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Il 23 gennaio 1556, nelle prime ore del mattino, un violentissimo terremoto colpì la Cina settentrionale, con epicentro nell’area di Huaxian, nella valle del fiume Wei, nell’attuale provincia dello Shaanxi, allora parte centrale dell’impero Ming sotto l’imperatore Jiajing. La zona era densamente popolata e caratterizzata dal Plateau di Loess, un altopiano formato da sedimenti molto friabili: qui milioni di persone vivevano in abitazioni scavate nei pendii, le yaodong, che si rivelarono estremamente vulnerabili alle scosse.
Il giorno in cui la Terra tremò più di sempre, il sisma del 1556 che cambiò la Storia
La magnitudo del sisma è stimata dagli studiosi moderni tra 8.0 e 8.3, un valore ricostruito sulla base dei danni stimati da analisi geologiche confrontate con fonti storiche, che raccontano di città distrutte, mura e templi crollati, profonde spaccature nel terreno, frane che seppellirono interi villaggi e corsi d’acqua deviati o prosciugati. Le vittime stimate sono circa 830.000, un numero che comprende sia i morti immediati causati dai crolli, sia quelli dovuti nei mesi successivi a fame, epidemie e al collasso dell’economia agricola locale. Per questo motivo, il terremoto del 1556 è generalmente considerato la singola calamità naturale più mortale della storia documentata e, molto probabilmente, uno dei giorni con il maggior numero di morti mai registrato.
Le principali fonti sull’evento sono gli annali imperiali Ming e le cronache locali delle contee colpite, che descrivono con sorprendente precisione l’estensione dei danni; a queste si aggiungono studi storici e sismologici moderni e, in misura minore, resoconti europei successivi, come quelli di missionari attivi in Cina nella seconda metà del XVI secolo.
Dal punto di vista culturale e religioso, il sisma fu interpretato attraverso il concetto tradizionale del Mandato del Cielo: un disastro di tale portata veniva letto come un segnale di disarmonia cosmica e come un possibile ammonimento morale rivolto ai potenti, come l’imperatore e i suoi funzionari. Questa lettura non portò però a un immediato cambio di dinastia. Ciò comunque avvenne, meno di un secolo dopo, nel 1644, probabilmente anche a seguito di quelli che venivano considerati moniti funesti, che ebbero però sul breve termine l’effetto di una politica abbastanza strutturata dedita alla ricostruzione.