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Trump gela l'Europa a Davos: "Il green è una fuffa, dateci la Groenlandia"

 
Trump gela l'Europa a Davos: 'Il green è una fuffa, dateci la Groenlandia'
Luca Lippi

Il recente Forum di Davos, l’annuale incontro in Svizzera dove i leader mondiali discutono di economia e politica, si è trasformato in un terreno di scontro acceso. Al centro della scena si è posto Donald Trump, il cui intervento ha segnato una profonda frattura con i partner europei. Mentre il Parlamento Europeo decideva di bloccare temporaneamente un importante accordo commerciale con gli Stati Uniti, il presidente americano ha risposto con parole durissime, criticando apertamente la gestione del Vecchio Continente. Secondo Trump, l'Europa starebbe imboccando una strada pericolosa, citando come problemi principali l'aumento delle spese statali e una gestione poco controllata dei flussi migratori.

LA SFIDA SULL’ENERGIA E IL NODO DELLE TECNOLOGIE VERDI
Uno dei punti più caldi del discorso ha riguardato l’ambiente e l’energia. Trump ha usato parole sprezzanti verso il cosiddetto Green New Deal, ovvero quel grande piano di riforme che l’Europa e altri Paesi stanno attuando per passare dalle energie inquinanti a quelle pulite. Il presidente ha ribattezzato questo progetto come una vera e propria truffa, sostenendo che puntare eccessivamente sulle turbine a vento sia un errore strategico.

Per spiegare la sua posizione, Trump ha citato il rischio di dipendenza dalla Cina: poiché molti dei componenti per le energie rinnovabili vengono prodotti proprio a Pechino, secondo la sua visione, più l'Europa investe in queste tecnologie, più diventa debole nei confronti della potenza asiatica. Dal suo punto di vista, gli Stati Uniti avrebbero evitato una crisi energetica proprio grazie a una politica meno rigida sull’ambiente, contrariamente a quanto accaduto in diverse nazioni europee.

IL CASO GROENLANDIA E LA SICUREZZA DEI CONFINI
Un altro tema che ha scosso la diplomazia internazionale riguarda la Groenlandia. Trump ha ribadito il suo forte interesse per l'isola, definendola fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa della sua posizione geografica strategica. Per far capire l'importanza di questo territorio, il presidente ha mosso critiche storiche alla Danimarca, definendo il Paese incapace di difendere l’isola in passato.
Sebbene abbia chiarito di non voler utilizzare la forza militare per ottenere il controllo della Groenlandia, ha comunque esercitato una forte pressione psicologica sui leader europei. Ha infatti dichiarato che un eventuale "sì" alla cessione o a un accordo speciale verrebbe accolto con grande gratitudine, mentre un rifiuto lascerebbe un segno indelebile nei rapporti futuri. Sembra però che ci siano stati dei passi avanti nei colloqui con Mark Rutte, segretario generale della Nato, con il quale Trump ha annunciato un possibile accordo che potrebbe allentare le tensioni ed evitare l'imposizione di nuove tasse sulle merci europee importate in America.

UNA VISIONE GLOBALE TRA CONFLITTI E ALLEANZE MILITARI
L’intervento non si è limitato ai rapporti con l'Europa. Trump ha affrontato anche il tema della Nato, l’organizzazione internazionale che garantisce la collaborazione militare tra i Paesi dell'Occidente. Il presidente americano ritiene che gli Stati Uniti stiano pagando troppo per la difesa di tutti, ricevendo in cambio una gratitudine insufficiente. Sul fronte dei conflitti attuali, come quello tra Russia e Ucraina, Trump si è mostrato ottimista sulla possibilità di un accordo rapido tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, usando toni coloriti per esortare i due leader a trovare un’intesa immediata.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, ha lanciato un avvertimento definitivo a Hamas, chiedendo il disarmo completo per evitare conseguenze drastiche. In un passaggio sorprendente, è emersa anche una nota diplomatica che coinvolge il Vaticano: il presidente ha invitato il Papa a partecipare a un comitato internazionale per la pace a Gaza. Questo dimostra come, nonostante i toni spesso aggressivi, la Casa Bianca stia cercando di tessere una rete di contatti che coinvolga anche le massime autorità morali.

LO SCONTRO CON LA FRANCIA E IL RISCHIO DI UN ISOLAMENTO EUROPEO
Infine, l’attenzione si è spostata sul rapporto personale e politico con Emmanuel Macron. Il presidente francese è attualmente il capofila di chi, in Europa, vorrebbe rispondere con fermezza alle pressioni americane. Macron sta spingendo affinché l'Unione Europea adotti misure più rigide per proteggere la propria economia dalle decisioni degli Stati Uniti. Questo braccio di ferro ha portato a momenti di tensione anche sul piano personale, con Trump che non ha risparmiato commenti ironici sull'atteggiamento del collega francese.

Il rischio concreto, sottolineato da molti osservatori, è che questa eccessiva tensione tra Stati Uniti ed Europa possa spingere il Vecchio Continente a cercare un’alleanza più stretta con la Cina. Si tratterebbe di un cambiamento epocale che potrebbe isolare ulteriormente l'America, ma che allo stesso tempo metterebbe l'Europa in una posizione di fragilità diplomatica, costretta a scegliere tra due colossi in continua competizione tra loro. Il Forum di Davos si chiude dunque con molte incognite e un clima di incertezza che peserà sulle prossime decisioni economiche mondiali.