Negli ultimi decenni, le cucine etniche hanno assunto un ruolo centrale nei mercati occidentali, diventando un elemento strutturale dell’offerta alimentare. Anche l’Italia, storicamente legata a una forte tradizione gastronomica nazionale, è oggi parte attiva di questo processo di apertura e contaminazione culturale.
Sapori globali, consumi locali: il successo delle cucine etniche
In origine, la diffusione delle cucine etniche è stata legata ai flussi migratori: ristoranti cinesi, nordafricani, indiani o mediorientali nascevano principalmente per servire le comunità di origine. Con il tempo, però, questi spazi si sono trasformati in luoghi di incontro interculturale, attirando una clientela italiana sempre più ampia e curiosa. Oggi le cucine asiatiche, in particolare quella giapponese e cinese, sono tra le più diffuse nelle grandi città come Milano e Roma.
Secondo dati di settore, in Italia operano oltre 50.000 imprese di ristorazione con titolari stranieri, pari a circa il 13% del totale del comparto, una quota che include una larga parte di locali etnici. Parallelamente, il consumo non si limita più alla ristorazione: circa il 75% degli italiani acquista prodotti di cucina etnica per il consumo domestico, segno di una crescente familiarità con ingredienti e sapori internazionali. Inoltre, circa 14 milioni di italiani dichiarano di frequentare ristoranti etnici almeno occasionalmente.
La grande distribuzione ha intercettato questa domanda dedicando spazi specifici a salse, spezie, piatti pronti e ingredienti etnici. Il mercato degli alimenti etnici in Italia, stimato in circa 1,26 miliardi di dollari nel 2024, mostra prospettive di forte crescita, con previsioni che lo vedono superare i 2,6 miliardi di dollari entro il 2033, grazie a un tasso medio annuo intorno all’8%.
L’offerta è tuttavia disomogenea sul territorio: regioni come Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna presentano una maggiore concentrazione di ristoranti etnici, in linea con la presenza di comunità straniere e con una domanda più diversificata. I consumatori più giovani risultano particolarmente aperti alla sperimentazione, favorendo la diffusione di cucine ibride.
Nel contesto dei mercati occidentali, l’Italia rappresenta quindi un esempio significativo di integrazione tra tradizione locale e globalizzazione dei gusti. Le cucine etniche non sono più percepite come “altre”, ma come parte integrante del panorama alimentare contemporaneo, capaci di generare valore economico e di riflettere le trasformazioni culturali della società.