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Tumore al seno triplo negativo, scoperto un nuovo “interruttore molecolare”: apre la strada a terapie mirate

 
Tumore al seno triplo negativo, scoperto un nuovo “interruttore molecolare”: apre la strada a terapie mirate
Redazione

Nel panorama della ricerca oncologica arriva una scoperta italiana destinata a far discutere la comunità scientifica internazionale. Un nuovo potenziale bersaglio terapeutico è stato individuato in una delle forme più aggressive e difficili da trattare di carcinoma mammario: il tumore al seno triplo negativo.

Lo studio, coordinato dalla Sapienza Università di Roma e pubblicato sulla rivista del gruppo Nature Cell Death & Differentiation, ha identificato il ruolo chiave di una proteina capace di agire come un vero e proprio “interruttore molecolare”, in grado di controllare contemporaneamente quantità e attività delle proteine che guidano la crescita tumorale.

Una scoperta che non solo chiarisce nuovi meccanismi biologici alla base della malattia, ma apre prospettive inedite per lo sviluppo di strategie terapeutiche innovative, in un contesto clinico in cui le opzioni di cura restano ancora fortemente limitate.

Perché il tumore al seno triplo negativo è così difficile da curare

Il tumore al seno triplo negativo rappresenta una delle forme più aggressive di carcinoma mammario. È caratterizzato dall’assenza dei tre principali bersagli terapeutici oggi utilizzati in oncologia: i recettori per estrogeni e progesterone e il recettore HER2.

Questa peculiarità biologica rende la malattia poco responsiva alle terapie mirate e spesso associata a una progressione rapida, a un’elevata capacità metastatica e a un rischio concreto di recidiva anche a distanza di tempo, nonostante i trattamenti farmacologici.

È proprio in questo “vuoto terapeutico” che si inserisce l’importanza della ricerca di base, chiamata a individuare nuove vulnerabilità molecolari su cui intervenire.

Lo studio italiano: una rete di ricerca d’eccellenza

La ricerca è stata condotta da Sabrina Zema, borsista della Fondazione Umberto Veronesi, all’interno del gruppo di ricerca della Sapienza coordinato dalla professoressa Diana Bellavia, con il supporto dell’Istituto Pasteur Italia – Fondazione Cenci Bolognetti.

Il lavoro ha combinato tecniche sperimentali avanzate, analisi molecolari di nuova generazione e un approccio integrato che ha messo insieme dati sperimentali originali e solide evidenze presenti in letteratura scientifica internazionale.

MAML1, la proteina che accende i circuiti oncogenici

Al centro della scoperta c’è la proteina Mastermind-like1 (MAML1), già nota per il suo ruolo nella trascrizione di geni coinvolti nella trasformazione cellulare. Nei tumori al seno triplo negativo, i ricercatori hanno osservato che i livelli di espressione di MAML1 sono frequentemente molto elevati, suggerendo un suo coinvolgimento diretto nei meccanismi di malignità.

La vera novità dello studio è però l’identificazione di un ruolo non canonico di MAML1: quello di interruttore molecolare capace di orchestrare l’attivazione delle principali vie di segnalazione oncogeniche, in particolare i pathway Notch e Hedgehog, noti per il loro ruolo nella crescita tumorale e nella resistenza alle terapie.

Il legame cruciale con l’enzima Itch

I ricercatori hanno dimostrato che MAML1 è in grado di inibire l’attività dell’enzima Itch, una proteina che normalmente svolge una funzione di controllo fondamentale, limitando l’accumulo di proteine potenzialmente oncogeniche all’interno della cellula.

Quando l’azione di Itch viene bloccata, queste proteine sfuggono ai meccanismi di degradazione, favorendo la trasformazione tumorale e l’acquisizione delle caratteristiche di aggressività tipiche del tumore triplo negativo.

Grazie a strumenti sperimentali più sensibili e precisi, è stato possibile analizzare nel dettaglio l’interazione tra MAML1 e Itch, chiarendo le conseguenze biologiche dirette di questo squilibrio molecolare.

Un nuovo bersaglio terapeutico all’orizzonte

Alla luce dei risultati ottenuti, MAML1 emerge come un potenziale target molecolare di grande rilevanza terapeutica. Intervenire su questo “interruttore” potrebbe consentire di modulare intere reti di segnalazione tumorali, superando l’approccio tradizionale basato su un singolo bersaglio.

«Conoscere questi meccanismi è fondamentale per ideare terapie più mirate ed efficaci in futuro», sottolinea Diana Bellavia. «Lo studio dimostra quanto sia strategico investire nella ricerca di base e conferma la capacità della Sapienza di produrre conoscenza originale e competitiva a livello internazionale, con ricadute concrete sulla salute».

Ricerca di base e futuro della terapia oncologica

Questa scoperta rafforza un messaggio sempre più centrale nella medicina moderna: senza ricerca di base non esiste innovazione clinica. Comprendere a fondo i meccanismi molecolari che guidano le forme tumorali più aggressive è il primo passo per trasformare la conoscenza scientifica in nuove possibilità di cura.

Nel caso del tumore al seno triplo negativo, MAML1 potrebbe rappresentare una svolta tanto attesa, aprendo la strada a terapie personalizzate, capaci di colpire la malattia nei suoi snodi biologici più profondi.

Riferimento scientifico

Sabrina Zema et al., MAML1 drives Notch and Hedgehog oncogenic pathways by inhibiting Itch activity in triple-negative breast cancer, Cell Death & Differentiation, Nature
DOI: 10.1038/s41418-025-01613-5