo studio su The Lancet che lega il peso a un decesso infettivo su dieci nel mondo
di Sofia Diletta Rodinò

L’obesità non è solo una questione metabolica o cardiovascolare. È sempre più una questione infettivologica e di salute pubblica globale. A lanciare l’allarme è un ampio studio internazionale pubblicato su The Lancet, che mostra come le persone con obesità abbiano un rischio del 70% più alto di essere ricoverate o di morire a causa di malattie infettive comuni – dall’influenza al COVID-19, dalla polmonite alle infezioni gastrointestinali e urinarie.

I numeri sono tali da ridefinire le priorità sanitarie: applicando queste stime ai dati globali, gli autori suggeriscono che circa un decesso infettivo su dieci nel 2023 (oltre 600.000 morti su 5,4 milioni) potrebbe essere stato associato all’obesità. Un dato che va interpretato con cautela, avvertono i ricercatori, ma che fotografa un rischio destinato a crescere con l’aumento dei tassi di obesità nel mondo.

Un’analisi su oltre mezzo milione di persone

Lo studio – osservazionale con modellizzazione – ha analizzato i dati di oltre 540.000 adulti provenienti da due coorti finlandesi e dal database della UK Biobank, uno dei più grandi archivi sanitari al mondo. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 13–14 anni, con una valutazione iniziale dell’indice di massa corporea (BMI).

Il risultato principale è netto: rispetto alle persone con BMI nella norma (18,5–24,9), chi presenta obesità (BMI ≥30) ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare infezioni gravi tali da richiedere ospedalizzazione o risultare fatali. Il rischio cresce progressivamente con l’aumentare del peso: nei casi di obesità severa (BMI ≥40), il pericolo è triplicato.

Per dare un’idea concreta: nella UK Biobank, le persone normopeso avevano un rischio annuo di infezione grave dell’1,1%, che saliva all’1,8% nei soggetti con obesità.

Non solo COVID: l’effetto trasversale sulle infezioni

Durante la pandemia da SARS-CoV-2, l’obesità era già emersa come fattore di rischio per forme severe di COVID-19. Ciò che mancava era la prova che questo legame fosse generalizzabile a molte altre infezioni. Questo studio colma il vuoto.

Gli autori hanno analizzato nel dettaglio dieci patologie infettive comuni e hanno riscontrato un rischio aumentato per la maggior parte di esse, tra cui:

  • influenza

  • COVID-19

  • polmonite

  • gastroenteriti

  • infezioni delle vie urinarie

  • infezioni delle basse vie respiratorie

Non è invece emerso un aumento significativo del rischio per HIV e tubercolosi, suggerendo che i meccanismi biologici coinvolti possano variare a seconda dell’agente patogeno.

I possibili meccanismi: immunità indebolita e infiammazione cronica

Secondo il professor Mika Kivimäki dell’University College London, che ha guidato lo studio, l’obesità potrebbe compromettere la capacità del sistema immunitario di rispondere in modo efficace a virus, batteri, funghi e parassiti. L’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’obesità, le alterazioni metaboliche e le disfunzioni immunitarie associate potrebbero spiegare la maggiore gravità delle infezioni.

Un indizio arriva anche dagli studi sui farmaci agonisti del recettore GLP-1, noti per la perdita di peso: le evidenze suggeriscono che la riduzione dell’obesità si accompagni anche a una diminuzione del rischio di infezioni gravi, oltre ai benefici cardiometabolici.

L’impatto globale: differenze tra Paesi

Per stimare l’impatto su scala mondiale, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Global Burden of Disease Study coordinato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation. Il quadro che emerge è disomogeneo.

Nel 2023:

  • Stati Uniti: circa un quarto dei decessi infettivi (25,7%) è stato associato all’obesità

  • Regno Unito: quasi uno su sei (17,4%)

  • Spagna: oltre il 21%

  • Italia (dato stimabile per analogia europea): una quota significativa, seppur inferiore a USA e UK

  • Vietnam: appena l’1,2%

Queste differenze riflettono la diversa prevalenza dell’obesità e la qualità dei sistemi di sorveglianza sanitaria. Come sottolinea la ricercatrice Sara Ahmadi-Abhari, i dati dei Paesi a basso reddito vanno interpretati con prudenza, per possibili sottostime.

Prevenzione, politiche pubbliche e vaccini

Il messaggio degli autori è chiaro: se l’obesità aumenta il rischio di infezioni gravi, le politiche di prevenzione diventano anche politiche anti-infezione. Servono interventi strutturali per garantire:

  • accesso a cibo sano e a costi sostenibili

  • opportunità di attività fisica nella vita quotidiana

  • programmi di educazione sanitaria

Per chi vive con obesità, gli esperti sottolineano inoltre l’importanza di mantenere aggiornate le vaccinazioni raccomandate, riducendo il rischio di complicanze.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità è già una delle principali emergenze sanitarie globali del XXI secolo. Questo studio aggiunge un tassello decisivo: il peso corporeo non influisce solo su diabete e malattie cardiovascolari, ma sulla capacità stessa di sopravvivere a un’infezione.

Una sfida che crescerà

Con tassi di obesità in aumento in quasi tutte le regioni del mondo, gli autori avvertono che il numero di ricoveri e decessi infettivi associati all’obesità è destinato a crescere nei prossimi decenni. Un rischio che richiede un cambio di paradigma: considerare l’obesità non solo come fattore di rischio cronico, ma come determinante chiave della vulnerabilità infettiva.