Aumenti immediati sui pacchetti: quanto costano ora le sigarette
Da
oggi fumare costa di più. Scatta infatti la prima tranche degli aumenti
previsti dalla manovra, un percorso che dal 2026 al 2028 ridefinirà i
listini dei tabacchi con incrementi progressivi delle accise. Il primo
impatto è immediato, per i marchi del gruppo Philip Morris si arriva
fino a 30 centesimi in più a pacchetto. Le Marlboro, tra le più diffuse
in Italia, salgono da 6,50 a 6,80 euro. Ritocchi al rialzo anche per
Chesterfield, Diana, Merit e Muratti, mentre l’Agenzia delle Dogane e
dei Monopoli pubblicherà nei prossimi giorni le nuove tabelle che
coinvolgeranno l’intero mercato.
Non solo sigarette: rincari anche su sigari, tabacco ed e-cig
Gli
aumenti non si limitano alle sigarette tradizionali. Crescono i prezzi
anche dei sigari, del tabacco trinciato e dei prodotti per sigarette
elettroniche. Per i liquidi con nicotina le aliquote saliranno al 18%
nel 2026, al 20% nel 2027 e al 22% dal 2028, per quelli senza nicotina
si passerà rispettivamente al 13%, 15% e 17%. Resta invece stabile,
almeno per ora, la tassazione sul tabacco riscaldato, segmento che
continua ad attirare gli investimenti delle multinazionali.
Il
governo conta su un ritorno significativo in termini di gettito. Per il
solo 2026 si stimano circa 900 milioni di euro aggiuntivi, cifra che si
somma ai 15 miliardi che ogni anno arrivano dallo stesso comparto.
Secondo Assoutenti, nel triennio 2026-2028 l’aumento dei listini
garantirà un incasso complessivo di 1,47 miliardi di euro. Le accise sui
tabacchi lavorati passeranno dagli attuali 29,50 euro per mille
sigarette ai 32 euro nel 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e
38,50 euro nel 2028. Crescono anche gli importi minimi per sigaretti e
trinciato, con incrementi che proseguiranno fino al 2028.
Gettito, salute e polemiche: perché il rincaro divide governo e medici
L’annuncio
riaccende il dibattito sulla necessità di una politica fiscale più
incisiva per contrastare il fumo. Da anni gli oncologi chiedono un
intervento molto più duro, almeno 5 euro di rincaro a pacchetto, cifra
che a loro avviso servirebbe a coprire il costo sanitario generato da
una dipendenza ancora oggi responsabile di migliaia di decessi. La
Società Italiana di Medicina Ambientale ricorda che il fumo provoca più
morti di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi
insieme. Ma solleva anche un altro tema, quello della coerenza delle
politiche fiscali. Per la Sima, concentrare gli aumenti solo sulle
sigarette non basta, anche superalcolici, bevande zuccherate e cibo
altamente processato dovrebbero essere considerati in un sistema di “sin
tax” organico, come già avviene in altri Paesi.
Secondo
il presidente Alessandro Miani, una strategia davvero efficace deve
includere tutte le sostanze che incidono sulla salute pubblica, con
misure proporzionate al loro impatto sul Sistema Sanitario Nazionale.
Solo un approccio integrato, sostiene, può ridurre i consumi nocivi e
contemporaneamente rafforzare le entrate destinate alla salute pubblica.
Il
rincaro delle sigarette è quindi solo il primo tassello di una
trasformazione più ampia, che nei prossimi anni ridisegnerà la politica
fiscale sui prodotti del tabacco e potenzialmente su altri beni
considerati dannosi. Una prospettiva destinata a rimanere al centro
delle discussioni politiche e sanitarie.