La violenza di genere non è soltanto un’emergenza sociale. È, prima di tutto, una questione culturale. E quando si intreccia con il digitale, con i social network, con la velocità incontrollata della rete, diventa ancora più subdola, più pervasiva, più difficile da intercettare e prevenire.
Si è svolto presso la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio il convegno “Violenza di genere digitale: prevenzione e formazione, ruolo delle forze dell’ordine”, promosso e organizzato dalla Dott.ssa Antonella Cortese, psicologa, con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Associazione 5D. Oltre 200 presenze, sala gremita, istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, mondo accademico e sanitario, un dato importante della sensibilità crescente su un tema che non può più essere relegato alla cronaca.
Dopo i saluti del Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi, ad aprire i lavori è stata la Dott.ssa Antonella Cortese, che ha ribadito la necessità di promuovere una cultura della prevenzione e della formazione, costruendo reti di collaborazione tra istituzioni, professionisti e territorio. Fare rete per non lasciare sole le vittime.
Ma il punto centrale, emerso con forza nel corso della mattinata, è stato un altro: la repressione non basta.
Le forze dell’ordine hanno un ruolo cruciale nel contrasto alla violenza di genere, ma la vera battaglia si gioca prima. Si gioca nella prevenzione, nella formazione e quindi soprattutto nelle scuole.
Particolarmente significative sono state le parole del Questore di Roma, che ha richiamato un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: gentilezza e rispetto. Due parole che sembrano quasi fuori tempo in un’epoca segnata da aggressività verbale, polarizzazione e odio online, ma che rappresentano il primo argine contro ogni forma di sopraffazione.
La gentilezza non è debolezza. È forza civile.
Il rispetto non è formalità. È riconoscimento dell’altro come persona.

Nel corso degli interventi è stata approfondita anche la dimensione digitale della violenza: la Polizia Postale ha evidenziato i rischi legati al cyberbullismo, allo stalking online, alla diffusione non consensuale di contenuti. Fenomeni che colpiscono soprattutto i giovani e che si alimentano di inconsapevolezza, superficialità e assenza di educazione digitale.
Ecco perché la scuola diventa il luogo strategico.
Se vogliamo davvero invertire la rotta, dobbiamo partire dalle aule. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che il linguaggio ha un peso, che l’umiliazione non è ironia, che la condivisione di un’immagine senza consenso è un reato, che l’amore non è controllo. Dobbiamo fornire strumenti emotivi, relazionali e digitali per riconoscere e prevenire la violenza.
Momento di intensa emozione è stato quello della testimonianza di Filomena Lamberti, vittima di violenza domestica, che ha raccontato con straordinario coraggio la propria esperienza, segnata da gravissime ustioni provocate dal marito mentre dormiva. La sua voce ha trasformato le statistiche in carne viva. Ha ricordato a tutti che dietro ogni parola “violenza” c’è una persona, con la sua storia di dolore e sofferenza.
Significativo anche il momento conclusivo, con la lettura di una poesia contro ogni forma di violenza, scritta da un ragazzo con disabilità e inviata alla Dott.ssa Cortese: un messaggio di speranza che ha unito emozione e responsabilità.
«Solo attraverso la formazione, la collaborazione e il lavoro in rete possiamo contrastare in modo efficace ogni forma di violenza, anche quella digitale, e offrire alle vittime strumenti concreti di tutela e supporto», ha dichiarato la Dott.ssa Cortese.
Parole che riassumono il senso profondo della giornata.
La violenza di genere è il risultato di una distorsione culturale del rapporto tra uomo e donna, tra identità e potere. Combatterla significa agire sui modelli educativi, sul linguaggio, sulla rappresentazione sociale delle relazioni.
Tutti noi abbiamo il dovere di non limitarci alla cronaca. Dobbiamo contribuire a costruire un nuovo immaginario, dove il rispetto sia la norma e non l’eccezione.
La sfida è culturale e riguarda tutti.
Nella foto da sinistra: Antonella Cortese, Stefania Castricone, Filomena Lamberti