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Microplastiche, bufera sulla ricerca: “Dati gonfiati e test poco affidabili”

 
Microplastiche, bufera sulla ricerca: “Dati gonfiati e test poco affidabili”
Redazione

A parere di un numero significativo di scienziati, i munerosi studi che negli ultimi anni sono stati effettuati relativi alle misurazioni delle minuscole particelle di plastica che finiscono nel nostro organismo, sono poco affidabili. In alcune ricerche, la quantità di microplastiche segnalata nei tessuti umani sarebbe stata sovrastimata a causa di contaminazioni dei campioni, errori di analisi e la mancanza di sistemi standard e condivisi per svolgere i test.

Microplastiche, bufera sulla ricerca: “Dati gonfiati e test poco affidabili”

I dubbi su questi studi sono stati pubblicati sul Guardian, che tra gli esempi ha citato uno studio pubblicato su Nature nel febbraio del 2025, nel quale si segnalava un aumento delle microplastiche nel cervello umano. Alla fine dello scorso anno un gruppo indipendente di ricerca aveva inviato una lettera a Nature, dicendo che quello studio aveva diversi problemi sia per controlli insufficienti sulle eventuali contaminazioni durante le misurazioni, sia per la scarsa attenzione ai processi di verifica dei risultati.

Il cervello umano è composto per circa il 60% da grassi, che con alcune tecniche di analisi producono segnali che possono essere confusi con quelli del polietilene, una delle plastiche più comuni e diffuse al mondo. Il sospetto è che quello studio abbia quindi confuso del grasso cerebrale per microplastiche, falsando l’analisi e i risultati. Problemi analoghi avrebbero interessato altre ricerche, che avevano analizzato vari tessuti del corpo, sempre segnalando la presenza di alti livelli di microplastiche dalla tiroide ai testicoli.

Il Guardian ha identificato sette studi criticati sulle stesse riviste scientifiche da altri gruppi di ricerca, ma ci sono altre analisi che hanno evidenziato una ventina di studi che potrebbero avere marcati errori di misurazione. Il principale difetto sarebbe legato spesso al fatto che i segnali chimici di alcuni dei tessuti del nostro organismo possono essere confusi con quelli di diverse plastiche. Oltre a questi falsi positivi sono emersi problemi dovuti a sospette contaminazioni in laboratorio durante le analisi.

Il problema più serio deriva dal fatto che mancano standard condivisi nello studio delle microplastiche nell’organismo umano e quindi non è possibile avere misurazioni facilmente comparabili. Senza protocolli condivisi è difficile avere dati affidabili e soprattutto costruire un consenso scientifico intorno ad una questione decisiva, su cui negli anni sono state investite ingenti risorse economiche per svolgere i test e capire se ci siano implicazioni per la nostra salute.