Vedere un presidente della repubblica finire in una galera rimanda, nella costante ricerca di stereotipi, a Paesi di incerta democrazia, quelli dove chi prende il potere pensa che i suoi predecessori debbano essere messi nelle condizioni di non potere accampare eccessive speranze per il futuro.
Sarkozy dietro le sbarre: un processo giusto o una vendetta verso la politica?
In Sud America di presidenti arrestati e condannati ce ne sono stati tanti, mentre altrove si è cercata una strada più sbrigativa, sbattendoli in prigione senza manco interessarsi di dare, alla loro decisione, una parvenza di rispetto del diritto.
Ma quando ad essere processato, condannato e mandato in un carcere è l'ex presidente di un Paese di antiche tradizioni giuridiche, come la Francia, qualche domanda ce la dobbiamo porre, chiedendoci se, pur ritenendo l'opera dei giudici corretta e perfettamente coerente con i fatti di causa, Nicolas Sarkozy sia stato punito per quello che lui (e i suoi più stretti collaboratori) ha fatto o abbia pagato il suo essere espressione massima del Potere. Che in Francia significa andare all'Eliseo non a fare il presidente, ma a regnare. A dire il vero, non è il primo presidente francese a finire nei guai.
Dopo la seconda Guerra mondiale, stessa sorte era toccata al maresciallo Philippe Pétain, quello del governo collaborazionista di Vichy, ma questa è tutt'altra storia rispetto a quella di Sarkozy, come diverso era il clima che, nella Francia post-bellica, si respirava.
Il processo a Sarkozy, che da qualche giorno si trova recluso nel carcere parigino de La Santé, sotto strette misure di sicurezza (si sa che i detenuti, in tutto il mondo, sono pericolosi anche tra i muri di una cella) è stato seguito passo dopo passo dai media francesi, che non sono stati molto teneri con lui forse perché l'accusa - avere accettato milioni di euro, per alimentare la sua campagna elettorale nel 2007, da Muammar Gheddafi - era infamante perché quei soldi avrebbero legato mani e piedi l'Eliseo con chi, andato il potere per abbattere il regime corrotto del re della Libia Idriss, era diventato un dittatore sanguinario, paranoico, spinto da un ego gigantesco.
Ma questo non toglie il sospetto che Sarkozy abbia pagato anche colpe non direttamente sue, incarnando, agli occhi di molti francesi, il simbolo del Potere, di quella costante esibizione di forza nella quale si crogiolano coloro che arrivano in cima e osservano la gente comune come fosse un batterio sul vetrino di un microscopio.
La stessa gente che magari guardava a Carla Bruni, oggi sua moglie, come la summa di bellezza ed intelligenza e che lo invidiava per essere riuscito ad averla accanto, nei momenti di maggiore fulgore, ma anche oggi, quando lei ha voluto restargli vicina quando la sua stella è definitivamente tramontata.
Il dubbio che l'ex presidente sia incappato nella deriva giustizialista che, ciclicamente, attraversa gli Stati di sicura fede democratica resta, comunque, così come la consapevolezza che troppo spesso i tribunali veri traducano, nelle loro decisioni, le pulsioni anti-sistema che emergono quando la misura - cioè la sopportazione della gente - è colma. E questo accade nei periodi in cui magari l'economia va male, e sin qui ci può anche stare, oppure quando negli esponenti della Politica non si vede chi si dovrebbe mettere al servizio del Paese, ma chi invece briga per migliorare il proprio status.
Noi italiani questa considerazione siamo abilitati a farla, avendo vissuto quel fenomeno sociologico, prima che giudiziario, che fu ''Mani Pulite'', che travolse la classe politica dirigente dei primi anni Novanta, lasciandosi dietro macerie che hanno dato vita a partiti senza alcun legame con le ideologie e privi di una classe dirigente, degna di tale nome, e per questo costretti a raccattare vecchi arnesi o neofiti privi di cultura e preparazione.
L'opera purificatrice di quel sommovimento dell'Italia repubblicana si è fermata appena dopo essere iniziata, e oggi se ne pagano le conseguenze, con solo un partito egemone, forse perché non ha mai abiurato al suo passato e alle sue ''nostalgie''.
Oggi, quindi, Nicolas Sarkozy è un detenuto, circondato da libri e da chi veglia sulla sua incolumità, magari nell'attesa del processo d'appello o di un atto di magnanimità, quale potrebbe essere la grazia presidenziale.
Quando le acque si saranno calmate e la forza dell'attualità comincerà a scemare, la Francia dovrà pure interrogarsi se sia stato compiuto un atto di giustizia o solo una vendetta postuma.
In nome di cosa e perché? In nome della giustizia o forse della libertà?
Ma, come disse madame Roland, nel cammino verso la ghigliottina, ''Oh Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome''.