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Groenlandia: Starmer si barcamena tra gli equilibrismi della politica

 
Groenlandia: Starmer si barcamena tra gli equilibrismi della politica
Redazione

È un periodo politicamente impegnativo per il primo ministro britannico, Keir Starmer, davanti alle diffoltà di mantenere la saldezza dell'amicizia con gli Stati Uniti, ma anche per non farsi coinvolgere nel braccio di ferro tra Trump - sempre più determinare a prendersi la Groenlandia - e l'Europa, che sta rispondendo con fermezza alle volgari aggressioni verbali e minacce del presidente americano.

Groenlandia: Starmer si barcamena tra gli equilibrismi della politica

Una posizione delicata, anche perché, tra i britannici, sembra prevalere la tesi che Starmer non abbia fatto altro, negli ultimi mesi, che cedere a ogni capriccio di Trump.
Il Primo Ministro britannico ha cercato di mostrare fermezza di fronte alle minacce di annessione di Trump riguardo alla Groenlandia, affermando che ''il futuro status della Groenlandia appartiene esclusivamente al suo popolo e al Regno di Danimarca", che non è che sia una grande ''difesa'' dell'isola dall'ingordigia della Casa Bianca.

Ma Starmer ha quindi criticato la nuova guerra commerciale scatenata dal Presidente degli Stati Uniti, dicendo che ''applicare dazi contro gli alleati è una decisione sbagliata", dopo che Trump ha lanciato nuove tariffe nei confronti dei Paesi europei che hanno, simbolicamente, mandato pochi uomini in Groenlandia per una esercitazione mlitare da tempo programmata.

"Preferiamo le soluzioni agli slogan e non ci lasceremo coinvolgere in commenti o gesti politici che danneggino il popolo britannico", ha promesso Starmer, in un afflato apparso cerchiobottista.
L'inclusione del Regno Unito nella lista dei Paesi minacciati di nuovi dazi da parte del presidente degli Stati Uniti – per l'invio di truppe alle esercitazioni militari in Groenlandia organizzate dalla Danimarca – è stato un duro colpo per il governo laburista.

I gesti di cooperazione tra i due leader negli ultimi mesi e la moderazione dimostrata dal primo ministro di fronte a ogni nuovo caso scatenato da parte di Trump si sono rivelati inutili.
Starmer, ad esempio, ha dovuto compiere contorsioni politiche nei giorni successivi alla cattura di Nicolás Maduro da parte dell'esercito statunitense, il 3 gennaio. Nonostante la sua lunga carriera di avvocato per i diritti umani, il Primo Ministro britannico si è rifiutato di ammettere, come molti chiedevano, che l'attacco al Venezuela aveva violato il diritto internazionale.

Per la prima volta in tutto questo tempo, il Primo Ministro britannico è stato costretto oggi a spiegare ai cittadini la presunta strategia che nasconde quella che per molti è semplicemente tiepidezza.
"Non sono sorpreso dalla reazione generalmente negativa nel Regno Unito - ha detto riferendosi alle micacce tariffarie di Trump -, perché siamo alleati degli Stati Uniti e collaboriamo strettamente con loro. È una situazione molto grave. Ma il nostro compito è garantire una possibile via d'uscita coerente con i nostri principi e valori e con il nostro interesse nazionale".

Il Primo Ministro britannico ha sempre evitato di rispondere alle domande sulla strategia di risposta dell'UE, che ha iniziato a preparare un pacchetto di dazi per contrastare la minaccia di Washington. Starmer non vuole nemmeno sentire parlare di possibili ritorsioni.

"Non siamo interessati a una guerra commerciale e il mio obiettivo principale è impedirci di arrivare a quel punto (...) È nell'interesse nazionale del Regno Unito continuare a collaborare con gli Stati Uniti, e questo significa avere buoni rapporti, senza fingere di nascondere l'esistenza di divergenze".

Una sorta di ''vorrei, ma non posso'', giustificato dalla conclamata amicizia con gli Stati Uniti, che non cancella i timori per una guerra commerciale.
L'accordo bilaterale firmato tra Washington e Londra nel maggio 2025, il primo del nuovo mandato di Trump e nel mezzo della guerra commerciale con il mondo scatenata dal presidente degli Stati Uniti, è stato presentato dal governo laburista di Starmer come prova che la sua politica di pacificazione aveva dato risultati.

Ma questo non ha evitato che il Regno Unito fosse colpito dal dazio minimo del 10% imposto al resto del mondo, né è stata particolarmente generosa con le esportazioni britanniche di acciaio.
Tanto per fare capire l'aria che tira a Washington, l'Amministrazione Trump è stata particolarmente dura nelle sue critiche alle politiche interne del Regno Unito, citandole come un esempio lampante della "scomparsa della civiltà europea" evidenziata dalla Casa Bianca nella sua ultima revisione della Strategia per la Sicurezza Nazionale.

Starmer, tuttavia, sostiene il "pragmatismo" nei suoi rapporti con Washington, con l'obiettivo di mantenere aperte le linee di comunicazione e cercare soluzioni a ogni nuovo sfogo di Trump.
"Ci saranno sempre persone che, in tempi come questi, opteranno per grandi gesti, convinte che mostrare irritazione sui social media o adottare un atteggiamento pomposo possa sostituire il duro lavoro. Questo è comprensibile, ma non è efficace. Può far sentire i politici molto soddisfatti di sé, ma non è di alcuna utilità per tutti quei cittadini il cui lavoro, sostentamento e sicurezza dipendono dalle relazioni che siamo in grado di costruire in tutto il mondo", ha sostenuto il Primo Ministro britannico.