Il 2026 si prevede ancora una volta poco felice per i conduttori di autoveicoli. Perlomeno sotto il punto di vista del carico fiscale.
Secondo stime accreditate, infatti, dopo un 2025 in linea con il 2024 (che però aveva registrato una impennata della ‘tosatura’), l’anno cominciato due mesi fa segnerà di nuovo una tendenza al rialzo.
E questo nonostante il nostro Paese abbia già una delle più alte incidenze sul prodotto interno lordo del carico fiscale che grava complessivamente sul settore automobilistico: in Italia rappresenta il 3,7% del Pil, nella Unione europea in media il 2,9%.
Auto, nel 2026 nuova stangata fiscale: oltre 83 miliardi già versati allo Stato
Effetto anche dell’Iva sul settore fissata al 22%, l’aliquota più alta d’Europa.
Partiamo dai dati ufficiali, come emergono dalle elaborazioni dell’Anfia (vale a dire l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, che riunisce le principali società del settore in tutte le sue articolazioni), riferiti al 2024. Anno nel quale il comparto automobilistico ha versato all’erario 83,04 miliardi di euro, con un incremento sul 2023 pari al 4,5%, attestandosi al 13,4% del gettito fiscale generale.
Immutata è stata la ‘classifica’ delle 'cause impositive' degli autoveicoli.
A pesare sul totale per quasi i quattro quinti del gettito globale del settore, vale a dire per più di 65 miliardi di euro, è l’utilizzo: a far da traino il prelievo sui carburanti (39,73 miliardi) e l’Iva su manutenzione e ricambi (14,05 miliardi). Al secondo posto si posiziona il gettito derivante dall’acquisto, che garantisce all’erario 9,78 miliardi. Al terzo, si situa il gettito derivante dal possesso, vale a dire la spesa per il cosiddetto bollo, con 7,48 miliardi.
In attesa di conoscere i dati ufficiali per il 2025, che saranno noti solo negli ultimi mesi di quest’anno, l’Anfia valuta una sostanziale stabilità del gettito garantito dal comparto ‘automotive’’: il calo delle immatricolazioni di autoveicoli (poco più di un milione e mezzo in dodici mesi, cioè oltre il 2% in meno sul 2024) avrebbe infatti compensato gli aumenti dei tributi registrati in altre fasi della vita fiscale del comparto, mantenendo il totale del gettito di poco superiore agli 83 miliardi.
E per l’anno appena cominciato che cosa si può prevedere?
Purtroppo, non un allineamento ai valori medi europei. Le anticipazioni degli esperti sono sostanzialmente negative sul fronte delle immatricolazioni di autoveicoli nuovi, e quindi delle entrate da acquisti. Ma l’effetto delle nuove accise sul diesel (le più alte d’Europa), dell’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti e dell’incremento dei pedaggi autostradali, sui quali grava l’Iva, sembrano indicare una ulteriore crescita del fardello.