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Allerta aviaria globale, l’Arabia Saudita chiude le frontiere a pollame e uova da 40 Paesi

 
Allerta aviaria globale, l’Arabia Saudita chiude le frontiere a pollame e uova da 40 Paesi
Redazione

La Saudi Food and Drug Authority (SFDA) ha annunciato un divieto totale di importazione di pollame e uova provenienti da 40 Paesi, accompagnato da un blocco parziale che riguarda specifiche province e città in altri 16 Stati. La decisione, resa nota a Riad il 24 febbraio 2026, rientra in un pacchetto di misure precauzionali volte a rafforzare la sicurezza alimentare e a proteggere la salute pubblica nel mercato interno saudita.

Allerta aviaria globale, l’Arabia Saudita chiude le frontiere a pollame e uova da 40 Paesi

Secondo quanto riportato dalla Saudi Gazette, l’elenco dei Paesi soggetti al divieto è frutto di un monitoraggio costante del quadro epidemiologico internazionale. Alcuni Stati risultano sotto embargo già dal 2004, mentre altri sono stati aggiunti progressivamente sulla base di valutazioni del rischio e di segnalazioni relative a malattie animali, in particolare focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità.

Il bando totale interessa, tra gli altri, Germania, Regno Unito, Cina, Giappone, India, Egitto, Sudafrica e Messico, oltre a numerosi Paesi dell’Asia e dell’Africa. Parallelamente, il divieto parziale colpisce determinate aree di Paesi come Stati Uniti, Australia, Italia, Francia, Canada e Polonia. La lista, ha precisato l’Autorità, resta soggetta a revisioni periodiche in funzione dell’evoluzione sanitaria globale.

L’obiettivo dichiarato è prevenire l’ingresso di agenti patogeni nel territorio saudita, in un contesto in cui le catene di approvvigionamento alimentare sono sempre più interconnesse. La diffusione dell’influenza aviaria e di altre malattie come la Newcastle rappresenta un rischio non solo per il settore avicolo locale, ma anche per la stabilità dei prezzi e la continuità delle forniture.

La SFDA ha tuttavia previsto un’esenzione per i prodotti a base di carne avicola sottoposti a trattamenti termici o ad altre lavorazioni in grado di inattivare il virus della malattia di Newcastle. Tali prodotti potranno essere importati purché accompagnati da un certificato sanitario ufficiale rilasciato dalle autorità competenti del Paese d’origine, attestante l’efficacia del trattamento applicato. Resta inoltre indispensabile che la merce provenga da stabilimenti approvati secondo gli standard sauditi.

La stretta di Riad segnala un approccio prudente e dinamico alla gestione del rischio sanitario, in linea con una strategia più ampia di rafforzamento della sicurezza alimentare nazionale. In un’epoca segnata da epidemie transfrontaliere e shock nelle forniture, la prevenzione diventa leva centrale per tutelare consumatori e filiere produttive.