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Sanità, più risorse ma meno equità: l’allarme della Corte dei Conti e il monito di UGL Salute

 
Sanità, più risorse ma meno equità: l’allarme della Corte dei Conti e il monito di UGL Salute
Redazione

L’aumento della spesa sanitaria non basta più a garantire il diritto universale alla cura. È questo il messaggio che emerge con forza dalla Relazione annuale della Corte dei Conti sulla finanza pubblica sanitaria, un documento che restituisce l’immagine di un Servizio sanitario nazionale formalmente più ricco, ma sempre meno capace di assicurare accesso equo e tempestivo alle prestazioni. Un quadro che UGL Salute definisce senza mezzi termini “allarmante”, perché dietro i numeri si nasconde una frattura sociale sempre più profonda.

Secondo la Relazione, nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185 miliardi di euro, con un incremento significativo della componente pubblica, cresciuta del 5% rispetto all’anno precedente. Un dato che, sulla carta, potrebbe far pensare a un rafforzamento del sistema. Eppure, parallelamente, le famiglie italiane continuano a sostenere oltre 41 miliardi di euro di spesa privata per visite specialistiche, esami diagnostici e terapie, spesso non per scelta, ma per aggirare liste d’attesa incompatibili con i bisogni di salute.

Il paradosso della spesa: più fondi, ma cure a pagamento

Il punto più critico, evidenziato anche dalla magistratura contabile, è l’assistenza ambulatoriale, dove il divario tra domanda e offerta pubblica risulta ormai strutturale. È qui che molti cittadini si trovano costretti a ricorrere al privato, pagando di tasca propria prestazioni che rientrerebbero nei livelli essenziali di assistenza.

“La Corte dei Conti conferma che il SSN spende di più ma non copre tutto. L’assistenza ambulatoriale è il punto più critico: i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria per prestazioni fondamentali”, sottolinea Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute.
“Questo non è solo un problema organizzativo, è un problema di giustizia sociale. Quando la capacità di curarsi dipende dal reddito, significa che stiamo tradendo i principi su cui è nato il nostro sistema sanitario.”

Parole che trovano riscontro nei dati ufficiali: l’aumento della spesa privata non è un fenomeno marginale, ma un indicatore chiaro delle difficoltà di accesso al pubblico, soprattutto per chi vive in aree con servizi territoriali più fragili.

Le responsabilità del passato e i limiti del presente

UGL Salute riconosce che l’attuale Governo italiano ha incrementato le risorse destinate alla sanità. Tuttavia, questo sforzo si inserisce in un contesto ereditato da anni di sottofinanziamento, carenze di personale e progressivo indebolimento dell’assistenza di prossimità.

“Non possiamo ignorare che l’esecutivo ha aumentato i fondi, ma ha dovuto fare i conti con una situazione disastrosa accumulata negli anni: carenze strutturali, personale insufficiente, servizi territoriali indeboliti”, osserva Giuliano.
“Lo sforzo c’è stato, ma non basta a colmare un divario che si è aperto molto tempo fa.”

La Corte dei Conti, nelle sue analisi, evidenzia come l’incremento delle risorse non si traduca automaticamente in un miglioramento dell’efficienza o dell’equità, se non accompagnato da riforme organizzative profonde.

Sanità integrativa in crescita: il rischio di un sistema a due velocità

Un altro dato che preoccupa è la crescita dell’8,4% delle assicurazioni sanitarie volontarie. Un segnale che, per UGL Salute, va letto come la spia di una trasformazione silenziosa del sistema: chi può permetterselo cerca nel privato una risposta rapida ed efficace, mentre chi non ha risorse sufficienti resta intrappolato nei ritardi del pubblico.

“Si sta consolidando una sanità a due velocità”, avverte Giuliano.
“Chi può permetterselo si affida alle assicurazioni private per ottenere cure rapide, mentre chi non ha risorse resta indietro. È una deriva che aumenta le disuguaglianze e colpisce le fasce più fragili. La salute non può diventare un privilegio.”

Una dinamica che rischia di snaturare il principio universalistico del SSN, fondato sull’uguaglianza dei cittadini di fronte al bisogno di cura.

La richiesta: più programmazione, non solo più spesa

Per UGL Salute, la risposta non può limitarsi a nuovi stanziamenti. Occorre un intervento strutturale che agisca su più livelli: programmazione efficace, rafforzamento della medicina territoriale, investimenti stabili sul personale sanitario, aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e maggiore controllo sull’effettiva destinazione delle risorse.

“Il Paese ha bisogno di un SSN moderno, capace di rispondere ai bisogni reali e di proteggere tutti, non solo chi può pagare”, conclude Giuliano.
“La giustizia sociale passa anche dalla sanità. Difendere il Servizio sanitario nazionale significa difendere l’uguaglianza dei cittadini.”

UGL Salute annuncia che continuerà a battersi affinché il diritto alla cura resti un pilastro irrinunciabile e realmente universale, perché senza equità nell’accesso alle cure non può esistere una società giusta.