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L’infanzia non è un mezzo: perché la tutela dei minori è un diritto universale

 
L’infanzia non è un mezzo: perché la tutela dei minori è un diritto universale
di Katrin Bove

Ci sono notizie che, anche a migliaia di chilometri di distanza, riescono a colpirci con una forza particolare. Non tanto per la loro eccezionalità, quanto per ciò che rivelano sul nostro tempo. La vicenda americana del bambino di cinque anni fermato e, secondo le ricostruzioni, utilizzato come “esca” per facilitare l’arresto del padre, appartiene a questa categoria. Non è solo un fatto di cronaca giudiziaria, ma uno spartiacque simbolico, che interroga il nostro modo di intendere i diritti dell’infanzia e il confine, troppo spesso fragile, tra sicurezza, potere e tutela dei più vulnerabili.

Dal caso americano al richiamo della comunità scientifica, quando sicurezza e potere entrano in conflitto con i diritti dei bambini.

Un bambino non è uno strumento, non è un corpo “neutro” che può essere esposto al trauma in nome di un fine ritenuto superiore. È una persona in formazione, con un equilibrio emotivo e cognitivo ancora in costruzione, e proprio per questo meritevole di una protezione rafforzata. Quando questo principio viene meno, non siamo di fronte a un incidente isolato, ma a una rottura profonda del patto sociale che dovrebbe legare adulti, istituzioni e minori.

Il comunicato congiunto della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e della Società Italiana di Pediatria arriva come un richiamo necessario e autorevole. SINPIA e SIP non commentano soltanto un caso, ma richiamano con forza un principio universale sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo: l’interesse superiore del minore deve prevalere sempre, in ogni decisione che lo riguarda. Non come formula retorica, ma come criterio operativo concreto.

Le evidenze scientifiche citate nel documento sono chiare e difficili da ignorare. L’esposizione a esperienze traumatiche, che si tratti di violenza diretta, di coercizione, di paura costante o anche solo di esserne spettatori impotenti, ha effetti profondi e duraturi sulla salute mentale dei bambini. Depressione, disturbo post-traumatico da stress, difficoltà emotive e relazionali, alterazioni dello sviluppo cognitivo, non sono ipotesi astratte, ma dati consolidati della letteratura scientifica più recente. E colpiscono anche, e forse soprattutto, i bambini più piccoli, quelli che non hanno ancora strumenti per dare un senso a ciò che accade.

Parlare di salute mentale in età evolutiva significa riconoscere che la crescita emotiva e cognitiva non è un processo automatico, ma un percorso delicato che richiede contesti sicuri e non coercitivi. Ogni trauma non elaborato diventa una frattura silenziosa che può riemergere anni dopo, condizionando relazioni e capacità di stare nel mondo. Difendere i diritti dell’infanzia, allora, non è solo un atto di tutela immediata, ma è soprattutto un investimento sul futuro delle persone e delle comunità.

C’è un punto che ritengo centrale e che il documento di SINPIA e SIP mette bene in luce: la violenza genera violenza. Quando normalizziamo l’idea che un bambino possa essere esposto alla paura o alla strumentalizzazione “per una buona causa”, stiamo trasmettendo un messaggio potente e pericoloso. Stiamo dicendo che i diritti possono essere sospesi, che la vulnerabilità non è un limite da rispettare ma un fattore sacrificabile. È esattamente l’opposto di ciò di cui abbiamo bisogno in società già attraversate da rabbia e disgregazione dei legami.

La tutela dei minori non può essere selettiva, né dipendere dal contesto geopolitico, giudiziario o mediatico. E’ un diritto universale, fondato su scienza, diritto internazionale e responsabilità etica. Questo vale negli Stati Uniti come in Europa, nei contesti di guerra come in quelli di pace apparente, nelle periferie come nei luoghi istituzionali.

L’infanzia non si usa. Non si espone alla paura come se fosse un danno collaterale accettabile. Difendere i diritti dei bambini oggi è l’unico modo serio per difendere la dignità dell’essere umano domani.