Il 17 gennaio si è tenuta al SIGEP (Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianali e Caffè) la tavola rotonda “Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)”, organizzata da FIPE-Confcommercio, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Andrea Illy, Presidente di Illycaffè e Consigliere Fipe per l’Osservatorio sulla filiera del bar e Alessandro Angelon, AD di Sammontana Italia.
Durante l’evento, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, in sinergia con la Confcommercio, ha evidenziato i dati Tradelab, dai quali emerge come i 152mila bar presenti in Italia siano stati capaci di generare quasi 6 miliardi di visite nel 2025 e un valore di mercato di 23,8 miliardi di euro, con uno scontrino medio che si attesta su 4,20 euro.
I bar coinvolgono lavorativamente quasi 368mila persone, di cui oltre 284mila in qualità di dipendenti. Si tratta di un comparto inclusivo, con una prevalenza femminile (58,9%) e giovanile (41,3% under 30), ma che vede anche un apporto importante da parte dei lavoratori stranieri, che rappresentano un quinto degli impiegati. Inoltre, ben il 57,5% dei dipendenti è assunta a tempo indeterminato, indice della stabilità del lavoro.
Le attività restano in media aperte 14 ore al giorno, non di rado sette giorni su sette.
Le visite dei clienti coinvolgono infatti gli orari più disparati della giornata, anche se il picco è legato alla colazione (44%) e alle pause (29%).
Un dato importante che è stato rilevato è il mantenimento del carattere tradizionale della gestione familiare del bar italiano: meno di 4000 su 152650 appartengono a catene. Si tratta di un luogo di ritrovo, dal forte valore culturale e sociale che, nonostante la generale situazione di precarietà lavorativa, accusa il colpo, con un saldo tra aperture e chiusure negativo nei primi nove mesi del 2025 (-2884 unità), resiste e si adatta a un mondo che cambia sempre più velocemente. A testimonianza delle difficoltà superate, a cinque anni dall’apertura resiste quasi un’impresa su due (il 47%), dimostrando come sia arduo, ma non impossibile, avviare un’attività oggi nel Belpaese.
In quest’ottica, anche quanto affermato da Andrea Illy, che parte dal presente anche per guardare più in là, alle speranze che il futuro potrebbe riservare: “Negli ultimi anni, i cambiamenti demografici, delle abitudini lavorative e degli stili di vita, del quadro normativo, nonché della concorrenza di formule distributive alternative, hanno reso più difficile il mercato, aumentando però al contempo il bisogno di ristoro e il desiderio di convivialità, anche da parte dei crescenti flussi turistici. Ci sono dunque concrete opportunità di rivitalizzazione della rete nazionale di bar, attraverso l’innovazione e il miglioramento della qualità. A tal fine, le leve che la FIPE intende attivare sono la formazione professionale, il bello, buon e ben fatto come pezzo forte dell’Italia, e nuovi modelli di business che mobilitino investimenti”.