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Quasi una donna su tre nell’Unione europea ha subito violenza, uno sguardo ai dati e alle cause

 
Quasi una donna su tre nell’Unione europea ha subito violenza, uno sguardo ai dati e alle cause
Redazione
Secondo l’ultima indagine condotta congiuntamente da Eurostat, dall’European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) e dall’European Institute for Gender Equality (EIGE), circa una donna su tre nell’Unione europea (31%) ha sperimentato nel corso della vita violenza fisica o sessuale dopo i 15 anni di età. La rilevazione si basa su interviste a oltre 114.000 donne tra i 18 e i 74 anni condotte tra il 2020 e il 2024 in tutti i 27 Stati membri dell’UE.

Quasi una donna su tre nell’Unione europea ha subito violenza, uno sguardo ai dati e alle cause

Le forme di violenza includono aggressioni fisiche, minacce, violenza sessuale e molestie, sia in ambito pubblico che privato, inclusi i luoghi di lavoro. La violenza domestica è parte integrante del fenomeno: circa una donna su cinque ha sperimentato violenza fisica o sessuale da parte di un partner, un familiare o un membro della stessa casa.

Oltre agli abusi fisici e sessuali, l’indagine e le definizioni ufficiali riconoscono la violenza psicologica come componente significativa della violenza di genere. Questa comprende comportamenti quali controllo coercitivo, minacce, umiliazioni, violenza economica e altri meccanismi di manipolazione emotiva che non lasciano segni visibili, ma possono avere un impatto profondo sulla salute mentale e sulla capacità di autonomia delle vittime.

Secondo dati europei più specifici, una quota considerevole di donne nell’UE ha riferito di aver sperimentato violenza psicologica da parte di partner nel corso della vita, rendendo questa forma di abuso particolarmente rilevante nelle dinamiche domestiche.

Le ragioni alla base della violenza contro le donne sono molteplici e complesse, intrecciando fattori culturali, sociali e strutturali. Diversi studi e documenti di organismi internazionali sottolineano che:

1. Stereotipi di genere e norme culturali: modelli sociali che attribuiscono ruoli rigidi a uomini e donne possono favorire dinamiche di potere sbilanciate e giustificare comportamenti aggressivi o controllanti. Queste norme possono normalizzare la violenza e ostacolare il riconoscimento di certi comportamenti come abusivi.

2. Disuguaglianze economiche: la dipendenza finanziaria dal partner o l’insicurezza economica possono limitare la capacità di una donna di lasciare una relazione violenta o di cercare aiuto. Questo elemento è spesso citato nelle analisi su violenza di genere come fattore di vulnerabilità.

3. Accesso insufficiente ai servizi di sostegno: pur esistendo reti di centri antiviolenza e servizi di assistenza, l’accesso a tali strutture non è uniforme in tutta l’UE, e molte vittime non si rivolgono alle autorità per vergogna, paura o sfiducia nei confronti delle istituzioni.

4. Dinamiche relazionali e potere: in molti casi, la violenza si radica in schemi di controllo e dominio, dove l’abuso non è solo fisico ma anche psicologico, sociale e simbolico. La violenza psicologica può manifestarsi come isolamento, intimidazione o sottrazione di risorse, e spesso accompagna violenze di altro tipo.

I dati mostrano che, nonostante il progresso normativo e gli sforzi di prevenzione in molti paesi europei, la violenza di genere resta diffusa e spesso sottodimensionata dalle statistiche ufficiali a causa dell’elevata non denuncia. Solo una minoranza delle vittime porta questi episodi all’attenzione delle autorità competenti; molti casi rimangono vissuti in forma privata o condivisi solo con persone di fiducia.

È importante ricordare che la violenza contro le donne include una gamma di esperienze, non tutte evidenti o punibili penalmente nella stessa misura. La violenza psicologica, pur non lasciando segni visibili, può avere effetti profondi sulla salute emotiva, sull’autostima e sulla capacità di una persona di esercitare pienamente i propri diritti.

La comprensione e la prevenzione di queste dinamiche richiedono non solo interventi legali ed economici, ma anche un impegno culturale che miri a promuovere relazioni basate sul rispetto, sull’autonomia e sulla parità tra i generi.