La prima serata del Festival di Sanremo 2026 si è conclusa a un’ora che un tempo sarebbe stata considerata l’alba e che oggi chiamiamo semplicemente "ritmo Carlo Conti". Un debutto che ha oscillato tra il rassicurante e l’estenuante, con trenta canzoni trenta, un numero che suggerisce più un inventario di magazzino che una selezione artistica.
LA STRANA COPPIA: CONTI IL "NERO" E LAURA L’UMILE
Alla conduzione, Carlo Conti ha sfoggiato la sua consueta tonalità mogano, apparendo a tratti più preoccupato di finire in tempo che del contenuto delle buste. Al suo fianco, una Laura Pausini in versione "ragazza di paese che ha vinto cinque Grammy per caso". Elegante, certo, con un gioiello al collo che ricordava pericolosamente il Cuore dell’Oceano del Titanic (speriamo non un presagio per lo share), ma con quel nervosismo di chi deve dimostrare di saper leggere il gobbo senza sembrare un’ospite. Molto apprezzata l’autoironia della sua imitatrice ufficiale che girava per il palco: a tratti sembrava più spigliata l’originale della copia, o forse era il contrario.
OSPITI: BELLI, IMMOBILI E UN PO’ DELUDENTI
Sul fronte ospiti, l’entusiasmo è durato il tempo di un’inquadratura. Can Yaman è apparso in tutta la sua statuaria altezza (circa due metri di barba e abbronzatura), ma una volta appurato che non si sarebbe spogliato, l’interesse è calato drasticamente. Ha provato a parlare turco, Conti ha cercato di accelerare, e l’utilità del momento è rimasta un mistero della fede televisiva.
Delusione anche per Tiziano Ferro. Ci si aspettava l’apoteosi, un duetto con la Pausini, un pezzo di storia. Invece, Tiziano è passato a promuovere il nuovo album, ha cantato il singolo nuovo e se n’è andato senza regalarci nemmeno un "Sere Nere". Un’occasione sprecata che ha lasciato l’Ariston con l’amaro in bocca e la voglia di restare a casa.
CANZONI: TRA DISNEY, TIKTOK E ABITI DI TRE TAGLIE PIÙ GRANDI
Il livello musicale? Un onesto "senza infamia e senza lode", con la sensazione che negli ultimi due anni si fosse raschiato meglio il fondo del barile.
Dito nella Piaga ha portato un pezzo che diventerà la colonna sonora dei prossimi pride milanesi: promossa per l'energia, meno per il look "pin-up confusa". Arisa ha sfoderato la solita voce pazzesca su una sonorità che sembrava uscita dalla colonna sonora di un nuovo film Disney: impeccabile, ma forse troppo pulita.
Note dolenti per i giovani: quasi tutti sembravano aver rubato l’abito dal guardaroba del padre, con queste giacche oversize che li facevano sembrare bambini pronti per la prima comunione. 13 Pietro (figlio di Gianni Morandi) ha avuto un problema al microfono: un battesimo del fuoco che gli ha portato fortuna, visto che poi la canzone non era nemmeno male. Tommaso Paradiso è apparso in versione "cugino al matrimonio", con un brano che non ha lasciato traccia se non un vago senso di già sentito.
I MOMENTI "COMMARI"
Il gossip di corridoio si è concentrato sulle dentiere sospette (troppo bianche, troppo perfette per essere vere) e sui tributi doverosi ma un po' pesanti. Il ritorno di Patty Pravo senza scale è stato un colpo al cuore per chi ama il dramma, mentre Sal Da Vinci ha già ipotecato il televoto del sud con una ballata che profuma di matrimoni e prime posizioni.
In classifica, la sala stampa ha premiato Arisa, Serena Brancale e Dito nella Piaga. Noi, dal divano, premiamo solo chi è riuscito a restare sveglio fino all'una e mezza senza abusare di caffeina. Stasera si replica, ma con meno illusioni e, speriamo, giacche della taglia giusta.