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Messico, dopo la morte di “El Mencho” l’esercito in strada: escalation di violenze in oltre 20 stati

 
Messico, dopo la morte di “El Mencho” l’esercito in strada: escalation di violenze in oltre 20 stati
Redazione

Il Messico affronta una nuova ondata di violenza dopo la morte di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del Jalisco New Generation Cartel (CJNG). In risposta ai disordini esplosi in diverse regioni del Paese, il governo ha disposto l’invio di migliaia di soldati per rafforzare la sicurezza, in particolare nello stato occidentale di Jalisco.

Messico, dopo la morte di “El Mencho” l’esercito in strada: escalation di violenze in oltre 20 stati

Il ministro della Difesa, Ricardo Trevilla, ha annunciato l’invio di ulteriori 2.500 militari, che si aggiungono ai circa 9.500 già dispiegati a partire da domenica. Secondo le autorità, almeno 20 stati sono stati interessati da episodi di violenza dopo la notizia della morte del narcotrafficante, avvenuta poco dopo la sua cattura da parte delle forze speciali messicane.

Considerato per anni uno dei criminali più ricercati del Paese, El Mencho è stato intercettato nei pressi della località di Tapalpa, dove si trovava per incontrare una partner sentimentale. Durante l’operazione è scoppiato un conflitto a fuoco tra le sue guardie del corpo e i reparti militari. Il capo del cartello sarebbe rimasto gravemente ferito e sarebbe deceduto durante il trasferimento verso Città del Messico. Nell’operazione sono morti anche almeno sei membri della sua scorta, mentre tre militari sono rimasti feriti.

La reazione del CJNG è stata immediata. In numerose città, gruppi armati hanno incendiato autobus e veicoli, bloccato strade con chiodi e barricate improvvisate e dato alle fiamme attività commerciali e istituti bancari. Scene di fumo e mezzi bruciati sono state registrate anche nella località turistica di Puerto Vallarta, dove alcuni video diffusi sui social mostrano turisti assistere agli scontri a distanza, mentre elicotteri militari sorvolano la zona.

Scontri armati sono stati segnalati anche nei pressi di Guadalajara e in altri centri urbani. Secondo il ministro della Sicurezza, Omar García Harfuch, negli scontri successivi alla morte del boss sono deceduti un agente penitenziario, un membro della procura statale e almeno 30 presunti affiliati al cartello. Inoltre, almeno 25 membri della Guardia Nazionale avrebbero perso la vita nello stato di Jalisco dall’inizio delle violenze.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha elogiato l’operazione che ha portato alla cattura del leader criminale, sottolineando che la priorità dell’esecutivo resta il ripristino della sicurezza e della stabilità. “C’è coordinamento tra governo e forze armate”, ha dichiarato, assicurando che i blocchi stradali sono stati rimossi entro lunedì mattina.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva offerto una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni utili alla cattura di El Mencho. Le autorità messicane hanno confermato che l’operazione è stata condotta dall’esercito con il supporto della Guardia Nazionale e dell’aeronautica, precisando che, pur essendoci stato uno scambio di informazioni con Washington, nessuna forza statunitense ha partecipato direttamente all’azione.

L’episodio segna un passaggio cruciale nella strategia di contrasto ai cartelli della droga e apre interrogativi sulle possibili evoluzioni degli equilibri criminali nel Paese.