• La piattaforma di wealth planning
  • Italpress Agenzia di stampa

Tumori al seno: l’AI nello screening mammografico riduce i casi aggressivi e avanzati

 
Tumori al seno: l’AI nello screening mammografico riduce i casi aggressivi e avanzati
Redazione

Uno studio randomizzato pubblicato su The Lancet dimostra che la mammografia supportata dall’intelligenza artificiale individua più tumori e riduce quelli più gravi negli anni successivi

L’intelligenza artificiale entra a pieno titolo nello screening oncologico e lo fa con dati solidi, clinicamente rilevanti e pubblicati su una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Secondo i risultati completi del primo trial randomizzato controllato sull’uso dell’AI nei programmi nazionali di screening mammografico, pubblicati su The Lancet, la mammografia supportata da intelligenza artificiale consente di identificare più tumori al seno durante lo screening, senza aumentare i falsi positivi, e soprattutto di ridurre l’incidenza di tumori aggressivi e in stadio avanzato negli anni successivi.

Lo studio, noto come MASAI trial, ha coinvolto oltre 100.000 donne svedesi sottoposte a screening mammografico tra aprile 2021 e dicembre 2022 in quattro centri del Paese. Le partecipanti sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: uno sottoposto a screening mammografico tradizionale con doppia lettura da parte di radiologi, come previsto dalle linee guida europee, e uno a screening supportato da un sistema di intelligenza artificiale.

Più diagnosi precoci, meno tumori aggressivi

I risultati sono particolarmente significativi. Nel gruppo sottoposto a screening con supporto AI, l’81% dei tumori è stato individuato durante lo screening, contro il 74% nel gruppo di controllo, con un aumento del 9% nella capacità di diagnosi precoce. Ancora più rilevante è quanto osservato nei due anni successivi allo screening: nel gruppo AI si è registrata una riduzione del 12% dei cosiddetti “tumori intervallo”, ovvero quelli diagnosticati tra un controllo e l’altro, spesso più aggressivi e difficili da trattare.

In termini clinici, le donne sottoposte a screening supportato dall’intelligenza artificiale hanno sviluppato il 16% in meno di tumori invasivi, il 21% in meno di tumori di grandi dimensioni e il 27% in meno di sottotipi aggressivi rispetto al gruppo sottoposto a screening tradizionale. Un dato che rafforza l’ipotesi secondo cui l’AI non solo individua più tumori, ma lo fa in una fase più precoce e clinicamente favorevole.

Nessun aumento dei falsi positivi

Uno dei principali timori legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale nello screening oncologico è l’aumento dei falsi positivi, con conseguenti esami inutili e stress per le pazienti. Lo studio smentisce questo rischio: il tasso di falsi positivi è risultato sovrapponibile nei due gruppi (1,5% nel gruppo AI contro 1,4% nel gruppo di controllo).

Il sistema di AI utilizzato è stato addestrato e validato su oltre 200.000 esami mammografici provenienti da più di dieci Paesi, ed è stato impiegato come strumento di supporto e triage: i casi a basso rischio sono stati avviati a singola lettura, mentre quelli a rischio più elevato a doppia lettura con il supporto visivo dell’AI, che segnalava le aree sospette ai radiologi.

Un aiuto concreto in un contesto di carenza di personale

Gli autori sottolineano che l’intelligenza artificiale non sostituisce il radiologo, ma ne potenzia il lavoro. Già i risultati intermedi dello studio, pubblicati in precedenza su The Lancet Oncology, avevano mostrato una riduzione del 44% del carico di lettura delle immagini per i radiologi. Un aspetto cruciale in un momento storico segnato da una crescente carenza di personale sanitario specializzato.

“La diffusione dell’AI nello screening mammografico potrebbe migliorare l’individuazione precoce dei tumori e, allo stesso tempo, alleviare la pressione sui radiologi”, spiegano gli autori, sottolineando come questo possa tradursi anche in tempi di attesa più brevi per le pazienti.

Prudenza e monitoraggio continuo

Gli stessi ricercatori invitano però alla cautela. Lo studio è stato condotto in un solo Paese, con un unico sistema di AI e un solo tipo di apparecchiatura mammografica. Inoltre, i radiologi coinvolti erano altamente esperti, un fattore che potrebbe influire sulla generalizzabilità dei risultati. Per questo, gli autori chiedono ulteriori studi longitudinali, valutazioni di costo-efficacia e un monitoraggio continuo degli effetti dell’AI nei diversi contesti sanitari.

Il messaggio che emerge è chiaro: l’intelligenza artificiale, se validata scientificamente e integrata con competenze umane, può rappresentare un alleato strategico nella prevenzione oncologica, contribuendo a individuare prima i tumori più pericolosi e a ridurre il peso delle diagnosi tardive. Un passo avanti importante, soprattutto in un’epoca in cui la sostenibilità dei sistemi sanitari è una sfida globale.