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La memoria come scelta: studenti e testimoni a confronto al Liceo “U. Brunelleschi” di Montemurlo

 
La memoria come scelta: studenti e testimoni a confronto al Liceo “U. Brunelleschi” di Montemurlo
di Michela Cinquilli*

Raccontare è un atto di responsabilità. Quando la storia rischia di diventare un dato lontano nel tempo, la narrazione si trasforma in uno strumento essenziale per mantenere viva la memoria della Shoah e delle persecuzioni razziali. È attorno a questo principio che si è sviluppato l’incontro tenutosi al Liceo Artistico “U. Brunelleschi” di Montemurlo in occasione del Giorno della Memoria, nell’ambito del progetto “Memorie di Famiglia – i giovani tramandano le storie dei nonni”.

Per non dimenticare 

L’iniziativa ha coinvolto studenti e docenti in un percorso di ascolto e rielaborazione delle testimonianze di famiglie ebraiche italiane e straniere, raccolte nel volume Memorie di Famiglia, con il contributo a distanza della dott.ssa Anna Orvieto, curatrice del progetto. Le storie narrate – diari, ricordi personali, frammenti di vite segnate dalla persecuzione – hanno restituito il volto umano di una tragedia storica spesso conosciuta solo attraverso i manuali.

Nel racconto individuale si concentra una forza educativa particolare: la memoria non è più un elenco di eventi, ma un’esperienza vissuta che interpella chi ascolta. Gli studenti, chiamati a leggere e reinterpretare le testimonianze, sono diventati così parte attiva del processo di trasmissione, trasformando la narrazione in un vero passaggio di testimone tra generazioni.

Le vicende emerse fanno riferimento non solo agli anni della Shoah, ma anche al difficile periodo della ricostruzione del mondo ebraico italiano dopo la guerra, successivo alle leggi razziali del 1938 e alla violenta propaganda antisemita. Un tempo segnato da smarrimento e contraddizioni, ma fondamentale per la rinascita delle Comunità e per la ricostruzione morale del Paese.

Attraverso il racconto, la memoria diventa così occasione di riflessione civile e spirituale. La finalità educativa del progetto è quella di aiutare i giovani a interrogarsi sul senso delle scelte, sulla distinzione tra bene e male e sul valore della responsabilità personale. In un’epoca in cui i testimoni diretti sono sempre meno, la narrazione assume il compito di custodire e trasmettere ciò che non può essere dimenticato.

In questo modo, la Shoah continua a parlare alle nuove generazioni non solo come evento storico, ma come monito vivo, affidato alla parola e all’ascolto, perché simili tragedie non trovino mai più spazio nel futuro.

*Docente e avvocato canonista