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Probiotici di nuova generazione: un batterio intestinale apre nuove strade contro le malattie metaboliche

 
Probiotici di nuova generazione: un batterio intestinale apre nuove strade contro le malattie metaboliche
Redazione

La prevenzione e la gestione delle malattie metaboliche – dal fegato grasso al diabete di tipo 2 – potrebbero presto contare su una nuova generazione di probiotici mirati, capaci di agire in modo selettivo sul metabolismo umano. A indicare questa prospettiva è un ampio studio internazionale, con una forte partecipazione italiana, che identifica nel batterio intestinale Dysosmobacter welbionis un alleato chiave della salute metabolica ed epatica. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Gut.

Lo studio ha visto il contributo, per l’Italia, del Cnr-Ispaam (Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche), dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con numerosi centri di ricerca europei.

Il ruolo del microbiota nelle malattie metaboliche

Negli ultimi anni, il microbiota intestinale è emerso come uno degli attori centrali nella regolazione del metabolismo. Squilibri nella composizione batterica dell’intestino sono stati associati a condizioni sempre più diffuse come obesità, steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MAFLD) e diabete di tipo 2. Tuttavia, individuare quali batteri svolgano un ruolo protettivo e attraverso quali meccanismi resta una delle principali sfide della ricerca biomedica.

In questo contesto si inserisce la scoperta legata a Dysosmobacter welbionis, un batterio la cui presenza è associata a un buono stato di salute metabolica ed epatica, mentre la sua assenza o ridotta rappresentazione è stata riscontrata in soggetti affetti da steatosi epatica o fibrosi epatica avanzata.

Una via metabolica unica: dal mio-inositolo all’acido butirrico

L’elemento più innovativo emerso dallo studio riguarda la capacità di Dysosmobacter welbionis di convertire il mio-inositolo in acido butirrico. Il mio-inositolo è un poliolo naturalmente presente in frutta, legumi, cereali e frutta secca, noto per migliorare la sensibilità all’insulina e influenzare positivamente la composizione del microbiota intestinale.

L’acido butirrico, prodotto finale di questa trasformazione, è un acido grasso a corta catena ampiamente studiato per i suoi effetti benefici sulla salute dell’intestino, del fegato e del metabolismo. Fino a oggi era noto che alcuni batteri intestinali potessero convertire il mio-inositolo in acido acetico o propionico; non era mai stata dimostrata, invece, la sua trasformazione diretta in acido butirrico.

Secondo Antonio Dario Troise, coordinatore dello studio per il Cnr-Ispaam, “la presenza di questo batterio è associata a un miglioramento dei disturbi metabolici, mentre la sua ridotta rappresentazione caratterizza soggetti con steatosi epatica e fibrosi avanzata”. Un dato che rafforza l’ipotesi di un ruolo protettivo diretto esercitato da Dysosmobacter welbionis.

Analisi metagenomica e biomarcatori di rischio

Lo studio si basa su un’estesa analisi metagenomica, che ha permesso di valutare l’associazione del batterio con numerosi biomarcatori di rischio metabolico. L’analisi ha evidenziato come Dysosmobacter welbionis possieda una via metabolica unica, capace di distinguersi nettamente da quella degli altri commensali intestinali.

Come spiega Andrea Scaloni, ricercatore del Cnr-Ispaam coinvolto nello studio, “questa via metabolica consente la conversione del mio-inositolo alimentare in acido butirrico, differenziando il batterio da tutti gli altri presenti nel microbiota umano”. Un risultato che rafforza l’idea di un potenziale utilizzo terapeutico mirato, basato su probiotici di nuova generazione.

Dalle evidenze sperimentali ai modelli animali

A confermare il potenziale clinico della scoperta arrivano anche i test di somministrazione del batterio in modelli animali affetti da steatosi epatica. In questi modelli, la presenza di Dysosmobacter welbionis ha determinato un miglioramento significativo della glicemia e della disfunzione epatica, suggerendo un impatto diretto sul metabolismo glucidico e lipidico.

Questi risultati sperimentali indicano che l’azione del batterio non si limita all’intestino, ma si estende agli assi metabolici intestino–fegato, oggi considerati centrali nello sviluppo delle malattie metaboliche.

Verso probiotici di nuova generazione

Alla luce delle evidenze raccolte, Dysosmobacter welbionis emerge come candidato ideale per lo sviluppo di probiotici di nuova generazione, pensati non come integratori generici, ma come strumenti mirati di prevenzione e supporto terapeutico. L’obiettivo è intervenire direttamente sul microbiota per prevenire o gestire condizioni come fegato grasso, obesità e diabete di tipo 2.

La scoperta che la fermentazione del mio-inositolo porti direttamente alla produzione di acido butirrico potrebbe inoltre modificare gli attuali paradigmi di ricerca sulle interazioni tra dieta, microbiota e ospite, aprendo nuove prospettive anche sul piano nutrizionale.

Una ricerca europea, una sfida globale

Lo studio, coordinato dall’Università Cattolica di Louvain e dal WEL Research Institute di Wavre, ha coinvolto centri di ricerca di Belgio, Italia, Olanda, Regno Unito, Finlandia, Germania, Francia e Spagna, confermando il carattere internazionale della ricerca sul microbiota.