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Cuba combatte per la sopravvivenza, ma la catastrofe umanitaria è ad un passo

 
Cuba combatte per la sopravvivenza, ma la catastrofe umanitaria è ad un passo
Redazione

Potrebbe essere cominciato il conto alla rovescia per l'esplodere di una grave crisi umanitaria a Cuba (che le Nazioni Unite fanno capire di pensare essere imminente), che da lungo tempo sta affrontando le conseguenze delle politiche di lento strangolamento economico perseguito dagli Stati Uniti, che le hanno imposto un embargo da decenni che, però, l'Isola aveva imparato a sopportare grazie all'aiuto di Paesi amici.

Cuba combatte per la sopravvivenza, ma la catastrofe umanitaria è ad un passo

Come il Venezuela, prima chavista e quindi sotto il regime di Maduro, che inviava il petrolio vitale per non cadere in una piena emergenza energetica. Quella nella quale ora Cuba si trova perché, con l'arresto di Maduro e il suo trasferimento in un carcere a New York, di petrolio venezuelano non ne arriva più - la Marina americana controlla le rotte -, mettendo in ginocchio l'Isola.

Le autorità de L'Avana hanno approntato un piano di austerità per contenere i consumi e indirizzare le poche risorse energetiche verso i settori fondamentali, ma questa stretta sta colpendo soprattutto la popolazione che, in maggioranza, a fronte di stipendi assolutamente insufficienti (l'equivalente di pochi dollari al mese, con la moneta locale in caduta libera), affronta una economia di sopravvivenza.
I segnali della crisi sono ormai evidenti. Pur se ricorrendo alla formula della ''sospensione'', che lascia intravedere una possibilità remota che possano tenersi più avanti, è stato deciso che la Fiera del sigaro e quella dell'editoria non vengano tenute.

Se la sospensione della seconda ha un impatto soprattutto simbolico e in termini di immagine, quella della prima è anche un colpo all'economia cubana che sulla produzione pregiata di sigari ha sempre puntato per raggranellare valuta pregiata, anche se il mercato americano - il più ricco, non solo per l'ampiezza - è precluso dall'embargo.

Ma a impattare più duramente sul morale della gente sono i tagli alla distribuzione del carburante, al quale i cittadino comuni (quelli che non appartengono alla nomenklatura del partito comunista o a categorie ''privilegiate'', come per alcuni settori del turismo) non può ormai accedere se non servendosi di un'app statale che. sostanzialmente, mette in fila le richieste e stila un calendario grazie al quale si può andare, solo per appuntamento, ad una stazione di servizio e lì immettere nel serbatoio appena venti litri di benzina.

Ma tutti gli automobilisti che superano questa prova - alcuni hanno calcolato che potranno fare un parziale rifornimento tra mesi, anche parecchi - sanno che dovranno mettere da parte una riserva per le emergenze. Come ad esempio, andare in ospedale, nel timore che non ci siano ambulanze disponibili appunto per mancanza di benzina.

La crisi è tale che ormai la gente si è abituata ai ripetuti black out elettrici, con la corrente che spesso manca in vaste zone e per molte ore. Conseguenza non solo della penuria del petrolio per fare marciare le centrali, ma anche per la loro obsolescenza, che non è problema che si possa risolvere in tempi brevi, anche solo considerando gli alti costi.

Scuole chiuse, uffici che lavorano per pochi giorni a settimana, servizi ridotti al minimo: è forse questo lo scenario che la politica di Donald Trump sta perseguendo: favorire un cambio di regime confidando sull'esasperazione della gente.
Se si va a leggere Granma, l'organo ufficiale del Partito comunista cubano, la popolazione è compatta dietro il regime e contro gli Stati Uniti. Ma la sopportazione dei cubani sembra ormai arrivata al limite.