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Giuseppe Verdi, 125 anni dopo, il genio che ha scritto la colonna sonora dell’Italia unita

 
Giuseppe Verdi, 125 anni dopo, il genio che ha scritto la colonna sonora dell’Italia unita
Redazione

Giuseppe Verdi lasciò questo mondo il 27 gennaio 1901. Nacque nel 1813 a Le Roncole di Busseto, in provincia di Parma, da una famiglia di umili origini. La sua giovinezza fu segnata dalla perdita della prima moglie, Margherita Barezzi e dei loro due figli. La sua sofferenza, insieme all’insuccesso dell’opera buffa Un giorno di regno, rischiò di fargli abbandonare la musica per sempre.

Giuseppe Verdi, 125 anni dopo, il genio che ha scritto la colonna sonora dell’Italia unita

Fu l’impresario della Scala, Merelli, a convincerlo a scrivere il Nabucco (1842), la cui prima rappresentazione fu un trionfo. Da quel momento, la vita di Verdi si intrecciò con la storia d’Italia, tanto che fu eletto deputato nel primo Parlamento del Regno d’Italia e poi nominato senatore a vita. Visse gran parte della sua maturità nella tenuta di Sant’Agata insieme alla soprano Giuseppina Strepponi, sua compagna di vita.

La sua produzione artistica è immensa. La prima fase è quella di un periodo di lavoro frenetico, in cui mise alla luce opere a ritmo serrato: tra le altre, i capolavori Nabucco, I Lombardi alla prima crociata ed Ernani. La svolta avvenne negli anni Cinquanta dell’Ottocento, con la cosiddetta “Trilogia Popolare”: Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata. Verdi abbandona i grandi affreschi storici per concentrarsi sulla psicologia dei personaggi e sui drammi borghesi o emarginati. Nella maturità, con opere come Aida e Don Carlos, Verdi arricchì l’orchestrazione e la complessità scenica. Con gli ultimi due capolavori - Otello e Falstaff - nati dalla collaborazione con il librettista Arrigo Boito, raggiunse il vertice. In queste opere, scritte ormai in tarda età, le “forme chiuse” (arie e recitativi) si dissolvono in un flusso musicale continuo, capace di aderire perfettamente alla parola scenica di Shakespeare.

La sua eredità più diretta fu raccolta dalla “Giovane Scuola” e dal movimento del Verismo, che dominò la scena italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Compositori come Pietro Mascagni (autore di Cavalleria Rusticana) e Ruggero Leoncavallo (Pagliacci) estremizzarono la lezione verdiana della “realtà scenica”, portando sul palco passioni violente e personaggi popolari. Verdi aveva insegnato loro che l’opera non doveva essere solo “bel canto”, ma teatro puro, azione e verità drammatica. Ma il vero erede spirituale di Verdi è Giacomo Puccini. La sua concezione del teatro è profondamente verdiana: la centralità della melodia, l’attenzione maniacale ai meccanismi teatrali e la capacità di commuovere il pubblico sono tratti che derivano direttamente dal maestro di Busseto.