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Tumore al seno, emergenza globale: 3,5 milioni di casi entro il 2050. Crescono morti e disuguaglianze

 
Tumore al seno, emergenza globale: 3,5 milioni di casi entro il 2050. Crescono morti e disuguaglianze
di Sofia Diletta Rodinò

Il tumore al seno resta il cancro più diffuso tra le donne nel mondo e, nonostante i progressi terapeutici degli ultimi decenni, il suo impatto globale è destinato ad aumentare in modo significativo.

Secondo una nuova e ampia analisi del Global Burden of Disease Study Breast Cancer Collaborators, pubblicata su The Lancet Oncology, i nuovi casi annuali passeranno dai 2,3 milioni registrati nel 2023 a oltre 3,5 milioni nel 2050, con un incremento di circa un terzo.

Ancora più allarmante è la previsione relativa alla mortalità: i decessi annuali potrebbero crescere del 44%, passando da 764.000 a quasi 1,4 milioni all’anno.

Si tratta di una proiezione che fotografa non solo l’evoluzione epidemiologica della malattia, ma soprattutto le profonde disuguaglianze sanitarie globali.

Il peso del tumore al seno nel 2023: 24 milioni di anni di vita persi

Nel 2023 il tumore al seno è stato la principale causa di malattia oncologica e morte prematura tra le donne.

Le stime parlano di:

  • 2,3 milioni di nuove diagnosi

  • 764.000 decessi

  • 24 milioni di anni di vita in buona salute persi a causa di disabilità e morte precoce

Questo indicatore – anni di vita sana persi – è particolarmente significativo: misura non solo le morti, ma anche il peso della malattia sulla qualità della vita. E il dato è più che raddoppiato rispetto ai 11,7 milioni del 1990.

Disuguaglianze profonde tra Paesi ricchi e poveri

Lo studio ha analizzato dati provenienti da 204 Paesi e territori, utilizzando registri oncologici, sistemi di certificazione delle cause di morte e interviste familiari.

Nel 2023:

  • Il 73% dei nuovi casi (1,67 milioni) si è verificato nei Paesi ad alto e medio-alto reddito

  • Il 39% dei decessi (circa 300.000) si è verificato nei Paesi a basso e medio-basso reddito

Quando i dati vengono standardizzati per età, emergono disparità ancora più marcate.

Nei Paesi ad alto reddito – come Monaco, Andorra, Francia, Germania e Irlanda – i tassi di incidenza superano 100 casi ogni 100.000 donne.

Nei Paesi a basso e medio reddito – Afghanistan, Somalia, Mozambico – i tassi si attestano intorno a 13 casi ogni 100.000 donne.

Ma il dato più inquietante riguarda l’andamento nel tempo:

  • Nei Paesi a basso reddito, dal 1990 al 2023, i tassi di incidenza standardizzati sono aumentati del 147%

  • Nei Paesi ad alto reddito sono rimasti sostanzialmente stabili

Ancora più evidente è la divergenza nella mortalità:

  • Nei Paesi ad alto reddito i tassi di morte sono diminuiti del 30%

  • Nei Paesi a basso reddito sono quasi raddoppiati

Il motivo è chiaro: accesso limitato a screening, diagnosi precoce, radioterapia, farmaci oncologici e laboratori diagnostici.

Il carico sproporzionato nei Paesi a basso reddito

Sebbene le donne nei Paesi a basso e medio-basso reddito rappresentino il 27% dei nuovi casi globali, contribuiscono a oltre il 45% degli anni di vita sana persi (quasi 11 milioni).

Ciò significa che la malattia in questi contesti è più letale e più invalidante.

Come sottolinea uno degli autori, molti Paesi a basso reddito devono affrontare contemporaneamente:

  • Transizioni demografiche

  • Cambiamenti negli stili di vita

  • Sistemi sanitari fragili

  • Carenza di macchine per radioterapia

  • Costi elevati delle terapie

Anche nei Paesi ad alto reddito, tuttavia, le differenze territoriali incidono sugli esiti.

Aumentano i casi tra le donne giovani

Nel 2023 le donne sopra i 55 anni hanno registrato tre volte più diagnosi rispetto alla fascia 20-54 anni (161 contro 50 casi ogni 100.000).

Tuttavia, dal 1990 i casi nelle donne tra 20 e 54 anni sono aumentati del 29%.

Questo aumento nei tumori pre-menopausali potrebbe riflettere cambiamenti nei fattori di rischio, nei modelli riproduttivi e negli stili di vita.

Il 28% dei casi legato a fattori modificabili

Uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi riguarda la prevenzione.

Nel 2023, il 28% del carico globale di malattia è stato associato a sei fattori di rischio modificabili:

  • Elevato consumo di carne rossa (11%)

  • Fumo di tabacco, incluso passivo (8%)

  • Glicemia elevata (6%)

  • BMI elevato / obesità (4%)

  • Consumo di alcol (2%)

  • Scarsa attività fisica (2%)

Tra il 1990 e il 2023 si è registrata una riduzione del carico legato a fumo (-28%) e alcol (-47%).

Non si è invece osservato lo stesso progresso per obesità e iperglicemia, fattori sempre più centrali nell’epidemiologia globale.

Secondo gli autori, politiche pubbliche mirate, educazione sanitaria e accesso facilitato a scelte salutari potrebbero modificare significativamente la traiettoria futura della malattia.

Prevenzione e accesso alle cure: le due leve decisive

Anche con politiche preventive efficaci, milioni di donne continueranno a sviluppare il tumore al seno.

Per questo motivo, la chiusura del “care gap” – il divario nell’accesso alle cure – è indicata come priorità assoluta.

Gli autori sottolineano la necessità di:

  • Sistemi sanitari capaci di garantire diagnosi precoce

  • Trattamenti completi e tempestivi

  • Copertura sanitaria universale

  • Riduzione dei costi delle terapie oncologiche

  • Investimenti in infrastrutture e innovazione

Senza questi interventi strutturali, il peso della malattia continuerà a spostarsi verso i Paesi con meno risorse.

I limiti dello studio

Gli autori riconoscono alcune criticità:

  • Carenza di registri oncologici di alta qualità nei Paesi a basso reddito

  • Mancanza di dati su stadio alla diagnosi e sottotipi tumorali

  • Assenza di analisi sull’impatto della pandemia COVID-19

  • Mancata stratificazione per etnia e predisposizione genetica

Nonostante ciò, lo studio rappresenta una delle basi più solide per la pianificazione sanitaria globale.

Una sfida globale per il XXI secolo

Il tumore al seno non è solo una questione clinica: è una sfida di equità, prevenzione e sostenibilità sanitaria.

Se le proiezioni saranno confermate, entro il 2050 oltre 3,5 milioni di donne riceveranno una diagnosi ogni anno e quasi 1,4 milioni perderanno la vita.

La traiettoria può ancora essere modificata. Ma solo con:

  • Prevenzione aggressiva

  • Riduzione dei fattori di rischio

  • Screening diffuso

  • Accesso equo alle cure

  • Volontà politica internazionale

Il futuro del tumore al seno si gioca oggi, nelle scelte di sanità pubblica globale.