Negli ultimi anni, in Slovacchia, il Governo ha fatto rinascere decreti approvati dopo la Seconda Guerra Mondiale, per confiscare terreni a centinaia di persone soprattutto di origine ungherese. Questa decisione ha destato molte proteste, tanto che il Governo ha modificato il codice penale per punire con il carcere chi critica i decreti.
Slovacchia, i decreti del dopoguerra tornano a colpire, nuove confische ai discendenti delle minoranze
I decreti su cui sono basate le confische furono approvati per punire le minoranze tedesca e ungherese, partendo dal presupposto che avessero sostenuto il nazismo. Fanno parte dei decreti Beneš, dal nome del presidente cecoslovacco Edvard Beneš, che li approvò dopo essere fuggito dai nazisti, nel 1938. Fino al 1993 la Slovacchia era unita alla Repubblica Ceca, formando la Cecoslovacchia.
Dalla fine degli anni Trenta la Germania nazista smembrò progressivamente la Cecoslovacchia: nel 1938 annetté la regione dei Sudeti, al confine con la Germania, dove vivevano milioni di tedeschi. Poi i nazisti occuparono il resto: divisero la Cecoslovacchia tra un protettorato di Boemia e di Moravia e una Repubblica di Slovacchia, dipendenti dalla Germania. Anche l’Ungheria, governata da un regime di destra filonazista, annetté una regione nel sud della Slovacchia, abitata in gran parte da persone ungheresi.
Il presidente Edvard Beneš si rifugiò all’estero. Dall’esilio a Londra continuò a rappresentare il Governo riconosciuto di un paese che, di fatto, non esisteva più. Nel 1945, dopo la fine della guerra e la liberazione, Beneš ritornò in Cecoslovacchia e approvò i suoi decreti più controversi, che punirono le minoranze tedesche e ungheresi, sostenendo che avessero sostenuto il nazismo: a moltissimi venne revocata la cittadinanza cecoslovacca e le loro proprietà furono confiscate. Circa 3,5 milioni di tedeschi furono espulsi. Molti ungheresi, però, rimasero. Oggi in Slovacchia ce ne sono circa 450mila, su una popolazione di 5,4 milioni.
Non tutte le confische previste dai decreti vennero effettuate. Dal 2019 però il Governo ha ripreso a farle, ufficialmente dicendo che vuole correggere errori e mancanze amministrative, completando quelle già decise all’epoca e che non furono portate a termine. In realtà è probabile che c’entrino motivi economici. Le confische infatti riguardano soprattutto terreni di discendenti di ungheresi che si trovano sul tracciato previsto per alcuni nuovi tratti di autostrada. Dato che non prevedono alcuna compensazione, è probabile si tratti di uno stratagemma per impadronirsi dei terreni senza spendere. Dal 2019 al 2025 il Governo ha confiscato in questo modo circa dieci chilometri quadrati di terreno, più o meno come una piccola città.