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Ariston conquista Riello: operazione da 289 milioni che riporta un marchio storico sotto bandiera italiana

 
Ariston conquista Riello: operazione da 289 milioni che riporta un marchio storico sotto bandiera italiana
di Luca Lippi

ARISTON BATTE LA CONCORRENZA E SI PRENDE RIELLO
Il Gruppo guidato dalla famiglia Merloni vince la gara per l'acquisizione dello storico marchio veneto, battendo i cinesi di Haier e riportando sotto bandiera tricolore un asset strategico finora in mano agli americani.

È una mossa che ha il sapore della rivincita per l’industria nazionale. In un mercato globale dove spesso i marchi storici italiani finiscono in mani straniere, questa volta la storia ha un finale diverso. Ariston Group ha ufficializzato l'acquisizione del 100 per cento di Riello Group, strappando la storica azienda di Legnago al colosso statunitense Carrier Global Corporation.

L’operazione, dal valore di 289 milioni di euro, non è stata una semplice trattativa a due, ma l’esito di una serrata competizione internazionale. Fino a pochi giorni fa, sul tavolo dell’advisor Bank of America erano arrivate diverse proposte vincolanti. A contendersi l'eredità del marchio fondato nel 1922 c'erano infatti nomi pesanti: oltre ad Ariston (supportata da Mediobanca), erano in corsa l’altra italiana Ferroli, un fondo di private equity e, soprattutto, il gigante cinese Haier. La scelta finale degli americani di Carrier è ricaduta proprio su Ariston, chiudendo un cerchio che preoccupava non poco anche i sindacati e il governo, timorosi che una vendita a soggetti esteri potesse portare a delocalizzazioni e perdita di posti di lavoro.

IL CONSOLIDAMENTO COME SCUDO COMPETITIVO

Questa acquisizione è l'esempio perfetto di quel “consolidamento” necessario per competere oggi. Unire le forze tra campioni nazionali non è più un'opzione, ma una necessità per fronteggiare gli “obblighi” della transizione energetica. Paolo Merloni, Presidente Esecutivo di Ariston Group, ha definito l’operazione una tappa fondamentale, ricordando come la quotazione in Borsa del 2021 servisse proprio a dare al gruppo la forza finanziaria per compiere passi di questa portata.

In concreto, Ariston pagherà l'acquisizione utilizzando fondi propri, senza bisogno di indebitarsi eccessivamente, a dimostrazione di una solidità notevole. L'obiettivo è creare un gigante industriale capace di coprire ogni segmento del mercato: dalle tecnologie più avanzate per le rinnovabili fino ai sistemi di combustione industriale.

SINERGIE TECNOLOGICHE E SALVAGUARDIA DEI MARCHI

Dal punto di vista industriale, l'integrazione tra i due gruppi promette di sbloccare un grande valore. Ariston porterà in dote la sua leadership nelle pompe di calore e nei servizi digitali, mentre Riello contribuirà con la sua eccellenza nelle tecnologie di combustione e nei bruciatori, settori dove è un riferimento mondiale. Gli esperti prevedono che mettere a fattor comune tecnologie, logistica e acquisti genererà benefici economici per circa 25 milioni di euro l'anno a regime.

Ma cosa cambia per il mercato? I marchi Riello e Beretta non spariranno. Al contrario, manterranno la loro identità e le loro specifiche reti di vendita: Riello continuerà a servire gli installatori fidelizzati, mentre Beretta proseguirà con il canale dei grossisti. È una garanzia di continuità che tutela anche i circa 1.150 dipendenti di Riello, di cui la metà basati in Italia tra gli stabilimenti veneti (Legnago, Volpago, Angiari) e il centro di ricerca di Lecco.

VERSO IL VERDE “MADE IN ITALY”

Con un fatturato previsto per il 2025 di circa 400 milioni di euro da parte di Riello, il nuovo assetto del gruppo si presenta come uno dei più completi al mondo. La sfida ora si sposta sulla transizione ecologica: grazie a questa unione, l'Italia potrà vantare un attore di primissimo piano nello sviluppo di sistemi pronti per l’idrogeno e i biocombustibili.

L'operazione, che si concluderà formalmente entro la prima metà del 2026, è dunque una doppia vittoria. Da un lato finanziaria e strategica, con la creazione di un polo europeo del comfort termico; dall'altro simbolica, dimostrando che il Made in Italy ha ancora la forza e le risorse per essere predatore e non solo preda nel grande scacchiere dell'economia globale.