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Sistina, l’affresco sotto assedio: via la “velatura bianca” dal capolavoro

 
Sistina, l’affresco sotto assedio: via la “velatura bianca” dal capolavoro
Redazione

Dopo il restauro storico della Cappella Sistina svoltosi tra il 1980 e il 1994, nei prossimi giorni si avvierà un imponente lavoro conservativo del Giudizio Universale. Il capolavoro non necessita introduzioni, ma si coglie l’occasione per ricordarne alcuni tra i tratti più salienti della sua realizzazione. Commissionato a Michelangelo nel 1533 da papa Clemente VII, la sua realizzazione prese forma durante il Papato del successore, Paolo III. Fu completato nel 1541, con oltre 180 metri quadrati di superficie dipinta e 391 figure rappresentate al suo interno.

Sistina, l’affresco sotto assedio: via la “velatura bianca” dal capolavoro

In questo caso, il restauro ha come obiettivo principale il ripristino della brillantezza cromatica dell’affresco: il capo restauratore del Laboratorio di restauro dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani, Paolo Violini, ha detto che negli anni si è depositata sulla superficie del Giudizio Universale «una diffusa velatura biancastra», dovuta a quella che ha definito una «deposizione di microparticelle di sostanze estranee veicolate dai movimenti d’aria».

La Cappella Sistina è infatti tra le attrazioni più visitate della penisola italiana, con un’affluenza quotidiana di decine di migliaia di persone e i flussi hanno un impatto sullo stato di conservazione degli affreschi. Pertanto, oltre alle misure cautelative adottate al fine di garantire la conservazione del luogo, occorre la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria, come il restauro in programma, per garantirne la fruibilità al pubblico.

Alle misure cautelative ordinarie afferiscono le operazioni svolte su base mensile nel periodo invernale, volte a rimuovere i depositi che si accumulano su pareti, intonaco e pitture, al controllo del tasso di umidità (l’optimum climatico è costituito dal non superare il 60% di umidità e mantenere la temperatura tra i 22 e i 24 gradi) e a rilevare l’eventuale presenza di contaminanti.

Per come sono stati allestiti, i ponteggi dovrebbero permettere a oltre una decina di persone di lavorare contemporaneamente al restauro, che vede il contributo dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, un’organizzazione non-profit che si occupa della tutela dei Musei Vaticani per mezzo di fondi ricevuti da donatori privati.