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Accordo Ue-India: la mossa che sfida gli Usa o che gela la Cina

 
Accordo Ue-India: la mossa che sfida gli Usa o che gela la Cina
Luca Lippi

Una stretta di mano a Nuova Delhi potrebbe aver appena cambiato la storia economica dei prossimi decenni. L’Unione Europea e l’India hanno siglato quello che i vertici diplomatici definiscono "la madre di tutti gli accordi", un’intesa commerciale senza precedenti.

Tuttavia, non bisogna farsi ingannare dai toni solenni: se è vero che nasce un mercato potenziale di due miliardi di persone che vale un quarto della ricchezza mondiale, è altrettanto vero che la sfida è appena iniziata. L’India è storicamente un’economia "autoreferenziale", ovvero un sistema molto chiuso in se stesso e protettivo verso le proprie aziende; scardinare questo meccanismo richiederà tempo e prudenza.
Il senso di questo patto è duplice. Da un lato c’è l’Europa, che ha un disperato bisogno di trovare nuovi mercati per le sue industrie oggi in affanno. Dall'altro c’è l’India, una nazione che sta faticosamente cercando di trasformarsi da gigante agricolo a potenza industriale moderna. In questo scenario, i due blocchi hanno deciso di abbattere i muri invisibili che per anni hanno reso i loro scambi troppo costosi e complicati.

COSA CAMBIA NEL CARRELLO DELLA SPESA E NELLE IMPRESE
Per capire l'importanza del patto bisogna guardare ai cosiddetti "dazi". In parole semplici, il dazio è una tassa che uno Stato applica ai prodotti che arrivano dall’estero per renderli più cari e scoraggiarne l'acquisto a favore dei prodotti locali. Fino a ieri, vendere un’auto europea o una bottiglia di vino italiano in India era quasi un’impresa impossibile: le tasse erano così alte da raddoppiare o triplicare il prezzo finale.
Con questo accordo, queste barriere cadranno per oltre il 90 per cento delle merci. Per il settore alimentare, si tratta di una rivoluzione: prodotti come olio d’oliva, pasta e cioccolato entreranno nel mercato indiano senza tasse aggiuntive. Il vino, che subiva una tassazione record del 150 per cento, vedrà i costi calare drasticamente. Anche l’industria dell’auto avrà una corsia agevolata, con tasse che scenderanno gradualmente dal 110 per cento fino al 10 per cento in dieci anni. Di contro, l’Europa ha mantenuto alte le difese su prodotti sensibili come riso e carne bovina, per evitare che i nostri agricoltori subiscano una concorrenza sleale.

IL FATTORE UMANO E LO SCAMBIO DI COMPETENZE
L’intesa non riguarda però solo i prodotti sugli scaffali. L’India oggi è una miniera di talenti nel campo dell’informatica, della scienza e della ricerca. Per questo motivo, l’accordo prevede canali facilitati per permettere a studenti, ricercatori e lavoratori qualificati di spostarsi tra i due continenti. È una strategia "a due vie": le aziende europee potranno attingere a professionisti altamente formati, mentre l’India potrà modernizzare i suoi processi produttivi grazie alla tecnologia e ai macchinari avanzati che l'Europa può fornire. Anche l'agricoltura indiana ne uscirà trasformata, grazie all'arrivo di fertilizzanti più sicuri e tecnologie che rispettano l'ambiente.

UNA PARTITA A SCACCHI CONTRO I DAZI DI TRUMP E LO STRAPOTERE CINESE
Oltre ai vantaggi economici, c'è un motivo politico molto profondo dietro questa firma. Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano orientati a chiudersi in se stessi, alzando nuove barriere e dazi contro il resto del mondo, l’Europa ha deciso di guardare con decisione verso Oriente. In questa prospettiva, l’India non è solo un mercato, ma una fondamentale alternativa alla Cina. Pur facendo parte dello stesso gruppo di economie emergenti, l’India ha una struttura democratica e una vicinanza culturale all'Occidente che la rendono un partner molto più affidabile e meno imprevedibile rispetto a Pechino.
L’accordo è anche il motore di un progetto infrastrutturale immenso chiamato Imec, una sorta di "corridoio dei trasporti" che collegherà l’India all’Europa passando per il Medio Oriente e Israele. Una rotta strategica che punta a velocizzare i commerci e, soprattutto, a renderci indipendenti dalle vie di comunicazione controllate dalla Cina.

LE INCOGNITE PER IL FUTURO E LA LEZIONE DA NON DIMENTICARE
Naturalmente, un cambiamento così radicale non avverrà senza scossoni. La Cina vede con sospetto questo asse tra Bruxelles e Nuova Delhi e potrebbe reagire con pressioni diplomatiche o altre forme di disturbo geopolitico. Anche dagli Stati Uniti arrivano segnali contrastanti: se da un lato Washington ha sempre spinto l'Europa a legarsi all'India per sottrarla all'influenza cinese, dall'altro non vede di buon occhio l'autonomia strategica che l'Unione Europea sta dimostrando.

In questo equilibrio delicato, l’Italia ha l’occasione di giocare un ruolo di primo piano. Superate le vecchie tensioni diplomatiche del passato, il nostro Paese è oggi un interlocutore ascoltato a Nuova Delhi, grazie alla nostra capacità di produrre macchinari di alta precisione e beni di qualità. Tuttavia, la parola d'ordine deve essere "prudenza".

CONCLUSIONE
L’obiettivo finale è costruire una collaborazione che porti benefici a entrambi, evitando però di ripetere l’errore commesso in passato con la Cina, quando l’eccessiva dipendenza commerciale ha finito per indebolire le nostre industrie. Bisognerà vigilare affinché l'apertura dei mercati si traduca in una crescita sana e non in una forma di predazione industriale. L’accordo con l'India è un manuale di sopravvivenza per il futuro dell’Europa, ma spetterà alla nostra capacità di gestione far sì che questa pagina di storia economica non presenti, tra qualche anno, un conto troppo salato.