Per decenni, il copione dell'economia mondiale è stato lo stesso: ogni anno, i padroni del mondo si riuniscono tra le nevi di Davos, in Svizzera, per rassicurarci che il futuro sarà radioso e che il capitalismo, prima o poi, porterà benessere a tutti. Quest’anno, però, l’atmosfera è cambiata drasticamente. Non si parla più di crescita infinita, ma di una frattura profonda che rischia di cambiare per sempre il modo in cui viviamo, lavoriamo e risparmiamo.
LA FINE DI UNA PROMESSA
A lanciare l'allarme più rumoroso è stato Larry Fink, l'uomo a capo di BlackRock, la società che gestisce una quantità di denaro quasi inimmaginabile: diecimila miliardi di dollari. Per dare un’idea della sua potenza, questa cifra è superiore alla ricchezza prodotta in un anno da Germania, Francia e Italia messe insieme. Fink ha pronunciato una parola pesante come un macigno: legittimità. Secondo il re della finanza mondiale, il sistema economico attuale sta perdendo la fiducia delle persone.
Per anni ci è stato raccontato che se l’economia nazionale, misurata attraverso il Prodotto Interno Lordo (il valore di tutto ciò che un Paese produce), fosse cresciuta, la ricchezza sarebbe scesa a cascata su ogni cittadino. Oggi, il simbolo stesso del capitalismo ammette che quella storia non funziona più e che la gente ha smesso di crederci. Non siamo di fronte a una semplice crisi passeggera, ma al sospetto che le regole del gioco siano diventate ingiuste per la maggioranza della popolazione.
L’ONDA D’URTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Se la sfiducia nel sistema è il motore del malessere, l'intelligenza artificiale è la benzina sul fuoco. Il timore espresso dai grandi leader economici è che stia per accadere ai professionisti d'ufficio, i cosiddetti "colletti bianchi", ciò che la globalizzazione ha fatto agli operai delle fabbriche trent'anni fa. Quando le aziende hanno spostato la produzione in Paesi dove la manodopera costava meno, intere classi sociali hanno perso stabilità. Ora, la tecnologia minaccia di fare lo stesso con avvocati, contabili, programmatori e grafici.
Gli esperti parlano di una finestra di tempo incredibilmente stretta, meno di mille giorni, prima che queste macchine diventino capaci di svolgere quasi ogni compito che si esegue davanti a uno schermo. Questo scenario non riguarda un futuro lontano, ma un cambiamento imminente che potrebbe colpire il settanta per cento delle ore lavorate nelle economie moderne. La rapidità di questa trasformazione rischia di lasciare milioni di persone senza una bussola economica.
UN ORDINE MONDIALE CHE SI SGRETOLA
Mentre la tecnologia corre, la geopolitica sembra tornare a logiche più aggressive. Mark Carney, una figura centrale della finanza internazionale, ha descritto la situazione attuale non come una transizione ordinata verso qualcosa di nuovo, ma come una vera e propria rottura. Le regole che hanno garantito la pace e il commercio globale dopo la Seconda Guerra Mondiale sembrano non valere più.
Gli Stati Uniti, per decenni la guida economica del pianeta, si trovano in una posizione fragile. Sebbene possano stampare dollari per pagare i propri debiti, spendono all'estero molto più di quanto incassino, soprattutto a causa delle enormi spese militari. Questo squilibrio, un tempo accettato dal resto del mondo, sta diventando insopportabile. Il risultato è un ritorno a politiche di forza: dazi, sanzioni e pressioni diplomatiche che ricordano più una strategia di estorsione che una cooperazione tra alleati. Anche in Europa la percezione sta cambiando: molti Paesi che per settant'anni sono stati partner stretti degli americani, oggi iniziano a guardarli con diffidenza, se non come rivali.
IL RISCHIO DELLA SCOMMESSA DISPERATA
C’è un aspetto psicologico pericoloso in questi momenti di grande incertezza. Gli economisti spiegano che quando le persone sentono di non avere più nulla da perdere, smettono di essere prudenti e diventano cercatrici di rischio. È ciò che abbiamo visto negli ultimi anni con l'esplosione di scommesse azzardate su criptovalute o titoli finanziari poco solidi. Non si tratta di investimenti ragionati, ma di tentativi disperati di "fare il colpo della vita" in un mondo che sembra non offrire più carriere stabili.
Questa dinamica è un segnale tipico delle grandi crisi storiche: quando il futuro appare buio, il gioco d'azzardo sostituisce la pianificazione. Il problema è che in queste corse frenetiche, alla fine, i piccoli risparmiatori sono quasi sempre quelli che rimangono con un pugno di mosche mentre il sistema si resetta.
COME NAVIGARE NELLA TEMPESTA
In un mondo dove il vecchio ordine sta scomparendo e il nuovo non è ancora nato, la conoscenza diventa l'unica vera protezione. La prima regola per sopravvivere a questo cambiamento è non cedere al panico, che porta quasi sempre a decisioni finanziarie sbagliate. Invece di cercare il guadagno facile attraverso scommesse rischiose, la strategia più saggia sembra essere quella di puntare su beni reali e solidi, come immobili, oro o azioni di aziende che producono beni essenziali, che tendono a mantenere il loro valore anche quando la moneta perde potere d'acquisto.
Allo stesso tempo, è fondamentale evolvere le proprie competenze. Non basta saper usare le nuove tecnologie in modo superficiale; occorre capire come governarle per automatizzare i processi e creare valore. In un mercato del lavoro che sta per essere stravolto, non si potrà più fare affidamento su un unico stipendio fisso per tutta la vita. Diversificare le proprie fonti di entrata e ridurre i debiti improduttivi, quelli contratti per comprare beni che perdono valore nel tempo, diventerà una necessità di sopravvivenza. Il sistema sta cambiando pelle: la fortuna di domani non sarà di chi ha accumulato più carta, ma di chi avrà saputo prevedere la direzione del vento.