A prima vista, i mercati finanziari sembrano godere di ottima salute. Se osserviamo l’S&P 500 - l’indice che raggruppa le 500 aziende più grandi degli Stati Uniti e che funge da termometro per l’economia globale - lo troviamo vicino ai suoi massimi storici. Eppure, dietro questa facciata di stabilità, si sta consumando un terremoto silenzioso. Per anni abbiamo assistito al dominio incontrastato dei colossi tecnologici, ma oggi il vento è cambiato: gli investitori stanno fuggendo dal settore tech per rifugiarsi in comparti più concreti e tradizionali.
IL TRAMONTO DEI MAGNIFICI SETTE
Fino a poco tempo fa, il mercato azionario sembrava una festa privata riservata a pochi invitati. Venivano chiamati i "Magnifici Sette": Alphabet (Google), Amazon, Apple, Microsoft, Meta, Nvidia e Tesla. Queste sette aziende, da sole, sono arrivate a pesare per oltre un terzo dell’intero valore del mercato americano. Il loro valore si calcola attraverso la cosiddetta capitalizzazione, ovvero il prezzo di un’azione moltiplicato per il numero di azioni totali dell’azienda.
Tuttavia, nell’ultimo anno, questo gruppo d’élite si è sfaldato. Oggi non sono più sette a correre, ma solo due: Nvidia e Alphabet. Gli altri giganti stanno "lateralizzando", un termine tecnico per dire che i loro prezzi si muovono orizzontalmente, senza crescere né calare in modo significativo. Questo significa che la forza che spingeva l’intero mercato verso l’alto è venuta meno. Se l’indice generale continua a tenere, è perché finalmente altre aziende, finora trascurate, hanno iniziato a salire.
LA RISCOSSA DEI TITOLI HALO E LA PAURA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Uno dei motivi principali di questo cambiamento è paradossale: l’intelligenza artificiale. Se nel 2023 questa tecnologia ha spinto i titoli tecnologici alle stelle, oggi inizia a spaventare. Gli investitori si chiedono: quali aziende sopravviveranno davvero alla rivoluzione? Un esempio calzante è quello di Adobe, il colosso dei software per la grafica. Il timore è che l’intelligenza artificiale possa permettere a chiunque di creare video e immagini senza bisogno di software complessi, erodendo il vantaggio competitivo di un’azienda storica.
Per proteggersi da questa incertezza, i capitali si stanno spostando sui cosiddetti "Titoli Halo". Questo acronimo identifica aziende che possiedono beni fisici pesanti e un basso rischio di diventare obsolete. Si parla di società che possiedono infrastrutture, capannoni, reti logistiche e macchinari industriali. In un mondo che corre verso il virtuale, il mercato sta tornando a premiare la solidità della materia, preferendo chi possiede asset difficili da replicare da un algoritmo.
UNA FESTA PER MOLTI E NON PER POCHI
In gergo finanziario si parla di "ampiezza del mercato". Per anni il mercato è stato "stretto": solo poche aziende salivano, mentre la maggior parte restava ferma. Oggi l'ampiezza è aumentata drasticamente. Circa il 60 per cento delle società americane sta battendo la media del mercato, un dato molto superiore rispetto al passato recente. È come se in una maratona, dopo ore in cui solo i primi tre atleti correvano veloci, improvvisamente tutto il gruppo avesse iniziato ad accelerare.
Questo fenomeno si riflette nel successo degli indici "Equal Weighted", ovvero a peso uguale. Normalmente, nell’S&P 500, una società enorme come Apple pesa molto di più di una piccola azienda di bulloni. In un indice a peso uguale, invece, a ogni società viene data la stessa importanza. Attualmente, questi indici stanno ottenendo risultati straordinari perché i settori tradizionali come le banche, l’energia e i beni di prima necessità stanno recuperando il terreno perduto rispetto al tech.
IL RISCHIO DI UN DECENNIO PERSO E LE SPERANZE FUTURE
Questa rotazione dei capitali - ovvero lo spostamento massiccio di soldi da un settore all'altro - ha raggiunto cifre astronomiche, toccando i mille miliardi di dollari al giorno. Molti analisti si chiedono se non siamo all'alba di un "decennio perso" per i giganti tecnologici, simile a quanto accaduto dopo la bolla delle dot-com nel 2000. In quel periodo, l'indice generale rimase fermo per anni, ma chi aveva diversificato investendo in altri settori o in altri paesi ottenne comunque ottimi guadagni.
Nonostante questi timori, non bisogna pensare che le grandi aziende tecnologiche siano in crisi di profitti. Al contrario, la loro redditività è ai massimi. Il problema riguarda le aspettative: queste società stanno investendo somme colossali nell'intelligenza artificiale - cifre paragonabili al PIL di intere nazioni come l'Italia - e gli investitori non sono ancora sicuri che questi investimenti torneranno indietro con i dovuti interessi.
Tuttavia, la storia insegna che un mercato in cui molte aziende diverse crescono contemporaneamente è solitamente un mercato sano. Quando l’aumento dei prezzi non dipende solo da pochi nomi famosi ma coinvolge la maggioranza delle imprese, le probabilità statistiche che la crescita continui nei mesi successivi sono molto elevate, vicine al 94 per cento. Il mercato non sta morendo; sta semplicemente cambiando pelle, passando dall’ossessione per il software alla riscoperta del valore reale.