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Federal Reserve 2026: tassi d'interesse invariati e nuove mosse di Powell su inflazione, dazi e lavoro

 
Federal Reserve 2026: tassi d'interesse invariati e nuove mosse di Powell su inflazione, dazi e lavoro
Luca Lippi

Il quartier generale della Federal Reserve a Washington è tornato a essere il centro gravitazionale dell’economia mondiale. Dopo un 2025 caratterizzato da diversi interventi per ridurre il costo del denaro, l’istituto guidato da Jerome Powell ha deciso di prendersi una pausa di riflessione. La notizia principale emersa dall'ultima riunione è che i tassi d'interesse rimarranno invariati in una fascia compresa tra il 3,50 per cento e il 3,75 per cento. Per capire cosa significhi concretamente per le tasche dei cittadini e per le imprese, occorre analizzare il cambio di rotta comunicativo che la banca centrale americana ha appena intrapreso.

UN CAMBIO DI STRATEGIA TRA PRUDENZA E OTTIMISMO

Fino a pochi mesi fa, la preoccupazione principale della Fed, ovvero la banca centrale degli Stati Uniti, era quella di evitare che il mercato del lavoro entrasse in una crisi profonda. Per questo motivo erano stati approvati dei tagli ai tassi: abbassare il costo del denaro serve infatti a stimolare l'economia, rendendo meno caro chiedere prestiti per comprare casa o per investire in un'azienda. Oggi, però, il panorama è cambiato. Non ci si chiede più se sia necessario tagliare ancora, ma quanto a lungo bisognerà restare fermi.

I dati dicono che la disoccupazione è leggermente calata, assestandosi al 4,4 per cento, e che il mercato del lavoro, pur non essendo in una fase di crescita travolgente, appare stabile. L'inflazione, ovvero l'aumento generalizzato dei prezzi, sta rallentando la sua corsa, anche se rimane ancora al di sopra dell’obiettivo ideale della banca centrale. Questo equilibrio ha spinto la maggioranza dei membri del comitato a optare per la cautela, decidendo di non toccare i tassi per evitare di alimentare nuovamente il carovita.

LE SFUMATURE DEL LINGUAGGIO TECNICO

In economia, le parole pesano quanto i numeri. In questa occasione, la Fed ha rimosso dai suoi documenti ufficiali una frase che era stata costante negli ultimi tempi: quella che faceva riferimento ai rischi di un crollo dell’occupazione. Eliminare questo passaggio è un segnale forte. Significa che, secondo gli esperti della banca, il lavoro non sta più rischiando un deterioramento rapido.

C’è un aspetto tecnico molto interessante che spiega questa fiducia: il rallentamento delle assunzioni non dipenderebbe da una mancanza di voglia delle aziende di assumere, ma da una diminuzione dell'offerta di lavoratori, causata in parte da un calo dei flussi migratori. Parallelamente, la Fed ha descritto l’economia come solida, nonostante i consumi siano l’unico vero motore che tiene in piedi la struttura, mentre il settore immobiliare continua a soffrire a causa dei costi ancora elevati dei mutui.

Un concetto fondamentale emerso è quello di neutralità della politica monetaria. Con questo termine si indica un livello dei tassi d'interesse che non stimola eccessivamente l'economia ma non la frena nemmeno, un punto di equilibrio perfetto. Secondo Powell, i tassi attuali sono molto vicini a questa "zona neutra", motivo per cui non c'è fretta di agire in un senso o nell'altro.

IL PESO DEI DAZI E L'INCOGNITA DELLO SHUTDOWN

Un altro elemento che sta influenzando le decisioni della banca centrale è l'inflazione dei beni, che è tornata a farsi sentire anche a causa dell'introduzione di nuovi dazi commerciali, ovvero delle tasse sulle merci importate dall'estero. Mentre i prezzi dei servizi, come i trasporti o il turismo, stanno scendendo, i prezzi degli oggetti fisici risentono di queste barriere doganali. Tuttavia, la Fed ritiene che gran parte di questo aumento sia già stato assorbito dai mercati e non dovrebbe causare un'escalation fuori controllo.

A complicare il quadro si è aggiunto lo "shutdown", ovvero la chiusura temporanea degli uffici governativi americani per mancanza di fondi. Questo evento ha pesato sulla crescita economica dell’ultimo trimestre, ma la banca centrale è convinta che si tratti di un intoppo passeggero. Il vero problema dello shutdown è che potrebbe ritardare la pubblicazione dei dati ufficiali: senza dati certi su cui riflettere, la Fed farà molta fatica a prendere nuove decisioni nella prossima riunione di marzo.

LE RISPOSTE CHE CONTANO

Per comprendere appieno la visione della Federal Reserve, è fondamentale analizzare il confronto diretto tra il presidente Powell e la stampa. Qui di seguito riportiamo integralmente i passaggi più significativi del turno di domande e risposte.

Domanda: Dopo i tagli del 2025, perché ora fermarsi?

Powell: Abbiamo tagliato perché il mercato del lavoro si stava indebolendo. Oggi la situazione è diversa.

Domanda: I rischi tra inflazione e lavoro sono ancora in tensione?

Powell: Sì, ma meno di prima.

Domanda: L’inflazione vi preoccupa ancora?

Powell: Le aspettative di inflazione, sia di mercato che da sondaggi, sono scese molto. Gran parte dell’inflazione recente è legata ai dazi sui beni, e molto del pass-through è già avvenuto [significa che, sebbene i prezzi siano aumentati a causa dei dazi, quel processo di rincaro si è ormai concluso].

Domanda: Se l’inflazione è più gestibile, perché non tagliare ancora?

Powell: Perché oggi i tassi sono in un intervallo plausibile di neutralità e la Fed può permettersi di aspettare i dati.

Domanda: Cosa vi farebbe tornare a tagliare?

Powell: un peggioramento del mercato del lavoro, oppure nuovi segnali convincenti di raffreddamento dell’inflazione.

Domanda: Lo shutdown può influenzare le prossime decisioni?

Powell: Sì. Se dovesse protrarsi e ritardare i dati chiave, tagliare a marzo diventerebbe difficile.

Domanda: Quanto pesano i dazi sull’inflazione?

Powell: Gran parte dell’inflazione recente deriva dai dazi sui beni. “Molto del pass-through è già avvenuto” e questo è più gestibile rispetto a un’inflazione guidata dalla domanda.

Domanda: Perché non date criteri chiari per il prossimo taglio?

Powell: Il Comitato non vuole fissare “test” o soglie formali. Le decisioni resteranno guidate dai dati, non da promesse.

Domanda: Pressioni politiche, dollaro, futuro personale?

Powell: Nessun commento.

VERSO UNA NUOVA NORMALITÀ

In conclusione, quella a cui abbiamo assistito non è stata una riunione di attesa passiva, ma una vera e propria fase di transizione. La Federal Reserve ha smesso di giocare in difesa. Se l'anno scorso l'obiettivo era correre ai ripari per proteggere i posti di lavoro, oggi l'istituto pretende prove concrete prima di muoversi ancora. La parola d'ordine è normalizzazione.

Il mercato finanziario ha reagito con una sostanziale stabilità, segno che il messaggio è stato recepito: la Fed non ha fretta. Nei prossimi mesi sarà fondamentale osservare se la stabilizzazione del lavoro sarà reale o solo un miraggio statistico e se l’inflazione continuerà a scendere senza nuovi sussulti. Per il momento, l'economia americana resta in una fase di "osservazione consapevole", dove ogni mossa futura sarà dettata solo dai fatti e non dalle sensazioni.