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Microbiota e immunoterapia: il trapianto fecale migliora la risposta nel carcinoma renale avanzato

 
Microbiota e immunoterapia: il trapianto fecale migliora la risposta nel carcinoma renale avanzato
Redazione

Lo studio italiano TACITO su Nature Medicine apre una nuova frontiera nella cura dei tumori del rene

Nel trattamento dei tumori oncologici più complessi, l’immunoterapia ha segnato una svolta storica negli ultimi quindici anni. Farmaci in grado di “riattivare” il sistema immunitario contro il cancro hanno cambiato la prognosi di numerose neoplasie, incluso il carcinoma renale metastatico. Tuttavia, una quota significativa di pazienti continua a non rispondere o a beneficiare solo parzialmente di queste terapie.

Ora una ricerca italiana di rilievo internazionale, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, suggerisce una nuova strategia per potenziare l’efficacia dell’immunoterapia: modulare il microbiota intestinale attraverso il trapianto di microbiota fecale (FMT).

Lo studio, denominato TACITO, è stato coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e rappresenta uno dei contributi più avanzati sul ruolo dell’ecosistema intestinale come modulatore della risposta ai farmaci oncologici.

Perché il microbiota è cruciale nella risposta all’immunoterapia

Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che il microbiota intestinale – l’insieme di miliardi di batteri che abitano il nostro intestino – non è solo un regolatore metabolico, ma svolge un ruolo centrale nel dialogo con il sistema immunitario.

Nel carcinoma renale, diversi meccanismi biologici tendono a ridurre l’efficacia dell’immunoterapia:

  • una angiogenesi particolarmente intensa,

  • la produzione di fattori infiammatori come l’interleuchina-6 (IL-6),

  • e alterazioni immunitarie che favoriscono la resistenza ai farmaci.

«È noto che il microbiota giochi un ruolo fondamentale sia nello sviluppo dei tumori sia nella risposta all’immunoterapia», spiega Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center del Gemelli. «L’obiettivo è capire come sfruttare questo legame per migliorare gli esiti clinici».

Lo studio TACITO: come è stato condotto

Il trial TACITO è uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo di fase 2a.
Ha coinvolto 45 pazienti con carcinoma renale metastatico, trattati in prima linea con la combinazione standard pembrolizumab (immunoterapia) e axitinib (terapia target anti-angiogenetica).

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi:

  • uno ha ricevuto trapianto di microbiota fecale (FMT) da donatori che avevano risposto in modo eccellente all’immunoterapia;

  • l’altro ha ricevuto un placebo.

L’obiettivo primario era valutare la percentuale di pazienti liberi da progressione di malattia a 12 mesi.

I risultati: più risposta e più tempo senza progressione

I dati emersi sono considerati altamente promettenti.

  • 70% dei pazienti trattati con FMT da donatori responder risultava libero da progressione di malattia a un anno, contro il 41% del gruppo placebo.

  • La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è stata di 24 mesi nel gruppo FMT, contro 9 mesi nel gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di progressione del 50%.

  • Il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato del 52% nei pazienti trattati con FMT, rispetto al 32% nei controlli.

Risultati particolarmente significativi sono stati osservati nei pazienti con prognosi intermedia o sfavorevole, tradizionalmente più difficili da trattare.

Il ruolo dei batteri “giusti”

L’analisi del microbioma, coordinata dal professor Nicola Segata (Università di Trento), ha dimostrato:

  • un buon attecchimento dei ceppi batterici del donatore;

  • una maggiore diversità microbica, considerata un indicatore di salute intestinale;

  • un’associazione tra assenza di specifici ceppi “dannosi” e migliori risposte cliniche.

Non conta solo “quanti” batteri attecchiscono, ma quali.

Sicurezza e prospettive future

Sul fronte della sicurezza, lo studio conferma che il FMT può essere eseguito in modo sicuro quando sottoposto a rigorosi protocolli di selezione e screening microbiologico, come sottolinea Maurizio Sanguinetti, responsabile della microbiologia clinica del Gemelli.

Secondo gli autori, il microbiota potrebbe diventare in futuro:

  • un biomarcatore predittivo della risposta all’immunoterapia;

  • un target terapeutico modulabile, non solo tramite FMT ma anche con capsule liofilizzate, consorzi batterici o “live biotherapeutic products”.

Una nuova frontiera della medicina oncologica

«Il trapianto di microbiota potrebbe aver fornito uno stimolo immunologico decisivo», conclude Gianluca Ianiro, coordinatore dello studio. «Non parliamo di sostituire le terapie oncologiche, ma di potenziarle, rendendole più efficaci».

Lo studio TACITO apre così una nuova frontiera della medicina di precisione, in cui la cura del cancro passa anche dalla comprensione e dalla modulazione dell’ecosistema intestinale del paziente.

Nella foto: da sinistra, Giampaolo Tortora, Gianluca Ianiro, Serena Porcari, Chiara Ciccarese, Roberto Iacovelli