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Kosovo, confermati i 13 anni all’ex poliziotto serbo, la giustizia riapre le ferite della guerra

 
Kosovo, confermati i 13 anni all’ex poliziotto serbo, la giustizia riapre le ferite della guerra
Redazione

Il Tribunale di Pristina ha confermato la condanna a 13 anni di reclusione nei confronti dell’ex agente di polizia serbo Dusko Arsic, riconosciuto colpevole di crimini di guerra commessi durante il conflitto in Kosovo del 1998-99. La decisione, resa pubblica il 23 febbraio 2026, ribadisce la responsabilità dell’imputato per il suo coinvolgimento nelle operazioni condotte dalle forze serbe nel villaggio di Butovc.

Kosovo, confermati i 13 anni all’ex poliziotto serbo, la giustizia riapre le ferite della guerra

Secondo la corte, le testimonianze raccolte nel corso del processo hanno dimostrato che Arsic faceva parte delle unità di polizia e militari serbe responsabili di maltrattamenti e omicidi ai danni di civili albanesi del Kosovo. Il giudice Vesel Ismaili ha affermato che le deposizioni ascoltate hanno provato “integralmente” la partecipazione dell’imputato alle azioni compiute a Butovc, sottolineando come la difesa non abbia fornito elementi sufficienti a mettere in discussione l’impianto accusatorio.

La sentenza conferma, nella sostanza, un precedente verdetto di primo grado emesso nel 2024, anch’esso pari a 13 anni di carcere. Tuttavia, quella decisione era stata annullata nel gennaio 2025 dalla Corte d’Appello per “violazioni essenziali delle disposizioni di procedura penale”, rendendo necessario un nuovo giudizio. Nel procedimento rinnovato, alcune imputazioni relative al presunto coinvolgimento personale di Arsic in espulsioni, saccheggi e incendi di abitazioni nell’area di Pristina sono state archiviate per insufficienza di prove.

Tra le accuse ritenute fondate figura la partecipazione all’uccisione di Brahim Shala, avvenuta il 20 febbraio 1999 a Butovc. L’atto d’accusa sostiene che Shala sia stato colpito alle spalle e che un altro civile, allora quindicenne, sia stato costretto a trasportarne il corpo sotto minaccia. Il testimone, Artan Krasniqi, ha riferito in aula che la vittima era ancora viva mentre veniva trasportata e ha descritto episodi di violenza fisica e psicologica subiti in quel contesto.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Nebojsa Vlajic, ha definito la sentenza “assurda” e ha annunciato un nuovo ricorso. Secondo il legale, la conferma della stessa pena nonostante la caduta di alcune imputazioni solleva interrogativi sulla coerenza della decisione. Arsic, arrestato nel settembre 2021, si è dichiarato non colpevole fin dall’inizio del procedimento.

Il caso si inserisce nel più ampio quadro dei procedimenti giudiziari relativi ai crimini commessi durante la guerra in Kosovo, un conflitto che continua a produrre conseguenze giudiziarie e politiche a oltre venticinque anni dalla fine delle ostilità. La conferma della condanna rappresenta un nuovo capitolo nel complesso percorso di accertamento delle responsabilità individuali per le violazioni dei diritti umani avvenute in quel periodo.