• ALT

Usa: il discorso sullo stato dell'Unione per Trump diventa l'occasione per celebrarsi

 
Usa: il discorso sullo stato dell'Unione per Trump diventa l'occasione per celebrarsi
Diego Minuti

Più che un tradizionale excursus sul Paese, su come era prima e su come dovrebbe essere domani - lo hanno fatto tutti i presidenti americani, con una sola eccezione, lo stesso Trump, nel corso del primo mandato -,  il discorso sullo stato dell'Unione è stato, da parte dell'attuale inquilino della Casa Bianca, la conferma che, per lui, tutto fa spettacolo e quindi tutto deve essere spettacolo. Lo si sapeva già che Donald Trump avrebbe parlato alla pancia dell'America, quella che lo ha eletto, perché al cervello non poteva certo avvicinarsi.

Usa: il discorso sullo stato dell'Unione per Trump diventa l'occasione per celebrarsi

I sondaggi lo danno in netta caduta di consensi, perché le sue politiche commerciali e le ricette economiche mostrano delle falle, eppure lui, rivolgendosi al Paese, ha descritto la sua presidenza come l'età dell'oro, di cui gli Stati Uniti gli devono rendere merito ed onore.

Che poi questo sia vero o meno, a lui non interessa: il suo mestiere, quello dello showman, come lo ha etichettato la CNN, lo porta a spettacolizzare tutto. E lo ha fatto anche la scorsa notte (ora italiana) andando sempre sul terreno della ricerca del sensazionalistico, magari anche dove la realtà non glielo avrebbe consentito.

E siccome parliano di un grande uomo di spettacolo (questo lo si deve riconoscere), Trump ha fatto del discorso al Congresso una serata da show, con annunci, ingressi a sorpresa, stoccatine e riconoscimenti, quasi che la politica, in questo momento in cui il Paese cerca risposte. sia un corollario all'autocelebrazione, all'innalzamento del suo ego a religione di Stato.

In quasi due ore di discorso ha puntato sull'amor di patria, rendendo omaggio a chi ha onorato gli Stati Uniti soprattutto in guerra, in un momento in cui l'America ha, nel mondo, un paio di partite aperte, a cominciare dal Medio Oriente.

Quindi al veterano centenario della guerra di Corea Royce Williams, pilota di caccia della Marina, Melania Trump ha consegnato la Medal of Honor, la massima onorificienza americana. Un riconoscimento è andato anche a chi, come Eric Slover, ha partecipato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas, con un tempismo (il tempo intercorso tra l'operazione e la decisione di premiarlo) che la dice lunga su quali siano le priorità, in termini di comunicazione, della Presidenza.

Poi, a metà tra una carrambata e una serata alla Maria De Filippi, l'annuncio della liberazione di un prigioniero politico venezuelano, Enrique Marquez, fatto arrivare in sala per abbracciare, in favore di telecamere, la famiglia.

I colpi di teatro sono proseguiti con l'apparizione della squadra maschile di hockey su ghiaccio statunitense, vincitrice della medaglia d'oro olimpica: "Stasera qui con noi c'è un gruppo di vincitori che ha appena reso orgogliosa l'intera nazione: la squadra maschile di hockey olimpica. Entrate pure", ha detto, con un sottile e nemmeno celato piacere di celebrare una vittoria americana contro gli odiati - sul ghiaccio - canadesi, espressione sportiva di un Paese che il presidente vuole fare suo, materialmente.

Poi, tanto per confermare le sue idee, ha attaccato il suo predecessore, Joe Biden e il suo regime ''corrotto'', tanto per non fare pensare che il tempo possa avere ammorbidito i suoi giudizi.
Ah, dimenticavano, la solita abbondante razione di insulti verso i democratici, che lui ha definito, sic et simpliciter, come dei pazzi. Come forse in cuor suo definisce il deputato afro-americano che è stato sbattuto fuori dall'aula per avere gridato che i neri non sono scimmie, come forse pensa Trump (vedi filmato, da lui condiviso via social, in cui i coniugi Obama sono raffigurati appunto come scimmie).
C'è stato, nel discorso, come da copione, spazio anche per la celebrazione dei suoi successi.

Come quello di, parole sue, avere posto fine''nei miei primi 10 mesi, a otto guerre".
Certo fa effetto sentirlo e leggerlo, ma a detta di tutti gli analisti, è un numero esagerato, ma funzionale alla ricorsa disperata e disperante al simbolo che rende onore ai Nobel per la pace che, per uno che ha rapito il presidente di uno Stato sovrano; attaccato, la scorsa estate l'Iran e minaccia di rifarlo; che ha detto di volersi prendere, anche con le armi, la Groenlandia; che ha chiesto al Canada di sciogliersi come Stato per confluire negli Usa, non è che sia la migliore campagna promozionale.

C'è stato spazio, ovviamente, per i temi economici. Come il mercato del lavoro. Secondo Trump, che ha già detto queste cose, oggi negli Stati Uniti ci sono più persone che lavorano che mai. Ma, dicono gli analisti, se è vero in termini assoluti, non lo è considerando che il numero di persone che lavorano tende ad aumentare nel tempo perché la popolazione statunitense tende ad aumentare.

Il discorso di Trump, già da subito, è stato oggetto di analisi e verifiche, che avranno bisogno di tempo per essere elaborate. Di certo c'è che, al netto delle tante cose dette, ce ne sono di non dette che fanno rumore. 
Come la torbida vicenda degli Epstein Files, sui quali Trump ha sorvolato, come se non fosse, da settimane, l'argomento del giorno.

Così come un inquientante silenzio c'è stato sui morti in Minnesota, i due americani - bianchi e regolari - uccisi dai miliziani dell'Ice in quelli che sono apparsi quasi omicidi a sangue freddo. 
Su altre faccende il presidente si è limitato a brevi cenni. Lo ha fatto sull'Iran e sull'Ucraina. Ma cosa volete che siano nell'universo visionario che The Donald si è cucito addosso?