Viviamo in un’epoca in cui le notizie si rincorrono con una velocità tale da non lasciarci il tempo di comprenderne le conseguenze. Per chi osserva il mondo dell’economia e della finanza, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un accumulo continuo di tensioni che non trovano mai una vera valvola di sfogo. È come se fossimo chiusi in una stanza dove la pressione dell'aria aumenta costantemente, ma nessuno apre mai la finestra per far circolare l'ossigeno. Gli esperti chiamano questa condizione "Caos Calmo": una situazione in cui tutto sembra apparentemente sotto controllo, ma dove, sotto la superficie, si avverte un nervosismo elettrico pronto a scattare alla minima scintilla.
LA SOMMA DELLE TENSIONI GLOBALI
Il motivo principale di questa strana quiete risiede nella geopolitica, ovvero in quell’intreccio di relazioni, conflitti e alleanze tra i vari Paesi del mondo. Negli ultimi tempi, i fronti aperti sono diventati troppi per essere contati con facilità. Pensiamo alla guerra tra Russia e Ucraina, ai difficili tentativi di pace nella striscia di Gaza o alle costanti tensioni intorno all’isola di Taiwan. A queste si aggiungono le questioni energetiche che coinvolgono nazioni come il Venezuela e l’Iran, e persino dibattiti insoliti come quelli sulla Groenlandia o sulla compattezza della NATO, l’alleanza militare dei paesi occidentali.
Ogni singolo evento, preso singolarmente, basterebbe a preoccupare gli investitori, ma la loro somma crea un effetto di saturazione. Non c’è mai un momento risolutivo, un evento che metta la parola "fine" a una crisi permettendo al sistema di ripartire da zero. Le tensioni si accumulano l'una sull'altra, rendendo le reazioni dei mercati meno prevedibili e molto più fragili rispetto al passato.
IL PARADOSSO DI UN MERCATO CHE NON TREMA
Nonostante questo clima pesante, non stiamo assistendo a scene di panico o a crolli improvvisi delle borse. Questo accade perché ci troviamo, appunto, in un "caos calmo". Il nervosismo è palpabile, ma rimane latente, cioè nascosto. Le borse sembrano stabili, ma è una stabilità ingannevole: è come camminare su un lago ghiacciato che appare solido, ma che in realtà mostra piccole crepe in diversi punti.
In questo scenario, i mercati si comportano in modo selettivo. Non c’è una direzione unica per tutti, ma alcuni settori vengono premiati mentre altri vengono puniti, spesso senza una ragione logica apparente. La volatilità, ovvero l’oscillazione dei prezzi, sta aumentando, ma non esplode nel panico perché manca un evento scatenante unico. C'è molta incertezza anche sulle decisioni della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti che ha il compito di regolare il costo del denaro. Il rapporto tra il potere politico e l'indipendenza di chi gestisce le banche centrali è oggi uno dei temi che più agitano i sogni degli investitori.
IL BRACCIO DI FERRO TRA IL DOLLARO E LE MATERIE PRIME
Per capire cosa sta succedendo ai nostri risparmi, dobbiamo guardare alle cosiddette "commodities", ovvero le materie prime come l’oro, il petrolio e il gas. L’oro è da sempre considerato il "bene rifugio" per eccellenza: quando le persone hanno paura del futuro, comprano oro. Recentemente abbiamo visto prezzi altissimi, anche se ora la sua corsa sembra aver rallentato. Questo rallentamento non è dovuto a una mancanza di fiducia nell'oro, ma alla forza del dollaro americano.
Tra il dollaro e le materie prime esiste spesso un rapporto simile a quello di un'altalena: quando il valore del dollaro sale, il prezzo dell’oro tende a scendere, perché l'oro viene scambiato in dollari e diventa più costoso per chi usa altre valute. Nonostante questo freno temporaneo, i metalli preziosi restano in una posizione di grande forza e sembrano pronti a ripartire dopo ogni pausa. Il petrolio, invece, vive una fase di grande incertezza, mentre il gas naturale, dopo aver toccato vette preoccupanti, è tornato su livelli molto bassi, quasi a toccare quelli che i tecnici chiamano "supporti", ovvero dei prezzi minimi sotto i quali è difficile che il valore scenda ancora.
UNA MAREA DI DENARO CHE SOSTIENE L'ECONOMIA
A questo punto sorge spontanea una domanda: se il mondo è così instabile, perché le borse continuano a salire? La risposta sta nella quantità di denaro che circola nel sistema. Attualmente c'è una massa enorme di liquidità, ovvero soldi pronti per essere investiti, che "inonda" i mercati. Quando c'è così tanto denaro in circolazione, salire non è più una scelta dettata dall'ottimismo, ma diventa quasi un percorso obbligato.
Finché non si verificheranno vendite massicce e coordinate, questo eccesso di denaro continuerà a compensare le paure geopolitiche. È una situazione in cui il "troppo" annulla il "niente", creando una percezione di normalità anche dove di normale c’è ben poco. Nel frattempo, nuovi protagonisti si affacciano sulla scena: anche il settore del mercato immobiliare, il real estate, sta dando timidi segnali di ripresa, aggiungendo un altro tassello a questo complesso mosaico. Non ci resta che attendere che la nebbia si diradi, consapevoli che in questo equilibrio precario, la chiarezza è la merce più rara di tutte.