Il mondo della finanza sta vivendo una fase di profonda trasformazione, dove i vecchi parametri di valutazione lasciano spazio a nuove priorità: l’intelligenza artificiale e la gestione dell’energia. Le ultime relazioni trimestrali dei colossi americani – le cosiddette "Big Tech" – ci consegnano un quadro fatto di risultati straordinari, ma anche di timori legati a quanto queste aziende stiano spendendo per restare competitive. In questo scenario, nomi come Tesla, Microsoft e Meta (la società che controlla Facebook e Instagram) non sono solo titoli azionari, ma veri e propri motori che muovono l’economia globale.
LA METAMORFOSI DI TESLA: NON SOLO AUTO MA RISERVA DI ENERGIA
Tesla ha presentato risultati che inizialmente hanno lasciato dubbiosi i meno esperti. Se guardiamo solo alla vendita di automobili, i ricavi sono leggermente calati rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il mercato ha reagito con ottimismo per un motivo preciso: l'azienda di Elon Musk si sta trasformando. Il vero punto di forza oggi è il settore dell’energia, ovvero la produzione e lo stoccaggio di elettricità tramite grandi batterie, che ha registrato una crescita impressionante del 25%.
In parole povere, Tesla non sta più solo cercando di venderci una macchina elettrica, ma punta a diventare il fornitore dell’infrastruttura energetica necessaria per alimentare un mondo sempre più tecnologico. Questo è fondamentale perché l’intelligenza artificiale consuma enormi quantità di energia. Nonostante il prezzo delle azioni sia considerato "caro" rispetto agli utili attuali, la strategia di lungo termine sembra chiara: puntare su robot umanoidi e servizi energetici per compensare il rallentamento del mercato automobilistico.
MICROSOFT E IL DILEMMA DEGLI INVESTIMENTI MILIARDARI
Microsoft rappresenta il caso più emblematico di come le aspettative degli investitori siano diventate altissime. L'azienda ha presentato numeri da capogiro: l'utile netto (cioè il guadagno pulito dopo tutte le spese) è cresciuto del 60%, un risultato che per qualsiasi altra società sarebbe trionfale. Eppure, il mercato ha mostrato una leggera insoddisfazione. Il motivo risiede nel "Capex", un termine tecnico che indica le spese in conto capitale, ovvero i soldi che l'azienda investe in infrastrutture come server e potenti schede video per l'intelligenza artificiale.
Alcuni investitori temono che Microsoft stia spendendo troppo. Tuttavia, i vertici della società hanno rassicurato tutti spiegando che ogni dollaro speso in nuovi macchinari è già coperto da contratti firmati con i clienti. È come se un costruttore comprasse del cemento avendo già venduto tutti gli appartamenti del palazzo che deve ancora costruire. Con un business estremamente diversificato – che va dal cloud (i servizi di archiviazione dati online) ai software per ufficio fino ai videogiochi – Microsoft rimane una delle aziende più solide e meno dipendenti da un singolo settore.
IL RECORD DI META E IL POPOLO DEI TRE MILIARDI
Se Microsoft e Tesla hanno mostrato qualche zona d’ombra, Meta ha letteralmente sbaragliato ogni previsione. La creatura di Mark Zuckerberg continua a crescere in modo quasi inspiegabile per le sue dimensioni: oggi quasi 3,6 miliardi di persone usano ogni giorno almeno una delle sue applicazioni, ovvero quasi la metà della popolazione mondiale. Questo aumento costante degli utenti permette a Meta di vendere pubblicità in modo sempre più mirato grazie all'intelligenza artificiale.
Zuckerberg ha deciso di tagliare i costi inutili legati al "Metaverso" (quel mondo virtuale che finora non ha dato i frutti sperati) per spostare ogni risorsa sulla ricerca e sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale. I mercati hanno premiato questa scelta, portando il titolo verso nuovi massimi storici. La capacità di Meta di generare quello che in gergo si chiama "Free Cash Flow" – ovvero il denaro contante che resta in cassa dopo aver pagato tutte le spese e gli investimenti – è talmente alta da permettere all'azienda di affrontare qualsiasi sfida futura con una tranquillità invidiabile.
LA FEDERAL RESERVE E L'INCOGNITA DEL FUTURO POLITICO
Sullo sfondo di queste grandi manovre aziendali c’è la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, guidata da Jerome Powell. Recentemente, le decisioni della banca centrale sui tassi di interesse (che stabiliscono quanto costa prendere soldi in prestito) hanno avuto meno impatto del previsto. Il mercato sembra aver già digerito le mosse di Powell e guarda oltre, verso la fine del suo mandato e le prossime elezioni americane.
Al momento l'inflazione sembra sotto controllo e il mercato del lavoro tiene, ma rimane un’incognita legata al rischio di un blocco amministrativo del governo statunitense, il cosiddetto "shutdown", che potrebbe verificarsi se non verrà trovato un accordo sul bilancio. In conclusione, mentre la politica e le banche centrali cercano di mantenere l'equilibrio, sono i giganti della tecnologia a dettare il ritmo della crescita, dimostrando che chi domina l'energia e l'intelligenza artificiale oggi possiede le chiavi dell'economia di domani.