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Bangladesh, l’acqua avvelenata che uccide silenziosamente milioni di persone

 
Bangladesh, l’acqua avvelenata che uccide silenziosamente milioni di persone
Redazione

Il Bangladesh sta affrontando una delle emergenze sanitarie più drammatiche della storia moderna: l’arsenico nell’acqua potabile, definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come il più grande avvelenamento di massa di sempre.

Bangladesh, l’acqua avvelenata che uccide silenziosamente milioni di persone

Negli ultimi decenni, decine di milioni di persone nel paese del Sud Asia sono state esposte a livelli pericolosi di arsenico nelle acque sotterranee che vengono usate ogni giorno per bere, cucinare e irrigare i campi. Le stime più recenti parlano di tra 35 e 77 milioni di persone a rischio, distribuite in quasi tutto il territorio nazionale.

La vicenda ha un’origine paradossale. Negli anni ’70 e ’80, le autorità locali e le organizzazioni internazionali – tra cui l’UNICEF – promisero di liberare la popolazione dall’acqua superficiale inquinata, principale causa di malattie gastrointestinali e mortalità infantile. Per farlo, furono installati milioni di pozzi di piccole dimensioni che attingevano acqua dalle falde sotterranee, considerate all’epoca più “pulite”.

Quello che però non fu controllato a sufficienza fu un altro pericolo nascosto sotto la terra. Nel corso degli anni ’90, gli scienziati scoprirono che l’acqua di molti di questi pozzi conteneva concentrazioni di arsenico fino a decine di volte superiori ai limiti raccomandati dall’OMS, che per la salute umana è di soli 10 microgrammi per litro.

L’arsenico è un elemento naturale presente nei sedimenti dell’enorme delta del Gange, influenzato per millenni dall’erosione delle montagne dell’Himalaya. In particolari condizioni geologiche e chimiche – come quelle che si trovano nel sottosuolo del Bangladesh – questo metallo entra facilmente nell’acqua potabile.

Le conseguenze sulla salute sono devastanti. L’esposizione cronica può causare lesioni cutanee, cheratosi, nausea e disturbi gastrointestinali, oltre a un significativo aumento del rischio di tumori alla vescica, ai reni e ai polmoni. Gli effetti peggiori, infatti, possono manifestarsi anche dopo anni o decenni di assunzione inconsapevole di arsenico.

Per molte comunità rurali, la sfida è doppia: non solo evitare di bere acqua contaminata, ma farlo in un paese con infrastrutture limitate e poche risorse per una risposta efficace. Gli interventi attuali includono la chiusura dei pozzi più inquinati e l’uso di filtri economici per la purificazione dell’acqua. Tuttavia, il problema resta vasto e complesso, soprattutto in assenza di sistemi di rete idrica diffusi e ben controllati.

Oltre al problema ambientale, resta quello sociale: molte persone già affette da arsenicosi lottano ogni giorno con lesioni cutanee dolorose o malattie croniche, mentre programmi di diagnostica precoce e supporto sanitario rimangono insufficienti.

Il caso del Bangladesh è un monito per il mondo: anche interventi apparentemente positivi possono avere effetti devastanti se non accompagnati da adeguati controlli scientifici e sanitari. La garanzia di acqua potabile sicura e monitorata è una priorità globale.