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Berlinale sotto accusa per il silenzio sulla guerra a Gaza

 
Berlinale sotto accusa per il silenzio sulla guerra a Gaza
Redazione

Oltre 80 tra attori, registi e operatori del cinema hanno criticato il Festival Internazionale del Cinema di Berlino, noto come Berlinale, per il suo silenzio rispetto alla guerra israeliana a Gaza e per quello che viene definito “razzismo anti-palestinese” istituzionale. Tra i firmatari della lettera aperta pubblicata su Variety figurano nomi di rilievo come Javier Bardem, Tilda Swinton, Mike Leigh, Adam McKay e Lukas Dhont, insieme ad altri artisti e filmmaker già protagonisti di precedenti edizioni del festival.

Berlinale nel mirino, star e registi denunciano il silenzio sulla guerra a Gaza

I firmatari hanno evidenziato come l’atteggiamento della Berlinale nei confronti del conflitto israelo-palestinese risulti in netto contrasto con le prese di posizione del festival su altre crisi internazionali, come la guerra in Ucraina o le repressioni in Iran. La mancanza di una dichiarazione ufficiale di condanna nei confronti delle azioni israeliane è stata interpretata come un doppio standard rispetto a conflitti in cui il festival ha precedentemente preso posizione pubblica.

Nel testo della lettera, vengono inoltre riportati episodi di censura nei confronti di artisti che avevano espresso solidarietà ai palestinesi. Alcuni registi sono stati rimproverati dalla direzione della Berlinale per aver parlato di Gaza, e in almeno un caso un filmmaker è stato oggetto di indagine da parte della polizia. Tali interventi hanno riguardato discorsi basati sul diritto internazionale, ma sono stati considerati dal festival “discriminatori”.

La lettera sottolinea inoltre come il festival abbia ignorato le informazioni emergenti sulla guerra a Gaza, in cui almeno 2.842 palestinesi sarebbero stati uccisi da armi termobariche prodotte negli Stati Uniti, lasciando sul terreno solo sangue e frammenti. La Germania è indicata tra i principali esportatori di armi verso Israele e avrebbe introdotto misure per scoraggiare manifestazioni di solidarietà con i palestinesi, anche nel campo artistico e culturale.

Secondo i firmatari, mentre altri festival internazionali hanno aderito a boicottaggi culturali nei confronti di Israele e oltre 5.000 operatori del cinema hanno rifiutato collaborazioni con istituzioni israeliane, la Berlinale non ha ancora espresso alcuna posizione ufficiale a favore dei diritti dei palestinesi. La mancanza di un intervento pubblico da parte della kermesse, in particolare rispetto alla difesa della vita, della dignità e della libertà dei palestinesi, è stata vista come una negligenza morale significativa.

L’appello degli artisti arriva in un contesto di crescente attenzione del mondo cinematografico internazionale verso il conflitto israelo-palestinese. Il silenzio della Berlinale ha sollevato questioni più ampie sulla responsabilità morale dei grandi eventi culturali e sul rapporto tra cinema e politica, rimarcando che anche la cultura non può essere separata dai contesti politici in cui si colloca.