FOTO: Joel Alvarez - CC BY 3.0
La Bolivia è uno Stato dell’America Latina, dove si passa dalle vette andine dell’altopiano alle pianure amazzoniche. Con circa 12 milioni di abitanti, il Paese è storicamente segnato da forti disuguaglianze sociali ed etniche. Pur essendo ricca di risorse naturali come gas, minerali e litio, la Bolivia è rimasta a lungo uno dei Paesi più poveri del continente. Dalla conquista spagnola in poi, il potere politico ed economico è stato concentrato nelle mani di una ristretta élite di origine europea o meticcia.
Evo Morales, vent’anni dopo, la rivoluzione indigena che cambiò la Bolivia
In questo contesto si inserisce la figura di Evo Morales Ayma, nato il 26 ottobre 1959 a Isallavi, in una famiglia aymara di pastori dell’altopiano. Cresciuto in condizioni di estrema povertà, Morales si trasferì in giovane età nella regione del Chapare, dove divenne leader sindacale dei coltivatori di coca, pianta tradizionale delle Ande. La sua attività sindacale lo portò progressivamente alla politica: nel 1997 fu eletto deputato e nel 1998 assunse la guida del Movimiento al Socialismo (MAS), un partito che univa istanze sociali, indigene e nazionaliste. Nel dicembre del 2005 Morales vinse le elezioni presidenziali con il 53,7% dei voti, diventando il primo presidente indigeno della storia boliviana e segnando una svolta epocale.
L’elezione di Morales ebbe un significato che andava oltre la politica: rappresentò il riscatto dei popoli indigeni, discendenti delle civiltà precolombiane come aymara, quechua e guaraní, che in Bolivia costituiscono una parte consistente della popolazione. Per secoli questi gruppi hanno subito discriminazioni linguistiche, culturali ed economiche, venendo considerati cittadini di seconda classe. Con Morales, per la prima volta, un loro rappresentante arrivava al vertice dello Stato, dando visibilità e voce a una maggioranza storicamente esclusa.
Durante i suoi governi, Morales promosse una rifondazione dello Stato, culminata nella Costituzione del 2009, che definì la Bolivia come “Stato plurinazionale” e riconobbe diritti collettivi ai popoli indigeni. Le politiche di nazionalizzazione delle risorse energetiche e il rafforzamento del ruolo dello Stato nell’economia contribuirono a ridurre la povertà e a migliorare le condizioni di vita di ampi settori della popolazione. Allo stesso tempo, la lunga permanenza al potere e la crisi politica del 2019 resero la sua figura controversa. A vent’anni dalla sua elezione, Evo Morales resta un protagonista centrale della storia boliviana: un leader che ha segnato un profondo cambiamento sociale e simbolico, aprendo una nuova fase nel rapporto tra Stato, identità indigena e potere politico.